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| Il bambino e l'inserimento nel gruppo classe |
| Visto con l'occhio dell'AEC |
| di Cordovani Giulia - Integrazione Scolastica |
Mi sono trovata in più di un'occasione in situazioni totalmente diverse, del resto non tutti i bambini hanno bisogno delle stesse cose, hanno necessità diverse.
Ci sono bambini con i quali sin dal primo momento c'è un'intesa "vincente" e bambini con i quali bisogna costruire una relazione; ci sono bambini che preferiscono la tua presenza ad altri insegnanti, e non vogliono lasciarti andare via quando finisci l'orario nella loro classe e ti chiedono quand'è che ti rivedranno.
In buona parte delle scuole in cui sono stata, nelle diverse classi, appena si entra si respira un'aria di "unione tra tutti", bambini segnalati e gruppo classe.
Mi piace tantissimo quando vedo che sono proprio i compagni di classe che vogliono stare accanto al bambino (che ha l'AEC e l'insegnante di sostegno) per giocare a ricreazione con lui/lei o sedersi a pranzo accanto o quando sono a completa "disposizione", per qualsiasi cosa il bambino abbia bisogno, dal prestare una gomma per cancellare un errore di calcolo o una parola scritta male, a quando mi chiedono se possono posare loro il cappotto del compagno di classe, a indicarmi dove tiene il materiale didattico l'insegnante di sostegno; oppure quando si tratta di fare un lavoro tutti insieme sono i primi a chiedergli di venire li a incollare sul cartellone che si sta preparando o colorare semplicemente le immagini.
Ogni volta che entro nelle classi devo subito capire cosa mi aspetta e di conseguenza comportarmi nel modo più idoneo alla circostanza. Ci sono bambini che possono seguire tranquillamente la lezione a livello cognitivo ma che hanno bisogno di un aiuto nello scrivere o di una semplice conferma, se il procedimento di matematica è quello corretto oppure no; ci sono bambini che non possono fare le stesse cose del resto della classe ma con materiali possono apprendere le stesse cose dei loro compagni di classe ma impiegandoci più tempo, oppure bambini che necessitano di un programma didattico personalizzato.
Senza prenderci in giro, sappiamo perfettamente che alcuni bambini non potranno mai arrivare a certi livelli d'istruzione ma quello che credo sia importante è che a ognuno di loro sia data una possibilità di apprendimento, a prescindere dal programma delle insegnanti.
Mi è capitato anche di trovarmi davanti a bambini che con i libri cartacei non riuscivano ad "afferrare" il concetto ma che tramite il gioco o il disegno hanno appreso di più di quanto avrebbero fatto se avessero dovuto seguire lo stesso metodo usato per insegnare a tutto il resto della classe.
Ci sono bambini che possono avere difficoltà più o meno gravi, più o meno evidenti sia a livello cognitivo che motorio. Ho visto bambini che tramite i carrelletti riuscivano a rendersi parzialmente autonomi, o bambini che dovevano essere totalmente aiutati perché non avevano i muscoli delle gambe in grado di sorreggerli, bambini che con un aiuto riuscivano anche a giocare in giardino o andare in palestra a fare ginnastica con il resto della classe, bambini iperattivi a cui non potevi togliere gli occhi di dosso, nemmeno per un momento altrimenti non sapevi cosa sarebbero stati in grado di fare (dal correre fuori alla classe al tirare pugni o lanciare oggetti).
Come ho già detto, però, quello che mi è piaciuto tanto è stato come il resto della classe "ha preso la diversità" del loro compagno/compagna.
Tanti giocano, scherzano e non "vedono" nessuna diversità tra loro e il loro amico, tanto da rifiutare di fare alcune attività se il loro compagno non può andare con loro.
Queste sono le classi che bisognerebbe avere in ogni scuola, ma forse non sempre è cosi..
Ciò che più mi piacerebbe è che questi compagni, con il crescere non perdano di vista il fatto che tutti siamo uguali, seppure tutti diversi, a prescindere da come ci muoviamo, parliamo o capiamo ciò che ci viene detto.
Giulia Cordovani, Assistente educativo (AEC) nelle scuole - Roma
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