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n.64 giugno 2016
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I grandi sono da poco partiti, i piccoli si sono già affacciati
L'importanza di aspettarmi l'inaspettato
di Bono Liliana - Orizzonte scuola
ilnostroquadernodimatematica.blog
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Non sono affatto sicura di aver fatto tutto per bene, ma ora sono andati.
Abbiamo concluso la quinta classe elementare e ci siamo salutati.
Pizza di fine anno, gelato di fine anno, valutazione on line di fine anno.
Ora l'estate davanti e poi i bimbetti delle nuove classi prime. Alcuni li ho già visti, sono i fratellini e le sorelline dei miei pupilli. Sono alti tre quarti di una sedia e tutti compiti quando parlano con la maestra.
Saranno i "miei" prossimi bambini per cinque anni.
Ricomincerò con loro ad imparare come si insegna a leggere, come si insegna a scrivere, come si insegna ad imparare.

La fiducia nei loro occhi mi impedirà di fare troppi errori e le loro manine seguiranno le mie.

Mi sentirò un po' sola senza i visi e i nomi che ho imparato a conoscere e ad amare, poi, trascorso un po' di tempo, mi immergerò nella nuova scolaresca fino alla sommità del capo.

Una cosa mi sorprende e mi piace, e cioè che non so come farò a catturare l'attenzione dei nuovi alunni.
A differenza di un tempo, in cui mi sentivo collaudata e pronta per ogni evenienza scolastica, io, grazie specialmente all'ultimo ciclo, sono tornata ad essere una che ne sa ben poco e che ha tutto da scoprire.
So che mi inventerò qualcosa, che forse sarà diverso dall'ippopotamo e dal cigno che nuotano nello stagno, che forse sarà inaspettato come quando ho aperto la pagina fb sulla mia classe.
So che sarà impegnativo e so che mi piacerà tanto.
Il lavoro di un'insegnante è imprevedibile, sotto molti aspetti. Questo è quello che ho imparato e che mi vendo come una delle poche certezze che ho. Non ti puoi tuffare due volte nelle acque dello stesso fiume, diceva Eraclito, e qui comunque il fiume cambia. Cambia il fiume di volti, di voci, di lingue, di attese e bisogni.
Il divenire diviene via via più impetuoso, e questo non mi fa più tanta paura, da quando ho un po' imparato a divenire anche io insieme al fiume.

A volte, sospinta da questo genere di riflessioni, mi capita di dubitare sulla opportunità o meno di continuare a "programmare". Forse in un modo diverso. Mi piacerebbe provare, fosse possibile, a sprogrammare un po'. Magari stabilendo dei campi d'azione entro cui vorrei andare a segno, ma lasciando più libero il come e il quando.
Metterei per iscritto il perché e il dove. Dove sta il problema, perché voglio intervenire, magari qualche ipotesi, tanto per non procedere alla cieca.
Ma poi non so, vedrò al momento il come e il quanto.
Molte cose non dipendono da me: la risposta dei bambini, le loro inaspettate risorse a volte.
Forse dietro la necessità di programmare in continuazione si nasconde la nostra ansia. Il bisogno di controllare il futuro, gli eventi.
Con gli alunni dell'ultimo ciclo ho imparato ad aspettarmi l'inaspettato. Vorrei continuare così.
E poi, l'Estate porterà riposo e nuove energie.
Felice Estate a tutti!

di Liliana Bono
Docente scuola primaria "G. Parini" - Torino
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