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n.5 settembre 2010
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Articolo 'Idee per la didattica'  >>>
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Idee per la didattica
Buone intenzioni per il prossimo anno!
di Sabatini Roberto - Organizzazione Scolastica
Siamo di nuovo sulla linea di partenza per un altro anno scolastico, e se non ci lasciamo prendere dalla nostalgia per le vacanze appena trascorse e non prestiamo attenzione alla tradizionale tendenza a svalorizzare il lavoro in quanto lavoro, possiamo avvicinare e anche assimilare l'impegno del prossimo anno scolastico ad un vero e proprio progetto creativo: sperimenteremo noi stessi, i nostri allievi e gli obiettivi che ci siamo dati con lo stesso atteggiamento che potremo riservare ad un viaggio impegnativo ed interessante, o ad ogni altra impresa che richieda la nostra intelligenza e determinazione.

A questo punto sarà più che lecito lamentarci dei problemi concreti, delle irrazionalità politiche e amministrative, degli ostacoli quotidiani e di tutte le difficoltà che incontriamo effettivamente nello svolgimento della nostra professione; sarà più che lecito perché saremo certi che non dipendono dalle nostre resistenze interiori, da lacune della nostra preparazione, o da qualsiasi nostra imputabile responsabilità, e questo non è poco!

Questo breve scritto è perciò la testimonianza del mio desiderio di imprimere a questo nuovo anno scolastico un carattere decisamente progettuale e di condividerlo con chi vorrà leggerlo e, magari, discuterne col sottoscritto.

Il mio primo obiettivo (insegno Scienze Umane in un Liceo) resta quello classico, di trasferire significative conoscenze, competenze e abilità specifiche della disciplina, insieme alla capacità di applicare queste al contesto presente e di farle interagire con gli aspetti significativi delle altre materie, in particolare quelle affini, come Filosofia, Storia e Lettere, ma non mi offenderei se si producessero sinergie positive anche con Inglese o Matematica (le due materie-spettro della popolazione scolastica italiana!).
Ho effettuato compresenze con colleghi di Inglese, studiando in quella lingua testi di Sociologia e ho sperimentato compresenze con colleghi di Matematica per meglio approcciare alla Statistica per le Scienze Sociali: esperienze positive, ma non abbastanza sfruttate dagli studenti che tendono a preferire (per pigrizia mentale) materie separate da compartimenti ben stagni.

Come secondo obiettivo vorrei sperimentare nuove modalità di relazione frontale e nuove procedure di verifica, soprattutto in itinere e, quindi, di tipo formativo; personalmente, pur facendo tesoro degli argomenti e dei metodi che in passato hanno dimostrato di essere validi ai fini educativi che ci proponiamo, sono sempre molto motivato a cambiarli, a migliorarli, ad elaborarli in vista di nuove e più adeguate strategie didattiche, sia sul piano contenutistico, che su quello comunicativo e su quello valutativo.
Uno degli ostacoli che più pervasivamente si presenta nelle nostre aule, è la scarsa motivazione degli studenti a seguire gli argomenti previsti dalle varie discipline: venendo meno la loro motivazione anche le capacità di comprendere e di memorizzare e quindi di trasformare la "lezione" in patrimonio formativo dell'allievo tendono esponenzialmente verso lo zero!

Ho risolto in vari modi questo problema, ma sempre in termini insoddisfacenti: o perché non sono riuscito a coinvolgere tutti, o perché non sono riuscito ad andare al di là del mero studio in vista dell'interrogazione o del compito in classe.

Naturalmente ci sono passaggi che sono universalmente e indiscutibilmente indigesti e su quelli ci si deve spesso rassegnare, come capitò a noi stessi ai "nostri tempi", ma la maggior parte dei contenuti disciplinari sono suscettibili di essere presentati come interessanti o, almeno accettabili. La mia materia si presta bene a essere insegnata per moduli relativamente compiuti e indipendenti (ciò non è vero su un piano più alto, ma su quel piano il sapere, il saper fare ed il saper essere sono coniugati e sono anche interdisciplinari: tutte le divisioni che operiamo sono strumentali e non corrispondono mai all'unitarietà dell'esperire e del vivere) e nel corso degli anni ho accentuato la tendenza a considerarli come insegnamenti/esami universitari: se l'allievo ha dimostrato di conoscere e padroneggiare un capitolo, un modulo, un argomento completo, mi sembra che possa dedicarsi ad altro; solo al quinto anno, quello dell'esame di stato, applico la regola che tutti devono sapere tutto, in qualsiasi momento, perché come sapete tutti, la Commissione interroga su tutto il programma svolto.

Quest'anno vorrei provare a mantenere aperta la possibilità di chiedere collegamenti con le unità didattiche già sorpassate e misurare sia la persistenza delle conoscenze, sia la loro organicità; di questo gli studenti non mi saranno grati, ma chissà che non lo siano nel futuro; il principio sul quale baso questo cambiamento metodologico è il valore educativo che assegno agli argomenti toccati e, soprattutto, al loro insieme come unità organica.

Mi sono accorto che persino agli ultimi anni delle medie superiori gli studenti non hanno ancora acquisito la tendenza a tesaurizzare il patrimonio di conoscenze che visitano e, come si fa in un museo noioso, entrando in ogni nuova sala si scorda allegramente quel che c'era in quelle precedenti e si ha, appunto, la sensazione che il museo (e il sapere), sia una futile collezione di oggetti slegati tra loro.

So bene che molti colleghi applicano questo metodo da tempo immemorabile, ma io non vorrei proprio ri-chiedere quel che abbiamo già studiato e sorpassato, poniamo, al primo trimestre, ma indagare sulle connessioni che l'argomento attualmente in oggetto presenta con quello che abbiamo affrontato all'epoca, invitando l'intelligenza dell'allievo a compiere l'operazione.

Un'altra iniziativa in tal senso e, forse, il completamento sistematizzante dell'operazione cennata, potrebbe essere la redazione di una tesina personale che ripercorra il programma svolto, o che si basi su esso e che lo affronti in forma critica, anche molto critica, lasciando spazio ai più diversi punti di vista, tra cui quello della contestazione puntuale.
Di solito, all'inizio dell'anno, presento a grandi linee il "programma" dicendo qualcosa sugli argomenti che toccherà per invitare gli studenti a proporne altri, collegati ai primi, ma di interesse personale; penso sia meglio affiancare a questa presentazione una vera e propria motivazione che mostri non solo perché studiamo certe nozioni, ma anche la loro ricaduta sul quotidiano effettivamente vissuto e il loro collegamento con le altre discipline: soprattutto all'inizio di ogni nuovo modulo è bene investire tempo ed energie per rendere giustamente appetibili i concetti che tenteremo di trasmettere.

Poiché ogni modulo si può e spesso si deve scomporre in unità didattiche, queste operazioni preliminari e propedeutiche dovrebbero essere altrettanto scomposte: secondo me non si tratta mai di tempo perso ed è utile anche a noi perché ci impedisce di scivolare nella routine e negli automatismi, nel classico fare così perché si è sempre fatto così.

Inoltre Psicologia e Sociologia (ma il discorso vale per tutte le materie, a meno che non si intendano come voci enciclopediche) interagiscono incessantemente con il presente e ogni giorno abbiamo eventi e fenomeni che arricchiscono e/o mettono in crisi i loro schemi esplicativi e i loro apparati concettuali e trovo molto motivante, oltre che estremamente utile, connettere lo studio scolastico con l'analisi della realtà di cui facciamo intimamente parte.
E' impressionante lo scollamento che si verifica nei nostri allievi tra quel che vanno apprendendo e l'applicazione delle competenze acquisite alla loro contesto e alla loro vita ordinaria: restano spesso mondi paralleli e non comunicanti ed è indispensabile aumentare gli sforzi per annullare questo iato.
D'altra parte è la scuola nel suo complesso che si è sempre presentata come estranea e diversa dalla vita cosiddetta reale e la maggior parte di noi l'ha infatti sperimentata come una parentesi marziana, come un luogo dotato di caratteristiche e finalità lontane e poco integrabili con quelle dell'extra-scuola.

Un'idea che mi frulla nella mente da molto tempo, ma che non mi è mai riuscito di trasformare in prassi operativa è la teatralizzazione della didattica: sono convinto che si potrebbero mettere in scena autori e teorie di ogni genere e tipo. Nello specifico mi piacerebbe poter presentare l'analisi del carattere e la psicologia di massa del fascismo di Wilhelm Reich, o lo studio sociologico della devianza nelle vesti di una piéce teatrale, con tanto di personaggi, dialoghi, contesti.
La cosa sarebbe per me molto interessante, ma anche estremamente impegnativa, considerata la mia modestissima conoscenza delle tecniche e della cultura teatrale: suggerimenti e informazioni su questo tema saranno i benvenuti.

Vorrei anche ripetere, in forma snella e funzionale, la positiva esperienza di qualche anno fa, quando feci preparare, agli studenti del quinto anno, argomenti e autori che avrebbero poi esposto alla Commissione di Maturità; chiesi loro di presentarli alla classe sotto forma di una vera e propria lezione frontale liberamente organizzata (qualcuno elaborò pregevoli tecniche audiovisive!).
Anche i nostri allievi hanno bisogno e desiderio di manifestare la loro unicità personalitaria e tutte le occasioni che consentono loro di farlo, sia pure in misura contenuta, o in termini solo moderatamente liberi, sono salutate da insperato entusiasmo e da notevole creatività.

In passato, dopo aver spiegato come si effettua una ricerca sociale e dopo aver fatto scegliere agli studenti settori e fenomeni da investigare, li ho aiutati a realizzare una vera e propria ricerca sul campo, con tanto di interviste/questionari, analisi, rappresentazione grafica e interpretazione dei risultati, ma l'iniziativa è sempre risultata di difficile e faticosa gestione; devo inventare una procedura più semplice, ma non meno efficace e significativa, per continuare questa esperienza che è sempre molto interessante per tutti (compresi gli intervistati: di solito gli altri studenti della scuola).

Sul piano valutativo, invece, la sperimentazione e l'innovazione sono bloccati dall'inevitabilità di fornire un voto che riassuma e classifichi le conoscenze e le competenze maturate dallo studente: qualsiasi altra forma di diagnosi delle capacità di quest'ultimo deve comunque essere ritradotta in quei pochi numeri che sappiamo. Tra l'altro la valutazione in decimi è oltremodo penalizzante perché la distanza tra un voto e l'altro è enorme e non rende giustizia delle sfumature che incontriamo nella pratica di tutti i giorni. Il caso più emblematico è certamente quello che si verifica tra due allievi che arrivano agli scrutini finali rispettivamente con una media del 5 e ½ e del 6 e ½: in entrambi i casi sarà quasi automatico portare a 6 la valutazione finale, annullando il divario di un voto, prima esistente tra i due allievi; una votazione in centesimi avrebbe potuto mantenere le differenze, come accade nell'esame di stato, senza somme e sottrazioni indebite.

A parte questa difficoltà, apparentemente solo tecnica, anche quest'anno, oltre ai classici metodi di verifica, vorrei puntare molto sulla creatività individuale degli studenti, chiedendo loro produzioni davvero personali: effettuazione di ricerche, stesure di sintesi di autori, "lezioni" frontali alla classe, compilazione di tavole comparative, tesine effettivamente originali sul percorso svolto o su qualche argomento scelto da loro; insomma evadere il più possibile dalla griglia/gabbia valutativa in cui siamo costretti a classificare i nostri studenti!

Beh, mi pare che per quest'anno possa bastare! Sarà mio dovere, alla fine, tracciare un bilancio e rilevare quanto di quel che era in progetto si è trasformato in fenomeno e quanto si è comunque modificato, nella concreta interazione con gli studenti.

Roberto Sabatini insegna Scienze Sociali al Liceo di Via Asmara - Roma
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