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n.1 marzo 2010
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Articolo 'Il "valore" della Scuola Pubbl... >>>
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Il "valore" della Scuola Pubblica Italiana
Quale futuro? Tra investimenti e risparmi nel quotidiano della "scuola possibile"
di Presutti Serenella - Emergenza scuola
...non è mai troppo tardi...
...non è mai troppo tardi...
Qualche tempo fa sono incappata nella lettura dell'articolo "Dalla scuola di tutti alla scuola per ciascuno" di Gianfranco Fabi, giornalista e "bloggista" del settore finanza del quotidiano "Il Sole 24ore".
Sono stata attratta dal titolo, accattivante e pieno di speranze per chi, come la sottoscritta, è chiamata tutti i giorni a rispondere agli slogan e dictat lanciati dai politici, dagli economisti e (soprattutto) dai media, con i fatti, vale a dire nel gestire al meglio il tanto/poco a disposizione per una scuola "possibile".


Fabi nel suo articolo commenta il libro di Giovanni Cominelli, responsabile del Dipartimento Sistemi educativi della Fondazione per la Sussidiarietà,che ha pubblicato recentemente per le Edizioni Guerini e Associati, un libro intitolato "La scuola è finita... forse".
Indubbiamente Cominelli mostra competenza e "coraggio", perché oltre ad un'analisi circostanziata e puntuale offre a chi legge molti spunti di discussione (che Fabi stesso coglie) e riflessione sulle proposte (ovviamente discutibili) presentate.
Fondamentalmente, ci riporta Fabi, "...la tesi di Giovanni Cominelli ...è altrettanto chiara, quanto rivoluzionaria: non è più il momento degli aggiustamenti progressivi, perché per salvare la scuola è necessario <<destrutturarla>>, cioè passare dallo statalismo schematico e garantista a percorsi formativi personalizzati, rimettendo al centro i ragazzi, i genitori, gli insegnanti"

Fin qui sono confortata nel riconoscere tra le righe le intenzioni,chiaramente espresse, di riflettere sul bisogno estremo di cambiamento che si ravvede nel Sistema di Istruzione Nazionale, carente di mezzi soprattutto e di competenze aggiornate per sostenere una formazione competitiva dei nostri ragazzi per l'agone internazionale.
Vado avanti nel leggere. "...Un obiettivo sicuramente temerario, anche perché in netta controtendenza rispetto all'evoluzione degli ultimi decenni e soprattutto rispetto a quel pensiero unico politicamente corretto che vede nella scuola pubblica un baluardo astratto di un sistema formalmente ugualitario, un sistema che tuttavia vede progressivamente abbassarsi il proprio livello qualitativo"
Certo, un Sistema di Istruzione di un paese "moderno" dovrebbe essere in grado di garantire uguali situazioni di partenza per gli individui, in quanto "La democrazia di un paese si misura anche nella sua capacità di predisporre le pari opportunità dalle situazioni di partenza" (Roger Abravanel- Meritocrazia- 2008,Garzanti)
... è ovvio, non bastano da sole "buone" leggi, baluardo di un egualitarismo formale, ma è necessario il giusto equilibrio tra con le "buone" politiche... e poi c'è la questione dell' O.C.S.E-PISA , del Sistema di Valutazione Nazionale, della Valutazione del Personale scolastico tutto, a partire dai Dirigenti, della necessità di monitorare per poi valutare il livello degli "standard" qualitativi, interni ed esterni, delle scuole e la correlazione con le performance delle competenze in uscita degli Alunni/Studenti.


Mi incuriosisce sempre l'interesse dei "non addetti ai lavori" sulla Scuola, soprattutto perché sono profondamente convinta che non sia in appannaggio delle persone che ci lavorano o delle Famiglie che hanno figli in età di prevedibili frequentazioni scolastiche; penso anche che l'economia abbia molto a che fare con l'Istruzione, la Formazione e lo Sviluppo di un Paese.

Ho utilizzato tutte le occasioni possibili, compresi gli spazi di questa rivista, per documentare e riflettere su quanto sia forte l'aderenza alla realtà di queste affermazioni (vedi articoli precedenti); la dott.ssa Irene Tinagli ci conferma con una serie di dati, nel rapporto sulla mobilità sociale della Fondazione Italia Futura,che il livello di mobilità sociale (cioè della possibilità di migliorare la posizione sociale rispetto a quello della famiglia di origine) nel nostro Paese è bassissimo.

Il 40% degli ultra cinquantenni dichiarava nel 2008 di avere uno stato sociale migliore di quello della famiglia di origine, mentre solo il 6% dei ventenni aveva la stessa percezione e il 20% di questi si collocava in uno stato sociale inferiore a quello della famiglia di origine (dati SWG). In Italia la probabilità che una persona il cui padre non abbia completato gli studi superiori riesca a laurearsi è del 10%, contro il 40% in Gran Bretagna e il 35% in Francia. E non solo, mentre negli altri paesi si sono fatti notevoli progressi nel corso del tempo, in Italia tale probabilità è pressoché invariata(dati Eurostat). L'Italia appare dunque come un paese "bloccato"...e le responsabilità non sono solo dei grandi Sistemi...

Vado ancora avanti nella lettura dell'articolo. "...A partire dalla scuola media unica introdotta nel 1962, vi è stato un progressivo abbandono di quella selezione meritocratica che aveva costituito uno dei punti di forza della grande riforma di Giovanni Gentile. E anzi, quello che prima era un elemento di selezione, come l'esame di stato, costituisce ora un alibi a una scuola di scarsa qualità..." ...." L'educazione data in appalto allo stato ha inoltre costituito un elemento che ha reso le famiglie sempre meno interessate e quindi sempre meno responsabili dell'educazione dei figli... Un classico del liberalismo, Ludwig von Mises, si era espresso senza dubbi: <<La scuola non potrà mai funzionare ed essere veramente libera finché resterà in piedi come istituzione pubblica e obbligatoria. Bisogna fare in modo che lo stato, il governo, le leggi non si occupino della scuola e dell'istruzione; che il denaro pubblico non sia speso per questo; che l'educazione e l'istruzione siano affidate interamente ai genitori e alle associazioni e agli istituti privati>>. Un ribaltamento di prospettiva rispetto a una realtà come quella italiana, in cui ogni volta che si accenna alla possibilità di dare maggiori spazi alla scuola privata si alzano le proteste dei custodi formali della laicità e della Costituzione.

Rimango perplessa; dando per scontato il pieno diritto ad esprimere idee e posizioni diverse, comprese quelle contrapposte naturalmente, non riesco a ritrovare lo "spirito" iniziale dell'articolo nel momento delicato dell'individuazione della "cura" ai nostri gravi malanni... Non mi risulta che attualmente il Italia non sia dato spazio alla Scuola Privata; basti pensare che il Legislatore è intervenuto fin dai tempi dei governi di centrosinistra, che sotto l'egida del Ministero Berlinguer, emanava la Legge 10 marzo 2000, n. 62 - Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all'istruzione- in attuazione dell'articolo 33 della Costituzione, permettendo alle scuole private de
ll'infanzia, primarie e secondarie di chiedere la parità ed entrare a far parte del sistema di istruzione nazionale. "Per questo alcuni trovano più giusto parlare di scuola pubblica statale e scuola pubblica non statale..."(da Wikipedia)
Precedentemente Il DM 261/98 ed il DM 279/99 (Ministro della Pubblica istruzione sempre Berlinguer), ed il testo unico "concessione di contributi alle scuole secondarie legalmente riconosciute e pareggiate" che li converte in legge, costituirono il presupposto per la successiva sistematica e regolare concessione di finanziamenti alle scuole private.
Il dibattito in Italia sulla "legittimità" o meno dei finanziamenti statali alla Scuola privata è acceso e attuale; non è certo mia intenzione alimentarlo in questa sede, perché non lo ritengo né utile né tanto interessante.
Tra l'altro non mi ritengo una detrattrice dell'intervento dei privati "in quanto tale", né una paladina della Scuola pubblica "in quanto tale".
Forse dovremmo smetterla con questa sorta di sport nazionale dello schierarsi sempre e comunque... guelfi e ghibellini pronti a "buttare il bambino con l'acqua sporca" piuttosto che continuare un lavoro ben fatto dal precedente schieramento.
Nel caso della Scuola, abbiamo assistito all'affossamento di riforme, sperimentazioni e quant'altro fosse bisognoso di assestamenti e di integrazioni e al procedere della "tabula rasa" ogniqualvolta c'è stato un cambio di vertice governativo...

Interessante è invece riflettere, a mio avviso, sul fatto che si identifichi il Sistema pubblico di Istruzione nazionale senza speranze né futuro; se vuole essere un'affermazione provocatoria, ben venga! Abbiamo esempi illustri sul pensiero della "destrutturazione": primo fra tutti il "Pensiero Anarchico", l'utopia politico-filosofica nata nel XVIII detentrice del diritto alla libertà e all'uguaglianza, come potremmo ricordarci del monito Freudiano sulla formazione delle coscienze sociali e dell'utilizzo delle "regole" come contenitore e inibitore delle pulsioni, anche di quelle negative per la collettività. Ancora ricordiamo le tesi di David Cooper, uno dei pionieri dell'antipsichiatria; che nel suo lavoro "La morte della famiglia" (1991, Einaudi) attacca a fondo le istituzioni destinate a perpetuare una condizione da cui non si sfugge se non con la pazzia o con la rivolta.

Sappiamo anche che allo stato attuale questo tipo di visione del mondo e delle cose ha avuto il merito di sollecitare coscienze e stimolare pensieri ed azioni di rinnovamento sociale; oggi, a mio avviso, abbiamo bisogno però di costruire/ricostruire il tessuto sociale, oltre che a quello conoscitivo, intorno al Sistema di Istruzione Nazionale, piuttosto che destrutturare (...il rischio del bambino con l'acqua sporca...).
Azioni di Recupero, Razionalizzazione e Valorizzazione dovrebbero affondare radici nella Scuola Pubblica che, per storia e tradizione, nella realtà Italiana vanta maggiori esempi di eccellenza e di radicamento sull'intero territorio nazionale.
Non credo che si possa etichettare come formale custode della laicità l'esperienza della "Scuola di Barbiana", come anche il lungo processo di democratizzazione della Scuola che ha portato alle grandi "Riforme" post-Gentiliane, dalla Scuola Media "unica" ai Decreti Delegati e alla Legge 4 agosto 1977 n. 517, che apriva le Scuole dei "normali" ai bambini "handicappati" e progressivamente si chiudevano le scuole "speciali", veri e propri ghetti legalizzati; non ripartire dalle radici più solide della nostra ricca tradizione pedagogica sarebbe come disconoscere la forza e il valore del percorso Montessoriano o prima ancora di Freinet, a quella più attuale di Steiner, l'esperienza dei quali ha avuto origine ed è ancora radicata nel Privato come "scuola di metodo".

Rinunciare di ri-partire dalla Scuola Pubblica in Italia significherebbe forse rinunciare anche al suo know how; il Sistema Pubblico rappresenta il grosso contenitore storico e conoscitivo di tutto questo e molto più.
La nostra storia tradizionalmente non brilla per importanti interventi dei settori "privatistici" sull'Istruzione, ad esclusione della Chiesa cattolica. Non vantiamo interventi massicci da parte dell'industria e del mondo produttivo, a parte esempi come quelli delle università "economiche" Bocconi e Luiss.
I grandi e piccoli Privati, come lo Stato stesso del resto, non hanno investito costantemente capitali attraverso "fondazioni dedicate" in Istruzione-Formazione sul futuro dei nostri giovani; registriamo qualche eccellente esempio che funge piuttosto da Ente finanziatore per progetti e interventi di "nicchia", come la "Fondazione Roma", ma non certo in grado di sostenere una Scuola.

La realtà del Privato è fortemente attiva invece nel mondo anglossassone; il Sistema Statunitense si presenta completamente ribaltato al confronto con il nostro, un Privato "forte" rispetto ad un Pubblico "debolissimo", e nel resto dell'Europa c'è un minore divario tra i due Sistemi che nella nostra particolare realtà.
E' vero anche che i ceti meno abbienti incontrano indubbie difficoltà di continuità nella frequenza, come del resto anche nella nostra Scuola Pubblica.

Esiste però una maggiore attenzione a rendere possibile l'accesso ai meritevoli, soprattutto per quanto concerne gli studi superiori e l'Università, e questo fa la differenza sostanziale con il nostro Sistema.

La Scuola Italiana credo abbia bisogno più che mai adesso di poter fare conto sulle poche certezze che può ritrovare; la migliore tradizione pedagogica e l'esempio della scuola "possibile", che emerge faticosamente e con caparbietà dal quotidiano delle aule malandate delle nostre scuole,da quei docenti e non che "ci mettono la faccia", come carburante per il cambiamento.

Abbiamo bisogno però tutti noi dell'autenticità di un "progetto" politico, fatto di azioni concrete e non di impegni formali, di investimenti e non di tagli sull'istruzione, per poter ripartire come persone e come Paese.

Mentre aspettiamo di riconoscerlo andiamo avanti nel migliore dei modi "possibili": continuiamo a fare il nostro lavoro, con passione e caparbietà.

Questo è il migliore augurio che ci possiamo fare per questo 2010, anno che il Parlamento e il Consiglio d'Europa avevano programmato con una "strategia" di azioni rivolte all'obiettivo comune di trasformare l'Unione come "economia della conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo"...
Buon lavoro a tutti. La realtà dei fatti è ancora molto lontana...

Serenella Presutti Psicopedagogista - Dirigente scolastico del 143° C.D. "Spinaceto" di Roma
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