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n.100 febbraio 2020
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Oggi è il giorno:16 Luglio 2020 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'I margini degni di nota'  >>>
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I margini degni di nota
I bisogni educativi al centro del racconto
di Pellegrino Marco - L'intervista
Copertina del libro
Copertina del libro
Francesco Pettinari, docente di sostegno nell'Istituto comprensivo "Domenico Purificato" di Roma e autore per la rivista "La Scuola Possibile", in questa intervista è nelle vesti di autore del libro "Note a margine. Racconti della scuola inclusiva italiana", edito da "ultra", in cui narra esperienze vissute in prima persona come docente di sostegno. Attraverso brevi ma intensi spaccati di vita scolastica, ci mostra il lato leggero ma efficace dell'Inclusione, quella fatta da chi lavora ogni giorno sul campo e trae dalle difficoltà occasioni di crescita e di sviluppo umano e professionale.

Perché hai avvertito l'esigenza di scrivere questo libro di esperienze? Come pensi possa far riflettere i lettori?
Ho iniziato a scrivere i racconti di "Note a margine" nel 2013, qualche mese dopo aver iniziato la mia prima supplenza nel mondo della scuola, come docente di sostegno. Mi accorgevo che nella semplice quotidianità di ogni giorno a scuola, nella classe, tra i banchi, accadevano piccoli fatti, gesti, azioni degne di essere raccontate. Un veloce scambio di battute tra colleghi in corridoio, una domanda curiosa di un alunno, un imprevisto a ricreazione erano episodi per una sceneggiatura perfetta su cui far nascere una riflessione, un'osservazione, una storia. Si dice che la bellezza delle cose ama nascondersi: ecco, a scuola, tra i margini di una lezione di storia o di un'interrogazione ho spesso intravisto tracce di bellezza, che volevo tirar fuori per condividerle con gli altri e per viverle io stesso più intensamente.

Quale messaggio veicola il titolo "Note a margine"?
Mi piace pensare che i margini e i confini, così come i limiti fisici o mentali, pur delimitando uno spazio e restringendo l'orizzonte, abbiano allo stesso tempo la possibilità intrinseca di essere vissuti come sconfinamento, come positiva opportunità per vedere oltre e per vedere altro. Non si dice infatti che esistono "ampi margini" proprio per indicare le ampie opportunità che esistono rispetto a un limite? Nel libro ho voluto percorrere questi margini, con il mio sguardo, quello di un insegnante di sostegno, che con i limiti ha a che fare ogni giorno, non per starci dentro ma per oltrepassarli sempre.

È possibile saltare da un racconto all'altro, lasciandosi catturare dai titoli: ci sono modalità di lettura che vorresti consigliare?
Approvo pienamente la possibilità di leggere "Note a margine" saltando qua e là, lasciandosi trasportare dal titolo o dal caso. I racconti nascono come annotazioni veloci, spesso su un post-it o su un fogliaccio. Contengono quindi una certa a-sistematicità e imprevedibilità, che non stonano con una lettura libera.

A che tipologia di lettori hai pensato? Perché?
Ho pensato che di inclusione se ne parla tanto, o per spiegarla teoricamente o per fare, giustamente, emergere i casi di esclusione che purtroppo continuano ad affollare le nostre cronache. Ho voluto raccontare storie che non hanno nulla di straordinario o di esemplare, ma che sono come piccole finestre aperte su una classe qualsiasi in un giorno qualsiasi. Il libro è pensato, quindi, per chi abbia la curiosità o il desiderio di scoprire da dentro il microcosmo scuola dei nostri giorni, ma ovviamente anche per chi lo vive ogni giorno, per i miei colleghi, per coloro che resistono e che fanno le loro piccole rivoluzioni quotidiane lontani dai riflettori (e sono tanti), così come per chi si sente stanco, demotivato o scoraggiato, perché si convinca che il cambiamento comincia e dipende anche da lui/lei, a partire dalle piccole cose, a partire dal suo ingresso in aula.

Tra tutti gli episodi raccontati, ce n'è uno che ha lasciato maggiormente il segno nella tua carriera da docente?
Molti racconti di "Note a margine" parlano della mia esperienza milanese, in una scuola particolarmente creativa, in cui ho conosciuto persone dalla profonda umanità e in cui ho fatto l'esperienza più bella con Leonardo, un ragazzo con una grave disabilità, per cui spesso si pensa che l'inclusione sia un'utopia. Non è facile certo, ma è possibile. E questo me lo ha insegnato Leonardo stesso. Quante cose era in grado di fare, che all'inizio non pensavamo fossero realizzabili! Quanto quell'utopia, come nostro costante orizzonte, è stata importante per fargli leggere una storia in più, per farlo disegnare con i pastelli, per farlo stare più tempo possibile in classe, insieme ai compagni, perché la classe normalizza tutti e perché i compagni sono i migliori insegnanti di sostegno? Ogni ragazzo è un mondo, ogni incontro ha qualcosa da insegnarti: Leonardo mi ha insegnato che dobbiamo saper guardare e saper andare oltre i margini.

Consiglieresti ad altri docenti la narrazione di esperienze vissute, come pratica di riflessione e di condivisione?
So che siamo sommersi da carte e adempimenti burocratici, so bene come ci si sente alla fine di una giornata di lavoro, eppure io consiglierei a tutti di ritagliarsi ogni tanto uno spazio in cui riflettere e, perché no, scrivere qualcosa attingendo da quell'immenso serbatoio di storie in cui ogni giorno abbiamo il privilegio di essere coinvolti. Direi che scrivere è terapeutico, così come il confronto costante con altri colleghi. Abbiamo bisogno di sapere che non siamo soli, che le difficoltà che incontriamo a scuola sono le stesse che prova Elisa di Bologna nella sua quarta superiore o Giusi di Roma nella sua prima media. Siamo storie che hanno bisogno di raccontarsi.

Ringrazio Francesco per il tempo che ci ha dedicato e per averci donato un testo che porta al centro il valore della diversità e il "potere" del scrittura, vista come esercizio della memoria e come strumento di riflessione e condivisione.


Marco Pellegrino
Docente di sostegno dell' IC "Maria Montessori" di Roma e formatore sulla didattica inclusiva e per competenze
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