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I disturbi specifici di apprendimento
La nuova prospettiva del DSM-5
di Traversetti Marianna - Inclusione Scolastica
Marzo 2014 ha segnato l'esordio del "Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali" - quinta edizione, edito dall'American Psychiatric Association, di interesse fondamentale non solo in ambito clinico e riabilitativo, ma anche educativo e scolastico, poiché rappresenta la classificazione di una vasta gamma di disturbi (del neurosviluppo, neurocognitivi, mentali, depressivi, d'ansia, solo per citarne alcuni) ed è concepito quale modalità più funzionale per facilitare la diagnosi e per renderla più attendibile.
La quinta versione del DSM è di straordinaria importanza anche per il fatto che essa è stata armonizzata con la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (per approfondire l'argomento si veda l'articolo di Lucia Chiappetta Cajola in questa rivista, nel numero di gennaio 2015) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità del 2001 (di cui la versione per bambini e adolescenti è del 2007).

Tale coniugazione d'intenti enuclea e coniuga molto chiaramente l'apporto rivoluzionario dell'ICF quale opportunità di osservare e rilevare il funzionamento della persona (a scuola, dell'allievo) in interazione con l'ambiente di vita (in questo caso, in interazione con l'ambiente ed il contesto scolastico).
Ci limiteremo, in questo numero della presente rivista, a presentare i disturbi specifici di apprendimento, meglio conosciuti, grazie alle Legge n. 170 del 2010, come DSA, per approfondire poi, nei numeri successivi, le questioni più essenziali ad essi inerenti e che sono più interessanti ai fini di un dibattito pedagogico e metodologico-didattico.

Il DSM-5 organizza i DSA in:
- disturbi con compromissione della lettura,
- disturbi con compromissione della scrittura
- disturbi con compromissione del calcolo.

Vediamo, dunque, che viene in parte "superata" la precedente suddivisione indicata nella Legge 170/2010 e nelle "Linee guida per il diritto allo studio degli allievi e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento" del 2011, che riconducono sostanzialmente a quattro tipologie di disturbi specifici: la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia.

Il DSM-5 propone tale articolazione dei disturbi in aree di compromissione, esplicitando, ad esempio, che: "Dislessia: è un termine alternativo utilizzato per riferirsi a un pattern di difficoltà di apprendimento caratterizzato da problemi con il riconoscimento accurato o fluente delle parole, con scarse abilità di decodifica e spelling. Se dislessia viene utilizzato per specificare questo particolare pattern di difficoltà, è importante specificare anche la presenza di qualsiasi difficoltà aggiuntiva, come difficoltà nella compromissione della lettura o nel ragionamento matematico" (DSM-5, p. 78).

Per questo, si includono nel disturbo di compromissione della lettura (identificato con il codice alfanumerico F81.0 ) difficoltà, quali:
-accuratezza nella lettura delle parole;
-velocità o fluenza della lettura;
-comprensione del testo.

Un'altra esplicitazione è data dal disturbo con compromissione dell'espressione scritta (identificato con il codice alfanumerico F81.1), per il quale, anziché distinguere in maniera netta tra disortografia e disgrafia, si precisa che le difficoltà da osservare in quest'area sono:
-accuratezza nello spelling;
-accuratezza nella grammatica e nella punteggiatura;
-chiarezza/organizzazione dell'espressione scritta.

Il disturbo con compromissione del calcolo (identificato con codice alfanumerico F81.2) investe, secondo il Manuale diagnostico, tali aree:
-concetto di numero;
-memorizzazione di fatti aritmetici;
-calcolo accurato o fluente;
-ragionamento matematico corretto.

Si richiama inoltre l'attenzione sul fatto che: "Discalculia è un termine alternativo utilizzato per riferirsi a un pattern di difficoltà caratterizzato da problemi nell'elaborare informazioni numeriche, imparare formule aritmetiche ed eseguire i calcoli in maniera accurata o fluente. Se discalculia viene utilizzato per specificare questo particolare pattern di difficoltà matematiche, è importante specificare anche la presenza di qualsiasi difficoltà aggiuntiva, come difficoltà nel ragionamento matematico o nella precisione del ragionamento a parole". (DSM-5, p.78)

Ciò che sicuramente si può evincere da tali precisazioni in merito ai disturbi specifici di apprendimento esplicitate dal nuovo Manuale diagnostico è che, in fase di diagnosi appunto, è assolutamente necessario valutare tutte le possibili comorbilità dei singoli disturbi, considerando il fatto che, molto spesso, specifiche difficoltà si ascrivono ad una molteplicità di altri deficit o inabilità che interessano più aree di funzionamento della persona. In termini scolastici, tali ulteriori approfondimenti diagnostici permettono di avere a riferimento una varietà dettagliata di aspetti di funzionamento dell'allievo, grazie ai quali i docenti possono articolare attività educativo-didattiche più mirate allo sviluppo di ambiti specifici e possono anche prevedere l'aumento, in fase di progettazione personalizzata, dei facilitatori dell'apprendimento (le conosciute misure compensative e non solo, postulate anche in seno alla Legge 170) e la rimozione e/o riduzione degli ostacoli all'apprendimento.
Il DSM-5, ed è qui il valore aggiunto determinato dall'approccio condiviso con l'ICF, contribuisce, in questa prospettiva, ad osservare e rilevare il funzionamento degli studenti con DSA, anche in vista dell'interazione con i fattori ambientali che possono influire positivamente o negativamente sull'esperienza formativa.

Marianna Traversetti, dottoranda in Ricerca educativa, Dipartimento di Scienze della Formazione, Università Roma Tre
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