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n.40 febbraio 2014
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Oggi è il giorno:16 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'I have a dream'  >>>
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I have a dream
La scuola che vorrei
di Melchiorre Simonetta - Orizzonte scuola
La società cambia, gli scenari lavorativi cambiano, gli stimoli, le sollecitazioni, le richieste, le modalità di comunicazione cambiano, i bambini cambiano, così come sono cambiate le loro capacità e le loro competenze al loro ingresso nel mondo della scuola....ma, di fronte a tutto questo fermento, la scuola è cambiata?

E' una domanda che ciascun insegnante dovrebbe porsi: come posso rispondere al cambiamento? Sto crescendo nella mia modalità di pormi di fronte al flusso della vita e dei mutamenti che caratterizzano la nostra società sempre più complessa e in continua trasformazione? Come mi pongo di fronte alla pluralità di linguaggi e di lingue, rispetto alle nuove tecnologie, ai bambini stranieri, a bambini che, molto più di ieri, si spostano da una città all'altra, da un paese all'altro, a bambini a cui viene riconosciuto, finalmente, il diritto di apprendere con modalità che gli sono più congeniali, a cui viene riconosciuta una modalità speciale di essere nella scuola e di accostarsi alle informazioni che il "nuovo" mondo richiede?

In questo scenario così fluido e complesso, la formazione, l'aggiornamento e lo sviluppo professionale dell'insegnante non rappresentano più solo un diritto ma dovrebbero diventare una tensione continua, una "manutenzione" continua. Se uno degli obiettivi dell'insegnamento è quello di prendersi cura delle fragilità dei propri alunni, andando a prendere i ragazzi là dove si trovano per sostenere e creare situazioni in grado di rispondere a questo bisogno speciale e personale di apprendere, mi chiedo perché l'insegnante non dovrebbe fare altrettanto con le proprie fragilità, i propri bisogni e le proprie specificità?

Sogno una scuola così. Sogno una scuola dove l'insegnante non si chiuda nella paura di fronte alle cose che cambiano ma sia egli stesso promotore di cambiamento, facilitatore di scambio culturale e di competenze, una scuola in cui si parta dalle peculiarità e dalle risorse di cui ciascuno è portatore per far circolare le buone pratiche e le competenze; una scuola in cui si ragioni sulle criticità in modo corale per sollecitare riflessioni e strategie di problem solving, in cui la difficoltà di una singola classe, di un singolo insegnante sia presa in carico da tutta la collettività scolastica in funzione della risoluzione creativa.

Non possiamo più aspettarci che l'aggiornamento e lo sviluppo professionale siano appannaggio di pochi, singoli, sparuti docenti che per passione, desiderio di crescere e di trovare soluzioni implementino la loro formazione andando a ricercare spazi in cui continuare ad apprendere. E' sicuramente lodevole ma non basta, il cambiamento non può essere una dote di singole realtà, di poche classi che hanno la fortuna di avere un insegnante "illuminato", tutta la scuola non può crescere se ci limitiamo solo a questo. E, lo sappiamo benissimo, se non cresce la scuola è davvero difficile che possa farlo la società, vista la stretta interdipendenza tra queste due realtà. Formiamo oppure no uomini del domani che dovranno farsi carico dello sviluppo, della crescita e della maturazione della società, quindi di noi tutti?

Allo stesso modo credo ormai superata la formazione come luogo in cui passivamente andiamo ad apprendere nozioni, se questo non può più essere concepito all'interno delle nostre classi, con i nostri alunni, perché dovrebbe valere per noi insegnanti? Ci trinceriamo spesso nel lamentoso "Non ci sono soldi". Non ci sono soldi per la formazione, non ci sono soldi per gli stipendi, non ci sono soldi per investire nella scuola.

E' vero!
Ma non possiamo fermarci qui!

Proprio per questo dobbiamo trovare soluzioni e strategie nuove, e dobbiamo farlo noi insegnanti e dobbiamo farlo presto prima di soccombere all'ignoranza, all'indifferenza, alla superficialità, alla noia che, mi sembra, stiano percorrendo sempre più spesso i corridoi delle nostre scuole, i banchi delle nostre classi, le fila dei nostri collegi.

Sogno una scuola nuova, sì la sogno perché la amo e non mi arrendo alla banalità e al grigiore.

Sogno una scuola in cui:

 gli insegnanti vengano selezionati da un team esperto e super partes (diciamolo chiaro: non è un lavoro per tutti!);

 gli insegnanti al loro primo ingresso nella scuola siano accompagnati da mentori, docenti più esperti e appassionati;

 sia presente un certificato di qualità della professione docente, un manifesto etico, culturale in cui gli insegnati possano riconoscersi, un patto tra la scuola/società e l'insegnante, in cui siano chiari gli obiettivi principi e imprescindibili della formazione;

 si lavori in team, dove il lavoro di squadra non sia una scelta di pochi, capaci di farlo, ma una regola comune e una grande ricchezza;

 l'apprendimento cooperativo tra pari sia applicato nelle classi con gli alunni, ma anche tra colleghi in un'ottica di scambio e di crescita continui;

 l'insegnante a scuola sia soggetto che insegna ma contemporaneamente soggetto che apprende;

 gli insegnanti sentano non più il peso e la fatica (che c'è, è indubbio, ma non può essere percepita come il principale sentimento!) ma l'orgoglioso convincimento di partecipare ad un processo di crescita universale, ad un grande lavoro di costruzione, di speranza, di crescita, di trasformazione che rendono questo lavoro, per me, il più bello del mondo!

Melchiorre Simonetta, Insegnante presso l'I.C. Viale Adriatico di Roma e Art-counselor
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inserito sabato 01/03/2014 ore 09:02 da bruno
"You can say i'm a dreamer..... but i'm not the only one". Grande articolo, grandi verità, grandi sogni. Speriamo di essere sempre di più ogni giorno a sognarli insieme.
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