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n.3 maggio 2010
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Il "sostegno" non serve più ai dislessici!
Come se non bastasse...
di Zeus Natalina Giovanna - Integrazione Scolastica
È piacevole condividere con voi, cari lettori, i miei momenti di riflessione, perché sì, mi sono nuovamente soffermata a riflettere...
Ovviamente nella mia mente girano pensieri contorti nei riguardi dell'impositiva, crudele, menefreghista, materialista, egocentrica riforma Gelmini!
Evito di dilungarmi nei particolari degli ultimi episodi, delle ultime miserabili interviste e articoli nei vari giornali, perché io sinceramente sento ancora puzza di menzogne, raggiri e mancanza totale di ascolto da parte della nostra "maggioranza". Evviva il popolo dei sudditi!

Ebbene sì, per complicare ulteriormente le cose e rendere sicuramente il nostro lavoro più "articolato", se cosi possiamo definirlo per moderarci nei termini, ci troveremo a dover affrontare una nuova realtà scolastica, dove le problematiche aumenteranno. Che cosa succederà il prossimo anno quando quei bambini e ragazzi che fino ad oggi hanno potuto (chi più, chi meno) usufruire di un aiuto diretto dell'insegnante di sostegno, non avranno più questa possibilità?

Quegli alunni con disturbi specifici quali dislessia, disortografia, discalculia, non potranno essere supportati nel loro percorso scolastico da un insegnante di sostegno. Non saranno più diagnosticati dalle ASL come disturbi che richiedono anche la presenza dell'insegnante di sostegno. Il sostegno non serve più!
In poche parole: niente richiesta, niente insegnante di sostegno per quell'alunno.
Sarà tutto il team dei docenti della classe che dovrà aiutare questi alunni.
Il che non è sbagliato, potrebbe essere però "riduttivo" e non tener conto delle difficoltà già presenti nelle classi sempre più numerose, dove ogni alunno necessita di un intervento personalizzato. Dove va a finire la centralità dell'alunno, in questo caso ... dislessico?

Si è fortunati se nello stesso team è presente già un insegnante di sostegno, perché in classe c'è un alunno "con certificazione": se i docenti sono abituati a lavorare insieme, a condividere strategie e obiettivi, il sostegno potrà continuare a dare una mano su tutti ma, in caso contrario, se non "corre buon sangue" tra gli insegnanti, il docente specializzato potrebbe investire tempo ed energie prevalentemente sull'alunno certificato (che ne ha certamente bisogno!") e lasciare "nei guai" il docente curricolare, da solo a fare i conti con le difficoltà di apprendimento. Potranno usufruire, comunque, delle linee guide su come affrontare tali problematiche fornite dal Ministero della Pubblica Istruzione e contare sui corsi di formazione che partiranno per loro docenti curricolari.

Già diversi anni fa è stata posta l'attenzione su questi disturbi, riconoscendo semplificazioni e soluzioni compensative per il percorso formativo di tali studenti, come l'introduzione del riconoscimento del PEI equipollente (programmazione calibrata e semplificata per l'alunno, inerente la programmazione di classe, valido per conseguire il diploma).
Non capisco: si dà maggiore attenzione a tali disturbi ma si chiede di far fare più fatica a questi ragazzi e rischiare la buona riuscita di un percorso specifico? Perché, diciamolo, il percorso di questi ragazzi è difficile e spesso si lega anche a comportamenti o emozioni negative.
Non perché l'insegnante di classe non potrà essere in grado di affrontare questa situazione ma perché la ricchezza, il patrimonio dell'insegnante di sostegno sta nell'avere una forza in più da dare al team, la possibilità di maggiore attenzione individuale verso gli alunni, poiché i docenti curriculari devono affrontare un gruppo classe. O no? Alzi la mano quell'insegnante che non ha, almeno una volta, apprezzato la presenza dell'insegnante di sostegno in classe (anche solo per un aiuto "pratico"). Insieme ci si può confrontare, ampliare i lavori da proporre, rendere il percorso di questi alunni più integrante e articolato.
Mi auguro che questi ragazzi non vengano "persi" durante il loro percorso, mi auguro che ci sia la dovuta comprensione e attenzione da parte di tutti quelli che contribuiscono alla formazione di questi alunni, affinché non rinuncino, ma continuino a combattere ed affrontare le proprie difficoltà per trovare le giuste strategie compensative.

Natalia Zeus, Docente di sostegno, I.C. Via Perazzi 46, Roma

In allegato:
DISTURBI EVOLUTIVI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO
Raccomandazioni per la pratica clinica definite con il metodo della Consensus Conference
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