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Numero: 4 -Marzo 2008 -Anno I   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 22 Novembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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I processi di cambiamento sono tutt'altro che facili
Non si può insegnare solo "da soli"
di Menna Rosanna - Organizzazione Scolastica
L'autonomia scolastica dovrebbe favorire una nuova cultura della progettualità declinata attraverso la partecipazione di tutte le componenti scolastiche; l'autonomia scolastica dovrebbe modificare gli atteggiamenti culturali, i comportamenti pratici, i rapporti fra gli operatori scolastici e le varie componenti scolastiche ed inoltre incidere sulle relazioni inter-scolastiche ed extra-scolastiche.
Nei Decreti Delegati del 1974 si parlava di "programmazione" che tuttora appartiene alla cultura della progettualità; la "programmazione" nasce da una caratteristica ben precisa: la "collegialità". La programmazione rappresenta un tentativo per razionalizzare il processo didattico, articolandolo nel tempo, secondo determinate modalità.
In questa maniera si realizza il passaggio dalla "scuola del programma", come modello didattico generale uguale e valido per tutte le scuole, alla "scuola della programmazione", come strumento didattico di interpretazione, di adattamento alle situazioni delle diverse scuole ed infine alla "scuola della progettazione", caratterizzata dalla conquistata autonomia delle scuole che ha conferito ai docenti piena capacità progettuale nell'ambito della definizione dei curricoli. La scuola del passato era connotata dalla centralità del "programma", la scuola di oggi è caratterizzata dalla centralità del "progetto" (auguriamoci che il progetto sia finalizzato a mantenere "centrale" l'alunno!!).
La scuola di questi tempi è sicuramente più complessa, cioè più differenziata e più articolata. La dimensione delle istituzioni scolastiche è ormai paragonabile a quella di una media organizzazione nella quale operano un centinaio di "dipendenti", fra docenti e personale ATA. Le istituzioni scolastiche sono "unità sociali" di rilevanza molto diversa rispetto al passato e si delineano in maniera nuova i rapporti all'interno e quindi fra gli organi che la compongono. Le istituzioni scolastiche sono ormai articolate su più plessi ed operano più come "costellazioni", cioè come raggruppamenti di plessi prossimi gli uni agli altri senza legami strutturali, come elementi interdipendenti uniti tra loro in modo organico.

Gli equilibri all'interno dell'organizzazione scolastica sono profondamente modificati; con una battuta si può affermare che non è l'equilibrio che si deve raggiungere, ma è lo "squilibrio" che i Dirigenti Scolastici devono essere capaci di governare. E' al cambiamento che deve essere rivolta l'attenzione; perché questo sia possibile è indispensabile mettere in atto una serie di strumenti di controllo Nell'istituzione scolastica, come in tutti i sistemi complessi, si deve contare sulla sinergia di molte finalità individuali, non tutte e non sempre consapevoli in partenza dei fini collettivi da raggiungere.

Nel mondo scolastico sono entrati nell'uso corrente espressioni desunte dalla terminologia aziendale che portano a ridisegnare la scuola come "sistema", con tutte le relazioni complesse fra le sue parti e l'esterno, ma l'"azienda scuola" deve avere chiari lo "scopo" e l'"orientamento di fondo", e soprattutto il modo di perseguirli. Cercare di raggiungere lo "scopo" e guidare verso "gli orientamenti di fondo" dell'istituzione scolastica è compito del Dirigente Scolastico il quale deve comunque operare con competenza e capacità nella "collegialità" e deve quindi sapere in cosa consiste lo specifico della propria professione, cioè la "mission".
Il Dirigente Scolastico deve però avere anche una "vision", cioè disporre di un sistema di riferimento concettuale abbastanza generale e flessibile per adottare le linee di condotta idonee a risolvere i singoli problemi senza allontanarsi dalla rotta complessiva.
I processi di cambiamento che saranno messi in moto dovranno porsi il problema di affrontare il campo d'azione attraverso le seguenti "chiavi": organizzativa, didattica e tecnologica. L'innovazione organizzativa si può realizzare parallelamente a quella didattica attraverso un processo lento ma efficace che, partendo dai docenti disponibili alla collaborazione, realizzi piccole esperienze di successo in ordine alla condivisione della "mission" e della "vision" della scuola.

Non si può insegnare solo "da soli" sintetizza l'idea della scuola come "sistema di incoerenze" dall'equilibrio difficile ma necessario nel continuum individualità-collegialità in cui l'individualità e la libertà, il coordinamento e le regole sono essenziali nel lavoro dell'insegnante. Ai due estremi entrambi i sistemi degenerano in comportamenti patologici: individualismo e collegialismo, opposti ma entrambi negativi. È certamente un punto di partenza prendere in considerazione critica convinzioni, atteggiamenti e comportamenti consolidati, a partire da una revisione del discusso principio della libertà d'insegnamento. È possibile sentir dire di un insegnante: "E' individualista, però è bravo".
Chi si ostina a chiudersi nell'individualismo non può essere un bravo insegnante! Tanto meno nella scuola dell'autonomia e dell'impresa collettiva finalizzata al successo scolastico.
La collegialità, considerata come prassi di lavoro è sicuramente una conquista culturale che nella scuola passerà se e quando gli insegnanti:
? ne conosceranno ed apprezzeranno i fondamenti teorici
? ne riconosceranno l'imprescindibilità
? ne constateranno la realizzabilità pratica
? non vedranno un aggravio di lavoro
? ne capiranno l'utilità per gli alunni
? ne intuiranno i vantaggi per se stessi
? la cominceranno a considerare come una componente essenziale della professionalità docente.

Tutto questo non può avvenire naturalmente. Lasciati soli gli insegnanti sono scivolati inevitabilmente verso l'individualismo. Sicuramente è stata una reazione di difesa alla complessità e alla solitudine istituzionale che ha indotto gli insegnanti a corazzarsi con un apparato di convinzioni e di comportamenti che sono diventati cultura largamente diffusa e condivisa.
I processi di cambiamento sono tutt'altro che facili ma non impossibili. L'importante è fare il primo passo!

Rosanna Menna Docente 196° Circolo Didattico Via Perazzi 46 - Roma
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