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n.58 dicembre 2015
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Identita' di genere e Teoria del Gender
Essere rispettati nel nostro essere 'unici'
di Pellizzaro Francesca - Orizzonte scuola
Tornata dal convegno Erickson, dove avevo sentito interventi e commenti polemici sull'argomento dell'identità di genere, la mia amica e collega Lucia mi invita ad un evento serale, organizzato dalla parrocchia di San Frumenzio (Prati Fiscali, a Roma), in cui si parlerà della polemica nata intorno alla cosiddetta "Teoria del gender", relativamente al comma 16 della legge 107 sulla "Buona scuola", di cui riporto uno stralcio: "Fra queste azioni messe a sistema rientra a pieno titolo l'educazione alle pari opportunità e la prevenzione del bullismo (nelle varie sfaccettature che esso può assumere, sia reale sia virtuale), oltre che della violenza contro le donne." Personalmente penso dovrebbe essere un'azione logica e sana, che non abbisogna di leggi, o no? Inoltre tutto ciò si rifà all'art.3 della Costituzione...

liceoclassicocapizzict.altervista.org
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Però cerco sul web, per capirne di più: "Con il nome di teoria del gender viene definita, da una precisa corrente del pensiero cattolico, una teoria secondo cui non esistono differenze biologiche tra i sessi (a parte quelle puramente fisiche) e che quindi proclama l'eguaglianza assoluta tra maschi e femmine. Questi attivisti cattolici affermano che alcuni organismi internazionali e potenti lobby di potere LGBTI promuovono questa ideologia attraverso, fra le altre cose, la sostituzione del termine "sesso" con il termine "genere", l'estensione alle coppie dello stesso sesso del diritto al matrimonio, all'adozione, e alle tecniche di riproduzione assistita."
Mi fermo qui, perché le pubblicazioni sono numerosissime, interessanti e.....interpretabili in modi contrastanti!

Vado alla riunione incuriosita e decisamente confusa.

Per essere un evento organizzato da religiosi è molto sui generis: il sacerdote referente presenta i relatori, il prof. Gigante, insegnante in un liceo e il dott. Nebbiosi, dell' Istituto di Specializzazione in Psicologia del sé e Psicoanalisi relazionale (ISIPSE), che subito tranquillizzano i presenti riguardo alla legge, che non deve preoccupare, ma che è stata mal interpretata, se non addirittura strumentalizzata.
Il dottore spiega che una persona si "costruisce" sin dall'infanzia e che è importante come si sente in quanto maschio o femmina; che ognuno ha bisogno di essere accettato e amato e che nella crescita mente e corpo si fondono: ogni individuo diventa mente di un corpo sessuato.
Tanto più si ama e si rispetta il proprio corpo e quello altrui, tanto meno se ne ha paura, se invece non ci rispettiamo è difficile rispettare il diverso da noi.
Così sono i bulli, che non hanno un senso "buono" del proprio esserci e manipolano gli altri per rabbia.
E per parlare della distinzione di genere, secondo il dott. Nebbiosi è un'illusione che per far crescere una persona "sana" esistano norme o ricette prestabilite, ciò che si è deriva anche da quanto siamo stati rispettati nel nostro essere "unici" e in mezzo a tante differenze, l'amore è una costante, il sentirsi amati è fondamentale per una crescita serena.

Nell'incontro si è poi puntualizzato che, più che di Teoria del gender (grossolana traduzione dall'inglese), si dovrebbe parlare di studi di genere, iniziati negli anni 80 a New York.
Studiare il "genere" significa, ad esempio, occuparsi di come sia cambiato nel corso della storia il ruolo della donna nelle società oppure del perché uomini e donne si comportino diversamente. Una volta "studiato" il genere, lo scienziato proporrà la sua teoria. Lo storico sosterrà un'ipotesi della condizione della donna nella Roma antica, lo psicologo invece una sulla differenza o sulla somiglianza tra i due sessi per quanto riguarda, per esempio, l'abilità nelle materie scientifiche. E' in questo senso che le discipline scientifiche parlano di "teorizzare il genere".

La stessa identità sessuale non è definibile in tutti i suoi elementi costitutivi, si tratta più di un "coacervo soft", che in ogni individuo si esplica in modo diverso; non è quindi solo la biologia ad essere determinante. Personalmente non mi sembra quindi che ci sia nessun tentativo di destabilizzare o distruggere la famiglia (che, scusate la battuta, spesso si distrugge da sé!), ma semplicemente un invito ad accogliere le persone che si sentono intrappolate in una visione rigida e unidirezionale di essere umano o di famiglia, per non costringerle ad adattarsi ad una dimensione non loro (il dott. Nebbiosi ha concluso dicendo che la PAURA è più forte del CORAGGIO e, da insegnante, mi sono spesso trovata di fronte ad adolescenti confusi, spaventati e soli di fronte a giudizi e pregiudizi, tanto da far prendere loro decisioni sbagliate, a volte irreparabili).

E da madre mi faccio una domanda, che rivolgo a tutti i genitori: preferirei crescere un figlio infelicemente omologato o una persona coraggiosamente diversa e serena?

di Francesca Pellizzaro
docente di sostegno IC Belforte del Chienti -Roma
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