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Numero: 1 -settembre 2008- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 20 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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I perché dell'educazione scientifica nella Scuola primaria
"Noi bambini, maestri di Scienza"
di Presutti Serenella - Organizzazione Scolastica >>> Che cosa è ...
Tra i tanti eventi di fine d'anno scolastico 2008, è stata inaugurata nel 143° C.D. "Spinaceto" di Roma la mostra "Noi bambini, maestri di Scienza", nell'ambito della XI Edizione della Settimana della Scienza-Musis. Il progetto nato in collaborazione con l'Università "La Sapienza", Dipartimento di Chimica, curato dal Prof. Campanella, ha trovato continuità nel tempo soprattutto per merito del gruppo delle insegnanti che hanno creduto nella ricerca in campo, oltre la didattica del quotidiano attente all'ancoraggio coerente con il curricolo.
Perché questo tipo di didattica non è solo fare Scuola in modo diverso (magari divertente), ma rappresenta un progetto lungimirante di ricerca didattica ?
Ho provato a valutare i vari elementi di questi interrogativi e vorrei proporli qui alla vostra attenzione per una riflessione comune.
La Scuola "del dire e del fare" Nonostante la recente e ricca stagione delle Riforme abbia attraversato la Scuola italiana, non troviamo molta diffusione di una didattica volta all'operatività e all'allenamento del pensiero scientifico; non è mia intenzione in questa sede accodarmi al tormentone delle prove OCSE-PISA e agli ormai arcinoti deludenti risultati, ma certo è che nelle nostre scuole non c'è ancora grande dimestichezza con tali ambiti di ricerca pedagogica e didattica. "Il fare " e soprattutto "il fare insieme" è una modalità cara a molte "scuole" di pensiero scientifico e conosciuta tra gli Insegnanti, ma ancora troppo poco applicata; una forte criticità sta nel rilevare che non cè stato, e non è ancora evidenziato, un investimento serio sulla Formazione dei docenti, in ingresso e in itinere, tanto da registrare risultati di sviluppo ancora troppo casuali e sporadici nel nostro sistema scolastico.
Progetti e progettazione del curricolo I progetti pedagogici e didattici sono vissuti spesso come "altro" dal curricolo, in aggiunta all'impegno quotidiano per docenti e alunni; il progettare è una scelta maggiormente praticata per ciò che riguarda la programmazione di percorsi legati a ciò che si conosce piuttosto che a ciò che si ipotizza di ricercare. Il "rischio" di trovarsi a fare domande su "come" insegnare è ancora poco sopportabile per la maggior parte degli addetti ai lavori per diventare prioritario sul "cosa"?
Si impara di più giocando La comunità scientifica internazionale è ormai da tempo concorde sulla centralità della "motivazione personale" quando si parla di efficacia delle modalità di apprendimento e molto dobbiamo anche alle neuroscienze a questo riguardo. Perché allora è ancora argomento di discussione nei team docenti se fare scuola davvero passi o meno attraverso "lo stare" bene degli alunni ( e dei docenti stessi), il divertirsi imparando, magari deviando un po'l'attenzione dalla centralità dei codici dello scrivere e del leggere?
Il tempo dei bambini è anche il tempo degli adulti Spesso sento parlare del tempo vissuto dai bambini a scuola come di qualcosa di molto diverso dal tempo degli adulti; la stragrande maggioranza dei grandi e dei piccoli passa l'intera giornata insieme, senza che il tempo trascorso accumuni davvero le loro vite. La convinzione di non avere più molto da scoprire confonde l'adulto, che si destabilizza facilmente di fronte a proposte diverse sull'utilizzo del tempo, e reagisce come chi non ha tempo da perdere...
Apprendere competenze piuttosto che fermarsi solo alle informazioni e alle conoscenze teorico-astratte I programmi europei e gli ultimi accordi di Lisbona per il 2010 mettono al centro delle azioni comuni il concetto di apprendimento di competenze come obiettivo prioritario per un apprendimento davvero efficace. La competenza mette insieme "sapere" e "saper fare", in una sintesi perfetta tra la conoscenza e l'esperienza. Il bisogno formativo non come indotto ma come espressione della ricerca dei significati.

Mi rendo conto di evidenziare temi scottanti, alcuni anche un po' datati; resta il fatto, comunque, che nelle nostre scuole succedono delle "buone cose" nonostante un'analisi attenta non restituisca un quadro positivo e confortante per il futuro Sistema nazionale di Istruzione; questo non può che significare che, anche se in ordine sparso, molte sono le risorse e le energie su cui fare conto per una Riforma dall'interno che sia in grado di esprimere un cambiamento reale.
Auguriamoci che qualcuno ci ascolti!

Serenella Presutti Psicopedagogista e Dirigente scolastico 143° C.D. "Spinaceto" - Roma
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