Torna nella homepage
 
n. 51 marzo 2015
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:19 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Il bambino bilingue a scuola'  >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
  Pag Argomento
HomePage   HomePage

Ricerca avanzata >>>
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Il bambino bilingue a scuola
Impostare strategie di intervento linguistico con bambini provenienti da culture diverse
di Ansuini Cristina - Intercultura
"Tutto dipende da come indirizziamo il nostro cuore.
Quando decidiamo di vivere con ottimismo, siamo in grado di affrontare serenamente ogni avversità e sofferenza, assaporando fino in fondo la vita.
Spalanchiamo la finestra del nostro cuore e ammiriamo il cielo azzurro della speranza, con la fiducia che domani sarà un giorno migliore."
Daisaku Ikeda


È opinione comune e condivisa che le cose migliori vengano fuori dalla complessità, dal mettere insieme, mescolare risorse diverse per ottenere risultati originali e, a volte sorprendenti.
Il mix sempre più composito delle nostre classi, ci consente di venire a contatto con realtà ricche, anche se non sempre di facile gestione.
Non è semplice apprezzare e sfruttare la ricchezza dei tanti tasselli diversi che formano il nostro gruppo di lavoro, ma conoscere meglio le dinamiche che si verificano a scuola può aiutarci a comprendere i fenomeni e ad affrontarli con le modalità più opportune.

Uno di questi fenomeni sempre più presenti nelle nostre classi è quello del bilinguismo.
Recenti ricerche (Bialystock, 2001, 2004, 2008, 2009, 2011; Friesen & Bialystok, 2012) hanno concluso che i bambini bilingui hanno numerosi vantaggi, non solo comunicativi, ma anche cognitivi, hanno infatti migliori capacità di inibire informazioni irrilevanti, migliore consapevolezza metalinguistica, migliore capacità di problem solving.
Le conclusioni di tali ricerche internazionali, però, non trovano riscontro nelle realtà con le quali ci si confronta ogni giorno a scuola; come mai non è così frequente e scontato vedere e sfruttare tali vantaggi nei nostri alunni proveniente da altre culture?
Come mai spesso la conoscenza di un'altra lingua crea ostacoli alla comprensione, all'apprendimento e alla integrazione nel gruppo?
Il simposio che si è svolto nell'ambito del Convegno "In classe ho un bambino che..."a cura della Prof.ssa Alda Scopesi dell'Università di Genova, ha contribuito a dipanare un po' la matassa.

Innanzitutto occorre chiarire che esistono diverse tipologie di bilinguismo:
1.precoce e simultaneo
2.precoce e consecutivo (entro i 3 anni)
3.tardivo (dopo i 6 anni)

Esperienze e studi diversi hanno stabilito che si può apprendere una L2 come la L1 entro gli 8 anni; dopo questa età la questione si fa molto più complessa.
Questo spiega come mai bambini che vengono a contatto con l'italiano al loro ingresso nella scuola primaria, trovino non poche difficoltà dell'apprendimento della L2.
Occorre inoltre sottolineare come siano diversi i tempi per ottenere una buona padronanza di una seconda lingua: un anno per conseguire una buona comprensione e fino a tre anni per produrre correttamente in modo orale e scritto.
Il tutto è poi influenzato da moltissime variabili, come la tipologia della lingua di provenienza e la predisposizione personale.
A tale discorso vanno aggiunti gli svantaggi sociali e culturali legati alla situazione dei bambini immigrati, in alcuni casi assimilabile a quella dei bambini che parlano quasi esclusivamente il dialetto al loro ingresso a scuola.

È facile constatare come bambini di ceto medio-alto con genitori di lingue diverse, che parlino allo stesso modo le due lingue "familiari", siano perfettamente integrati nel gruppo e raggiungano buoni risultati scolastici, grazie anche al fatto che il loro bilinguismo è di tipo precoce e simultaneo e che sono in genere sottoposti a situazioni ricche e stimolanti.

Sappiamo per esperienza che non esistono delle pratiche codificate per l'inserimento di bambini non italofoni in classe, in genere ci si affida alla socialità, si punta alla cooperazione tra pari, tendendo ad una full immersion che dovrebbe portare ad una comprensione veloce, magari a discapito della ricchezza della lingua di appartenenza.
Secondo la ricerca dell'Università di Padova, condotta dalla Prof.ssa Maria Chiara Levorato e dalle sue collaboratrici della stessa Università, non bisogna incorrere nell'errore di mortificare la L1, perché è sulla sua impalcatura che si può impostare l'apprendimento della L2.
Occorre fare molta attenzione a non sottrarre ai bambini l'identità linguistica della L1: la lingua madre è la lingua degli affetti, il bambino non può perdere questo tipo di relazione con la sua storia.
Come agire dunque? Si tratta di lavorare molto sul piano della comprensione che, come si diceva, ha dei tempi più brevi di acquisizione; questo faciliterà la produzione, prima orale e poi scritta.

A tale proposito la Dott.ssa Ylenia Passiatore dell'Università La Sapienza di Roma, propone un modello, fondato sulla psicolinguistica, che basa l'apprendimento di una lingua straniera su dei format narrativi che intrecciano drammatizzazione e linguaggio parlato.
Questo modello offre molte possibilità operative e crea una ambiente positivo e costruttivo, basandosi sull'apprendimento cooperativo e collaborativo.
Ripetere, drammatizzandole, piccole storie in L2 basate su esperienze note, consente ai bambini di scoprire l'aspetto comunicativo della lingua e di fare inferenze e collegamenti che sviluppano e migliorano le capacità espressive.
La duttilità di tale modello consente di proporlo in tante modalità e di coinvolgere anche le famiglie.
Un modo di sfruttarlo al meglio può essere quello di utilizzarlo per l'insegnamento dell'inglese a tutto il gruppo-classe. In questo modo tutti i bambini partono alla pari e, una volta appresa la modalità, possono replicarla per imparare/insegnare - in un'ottica di peer education - anche l'italiano.

L'aspetto comunicativo è fondamentale dunque, soprattutto in un primo approccio e alla luce dell'inserimento sociale positivo nel gruppo dei pari, ma come rapportarsi con il lavoro in classe?
Come affrontare il problema della comprensione? E quello dell'ortografia?
Risponde a tali quesiti la Prof.ssa Paola Viterbori, dell'Università di Genova, che ha fatto studi approfonditi e diverse ricerche su bambini bilingui ispanofoni, molto presenti nel suo territorio.
La comprensione del testo è molto difficile da conseguire, anche per bambini che parlano una lingua neolatina come quella ispanica: occorrono dai 5 ai 7 anni di esposizione alla lingua ospite per avere una vera padronanza!
Le difficoltà in questo tipo di competenza, come quelle nell'ortografia, persistono anche quando c'è una buona comprensione della lingua orale.
In questi casi occorre continuare a insistere sulla lingua orale e lavorare sulla capacità di controllo cognitivo sulla attività di lettura.
Ognuno potrà trovare le strategie migliori per portare avanti questo lavoro: si potranno prevedere laboratori di lettura animata ed espressiva, ricerche lessicali, esercitazioni ortografiche - i bambini ispanofoni tendono a confondere v/b, a tralasciare le doppie, a non elidere, a confondere parole omofone non omografe...- magari prevedendo un tutoraggio tra pari.

Per concludere, quali possono essere delle buone pratiche che consentono una migliore gestione linguistica della classe?
* Innanzitutto conoscere bene la situazione linguistica degli alunni stranieri;
* quindi individuare i bisogni linguistici in L2;
* occorre poi riconoscere la L1 come un arricchimento, una possibilità ;
* sostenere lo sviluppo orale nella L2;
* accompagnare e sostenere i genitori nell'uso della L2;
* valorizzare la lingua straniera in classe, anche da un punto di vista socio-culturale.


Parlare a qualcuno in una lingua che comprende consente di raggiungere il suo cervello.
Parlargli nella sua lingua madre significa raggiungere il suo cuore.
Nelson Mandela



Cristina Ansuini, Psicologa, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgoncini Duca, Roma
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
 

G.T. Engine Powerd by Sysform Roma Via Monte Manno 23 -Roma- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional