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n.19 gennaio 2012
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I ragazzi che valuto .... mi valutano?
Una esperienza di quando studiavo per l'abilitazione
di Crasso Antonella - Orizzonte scuola
Nel 2004 frequentavo la SSIS per ottenere l'abilitazione all'insegnamento per l'indirizzo linguistico letterario e uno dei corsi seguiti era appunto quello di VALUTAZIONE SCOLASTICA che per molti di noi costituiva il primo approccio con le problematiche docimologiche che riguardano la professione docente.
L'indubbia difficoltà di costruire delle prove di verifica valide e affidabili e di pervenire a delle valutazioni oggettive si era già presentata nei laboratori di questo corso, quando siamo stati chiamati a progettare una prova con i relativi criteri di valutazione: ricordo i ripensamenti, le riflessioni, le discussioni per pervenire ad un accordo, la preoccupazione della coerenza e l'ossessione della oggettività.
E' stato insomma un primo e significativo assaggio di quanto saremmo stati chiamati a fare una volta inseriti nel mondo della scuola: dal momento che la valutazione è un elemento intrinseco alla progettazione, tutte le volte che progetteremo una attività didattica saremo anche chiamati a pensare a delle forme di valutazione con essa coerenti.

Ma è anche vero che valutare significa ASSUMERSI UNA SERIE DI RESPONSABILITÀ: in un certo senso si opera una selezione, si valorizza o meno uno studente, gli si fornisce un feedback dei progressi e l'insegnante stesso trae dai voti degli indicatori sull'efficacia dell'insegnamento e sugli apprendimenti. Per questo è sempre un momento critico per un insegnante quello nel quale si restituiscono i compiti e si esplicitano le valutazioni; la sua responsabilità è chiamata in causa dal confronto che si apre con gli studenti.

Avendo già allora sperimentato personalmente quanto questo momento sia difficile, in bilico tra disagio e consapevolezza, mi torna sempre in mente l'affermazione di Domenico Starnone (Solo se interrogato, Feltrinelli 1995): "la verità è che ho sempre sentito un disagio estremo verso la valutazione." La valutazione ha quindi dietro di sé una serie di problematiche che investono la professionalità docente: la soggettività, la variabilità, le inevitabili ricadute della valutazione sui percorsi scolastici degli studenti. Anche per noi si pone quindi, e sempre più si porrà il problema di trovare a scuola forme di confronto e di collegialità che, sforzandosi di realizzare una maggiore precisione e accordo nell'attribuire valutazioni, restituiscano credibilità ai diversi momenti della valutazione scolastica, e che, tramite questa precisione,valorizzino la didattica e gli studenti stessi.

Infatti gli studenti, per lavorare sulle proprie potenzialità, hanno bisogno di conoscere la loro posizione, sia nei processi di apprendimento individuali che in quelle di classe, ed è importante la comprensione della valutazione perché essa, intesa come consapevolezza del livello raggiunto, dovrebbe avere la finalità formativa di correggere il tiro e attivare poi progressivi e consapevoli processi di autovalutazione.

Quel corso prevedeva come prova d'esame che noi tirocinanti progettassimo una unità didattica completa di prove di valutazione intermedie e finali; io ho svolto questa serie di lezioni presso una quarta classe di un Istituto Tecnico Commerciale di Roma, proponendo un argomento che era già una sfida e cioè la tragedia di Alfieri "Saul", visto come esito estremo della tematica del tiranno e del tema del suicidio, un argomento normalmente abbastanza indigesto anche per un liceo classico. Poiché la scrittura di Alfieri risulta ardua, il suo stesso teatro non trova spesso spazio nelle rappresentazioni; tuttavia confidavo nel fatto che, al di là delle difficoltà di approccio iniziali con l'autore e con la sua scrittura, alcuni temi trattati da Alfieri sono invece attualissimi, e che un incontro con la sua opera potesse trasmettere anche ad un giovane di oggi contenuti interessanti.
Consapevole di questo, ho cercato di elaborare una unità didattica che potesse essere realisticamente svolta nella quarta classe di un istituto commerciale, cercando di elaborare strategie didattiche che rendessero stimolanti e coinvolgenti i contenuti. Mi ricordo che, nonostante tutto, mi ha accompagnato il timore di aver messo "troppa carne al fuoco", almeno finché non ho svolto una verifica intermedia che, con mio grande sollievo, mi ha confermato che la classe aveva colto i nodi tematici fondamentali di quanto avevo finora spiegato.

Questa prima verifica consisteva in una serie di 7 domande a risposta aperta di comprensione generale, relative agli argomenti trattati fino a quel momento; ad ogni prova è stato attribuito un punteggio massimo in base alle difficoltà. Gli stessi criteri di valutazione sono stati esplicitati in fondo al testo della prova. Questa prima prova ha avuto esiti positivi, non c'è stata nessuna insufficienza, anzi, la completezza dei lavori, corretti e in alcuni casi approfonditi, denotava il raggiungimento degli obiettivi collegati alla comprensione dei nuclei concettuali fondamentali di queste prime lezioni, al termine delle quali ho svolto la verifica sommativa, che consisteva nello scegliere tra tre percorsi di diversa difficoltà. Queste prove sarebbero state valutate sulla base di una griglia di valutazione da me costruita, tenendo conto di conoscenze, competenze e capacità sulla base di precisi indicatori e descrittori.

Ebbene, non solo questa prova, corretta collegialmente, è andata bene ma ci sono stati anche dei picchi di eccellenza: per me la cosa più gratificante è stata che alcuni studenti si sono detti entusiasti di questo modo di fare lezione, e che era la prima volta che prendevano un voto alto in italiano; e poi, il fatto che ho chiesto agli studenti un commento a questa verifica (che mi serviva come feedback per il mio esame) e la maggior parte di loro mi ha detto di averla trovata coerente con la programmazione, un dato che è emerso poi anche dal questionario di valutazione somministrato agli studenti alla fine delle lezioni. Dopo la verifica, momento a mio parere ineludibile di questo ciclo di lezioni, quello della valutazione del proprio lavoro da parte degli studenti e insieme della riflessione personale su di esso, sul realizzarsi o meno delle loro aspettative e sui risultati ottenuti, è un passaggio "formativo".

Ho molto apprezzato il fatto che quei ragazzi abbiano colto il senso di questo questionario e del lavoro da me svolto, comprendendo che non veniva loro chiesto di valutare la persona ma il ciclo di lezioni e il modo in cui erano state svolte e quindi anche la competenza e la professionalità dell'insegnante nello svolgerle; non era facile scindere i due aspetti, visto che dopo tante ore passate insieme si crea comunque un rapporto con la classe e ci si forma una propria idea anche sulla persona, per questo ho ritenuto opportuno proporre questo questionario alla fine di tutto, dopo le correzioni e la restituzione della verifica, per evitare condizionamenti nelle risposte da parte di chi, in attesa di valutazione, avrebbe potuto rispondere in modo edulcorato, falsando i dati. Li ho anche rassicurati che i risultati, eventualmente negativi di questo questionario riguardo al mio lavoro, non avrebbero influito sulla valutazione che io avrei avuto da parte dei miei docenti.

Ho voluto riportare questa mia esperienza iniziale, nella quale ero chiamata a valutare mentre nel contempo anche il mio lavoro veniva valutato, perché credo che in fondo tutto questo accada continuamente nelle nostre aule: comprendere un contesto, calarvisi armoniosamente, progettare, valutare, sapersi assumere responsabilità, sapersi relazionare, tutto questo per noi è quotidianità.

Faticoso, ma fa crescere.

Antonella Crasso, docente di sostegno, SMS E.Majorana - Roma
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