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| Il bambino dei cereali |
| Una logica semplice ma inoppugnabile |
| di Rossini Simonetta - Organizzazione Scolastica |
Stamattina ero alle casse di un supermercato aperto anche di domenica.
Un bambino di circa cinque anni, in fila davanti a me, guarda la scatola di cereali che ho in mano e mi chiede se sono per mio figlio. Gli rispondo di "si". Allora subito domanda:
- E dove sta?
- Sta a casa perchè ha vent'anni....
Cereali sinonimo di bambino piccolo; bambino piccolo sinonimo di vicinanza alla mamma.
Una logica semplice ma inoppugnabile.
Quanti esempi ne ascolterò il prossimo anno scolastico se riprenderò una prima?
Sto per lasciare due quinte che chissà quante volte hanno fatto osservazioni del genere. Adesso gli alunni sono diventati grandi e mi sorprendono ancora... per come appaiono maturi, consapevoli, capaci di autogestirsi.
In prima non erano certo così...Come hanno fatto a crescere? Come li ho aiutati a maturare? Se ci penso non mi sento in possesso di nessuna ricetta magica da riutilizzare ogni volta che serve.
Il mio rapporto con i bambini in genere è molto "istintivo" perché parto dal presupposto che ogni individuo, anche di sei anni appena, abbia degli elementi della personalità che lo rendono diverso da un altro: una frase riferita ad un bambino, un tono o un espressione del viso assunti nel rivolgermi ad un alunno non è detto che vadano bene per tutti. In una classe di 20 bambini ho sempre adottato 20 linguaggi diversi; ad ognuno mi sono rivolta in modo personale, diverso ma in maniera del tutto naturale, spontanea...senza "premeditazione".
I principi e le regole di convivenza invece sono state le stesse per tutta la classe. E' stato chiaro fin dall'inizio che le richieste sarebbero state uguali per tutti, anche se diversificate a seconda delle capacità di ognuno facendo in modo che questa "diversificazione" non apparisse ai bambini come un qualcosa che li rendesse meno capaci degli altri.
Ogni errore, ogni caduta gli sono stati restituiti non come insuccesso ma come qualcosa da rielaborare e restituire in maniera corretta.
Hanno avuto fiducia in me ma soprattutto in se stessi. Adesso che stiamo per lasciarci vorrei insegnarli ancora un sacco di cose, ma poi cerco di non farmi prendere dall'ansia valorizzando ancora a volte quello che hanno imparato a fare.
Giorni fa stavamo facendo un lavoro bellissimo sugli avverbi ragionando sui mille aspetti della lingua italiana, divertendoci: ricavavano loro stessi le regole ragionando sul "parlato" quotidiano. Ho riconosciuto che erano stati proprio bravi: li ho invitati a fare in modo che nessuno, in futuro, sminuisca le loro abilità, le loro competenze.
Abbiamo percorso insieme un bel viaggio, ci siamo divertiti..."Ci mancheremo".
Le future classi mi preoccupano sempre: mi prende l'ansia di sapere come saranno i bambini, mi chiedo se ce la farò ad ottenere buoni risultati, se sarò in grado di affrontare le difficoltà che si presenteranno...in poche parole cerco di rovinarmi l'estate.
Ma oggi il bambino del supermercato mi è piaciuto proprio...avrei voluto parlare di più con lui...anche per mettermi alla prova.
Simonetta Rossini Docente 196° Circolo Didattico Via Perazzi 46 - Roma
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