Torna nella homepage
 
n.47 novembre 2014
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:21 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Il bisogno di una lingua comun... >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
  Pag Argomento
HomePage   HomePage
Pagina Didattica Laboratoriale 2 Didattica Laboratoriale
Pagina Orizzonte scuola 3 Orizzonte scuola

Ricerca avanzata >>>
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Il bisogno di una lingua comune
Quando un gruppo di bambini di diverse etnie comincia a frequentare la scuola...
di Bono Liliana - Intercultura
Insegno a Torino, alla Scuola Primaria G. Parini, non lontana dai mercati di Porta Palazzo, un porto di mare.
Al momento, la percentuale di bambini stranieri iscritti è del 75,3 %, in aumento.
Arrivano bambini in ogni periodo dell'anno, qualche volta alcuni alunni non si rivedono alla riapertura della scuola dopo le vacanze estive: famiglie tornate al Paese d'origine, non ce l'hanno fatta.
Come deve essere doloroso, e faticoso e difficile lasciare la propria casa, i propri amici e parenti per approdare, con mille pericoli, in un'altra terra, lontana, forse ostile, di cui non comprendi lingua e abitudini, magari con due o tre bambini ancora piccoli!
E dopo tutto questo, dover tornare indietro senza più speranza.
Io a scuola faccio quello che posso per insegnare, non è sempre facile, specie con alcune etnie particolarmente chiuse e lontane. I bambini cinesi faticano ad imparare l'Italiano. Qualcosina di Cinese l'ho imparato perfino io, e qualche parola in Rumeno, poca roba in Marocchino.
Anche le maestre imparano a fatica, a quanto pare!

Ma io sto bene dove sto, e mi piace provare e cercare strade per avvicinare e comunicare.
Ho sempre usato i colori per distinguere le vocali e le sillabe. Questo si è rivelato un ottimo metodo per insegnare la lingua italiana ai bambini stranieri, perché il colore veicola bene il suono, essendo internazionale. Il guaio è che molte volte i bambini imparano a leggere e scrivere sì abbastanza velocemente, ma senza comprendere il significato della lettura.

Il difficile è imparare a comunicare,
allora lì ho dovuto inventarmi qualcosa di nuovo. Ho chiamato in gioco le emozioni, cercando proprio di immedesimarmi nella comprensibile confusione di questi bambini venuti da lontano, cercando tra le loro paure e la loro rabbia, i loro bisogni e magari la voglia seminascosta (la mia e la loro) di giocare ancora, di essere semplicemente bambini, se vogliamo, di sognare.
Abbiamo sperimentato con il teatro, la danza, il disegno e il canto, abbiamo visionato e riprodotto opere d'arte e danze celebri. In particolare, collocando nel fantastico le paure, abbiamo imparato e messo in scena la coreografia di "Thriller!"di Michael Jackson, collaborando con il laboratorio Mus-e.
I miei alunni cercavano un modo per esprimersi, e anche un motivo che li spingesse a non scoraggiarsi.
Io cercavo centri di interesse che potessero divertirli, impegnarli e che fossero e fornissero materiale comune per comunicare.
Per questo motivo abbiamo ballato, cantato, dipinto e giocato (e poi naturalmente letto, scritto, raccontato e inventato): noi avevamo bisogno di fare insieme, di unirci in qualcosa che fosse un po' nuovo per tutti, di fare esperienze comuni.
Tutto è partito da una festicciola di Halloween che avevo organizzato a scuola, e dal fatto che il mio alunno Francesco (che non aveva mai visto un pennarello prima) si appassionasse tanto al disegno e al colore degli addobbi da ripetere in continuazione la parola "zucca", la sua prima parola in Italiano, chiedendomi di disegnargliela ogni momento. Anche gli altri bambini volevano la zucca, il fantasma, la strega e lo zombie, e la musica. Abbiamo provato a mettere insieme gli ingredienti.
Ci siamo divertiti tanto e tutti imparavano come può essere bello imparare, soprattutto insieme, anche se è faticoso. Imparare è la sola cosa che meriti di essere imparata, diceva qualcuno.
"Zucca" è tuttora la parola preferita di Francesco .

Altra esperienza fortemente motivante è stata l'invenzione e la scrittura di un racconto sul tema del viaggio.
Naturalmente la scelta dei bambini è caduta su un avventurosissimo viaggio di andata - ritorno verso casa. Anche un po' sfortunato, devo dire: aerei che cadevano, isole deserte con dinosauri e cannibali, e non la finivano mai di parlare! Confusione, disordine e un discreto persistente rumore in aula, ma perdinci stavamo comunicando. Era quello che volevo!
Scelte le tappe e poi scritte inizialmente da me alla lavagna (una vetusta lavagna a muro dove le scritte quasi non si vedono più), poi dai bambini alla lavagna, poi ognuno sul proprio foglio, con slancio e fatica, scopiazzando (ma sì, intanto tenevano in mano una matita!), bisticciando, imparando a conoscersi, imparando la lingua senza che nessuno (quasi neppure io) se ne accorgesse.

Quando un gruppo di bambini di diverse etnie comincia a frequentare la scuola, emerge molto presto il bisogno di una lingua comune, specie se insieme si svolgono delle attività, se si fanno esperienze, perché bisogna trovare il modo di chiamarsi, riconoscersi, esprimersi e raccontarsi.

E, ancor di più, bisogna poter bisticciare, perché è un sollievo immenso poter dire di metter giù le mani dal tuo astuccio, o dire che quella è la tua merendina, o poter riferire alla maestra che il compagno t'ha ficcato un dito nell'occhio.
Una lingua per bisticciare, per poter "fare la spia".
Ne hanno talmente bisogno, questi bambini un po' sperduti, che dopo la soffiata se ne vanno via contenti, non importa che cosa tu poi faccia. Il bisogno di riferire all'adulto è soddisfatto, ed è quello che conta. Conta poter difendere e anche offendere. Magari si sceglierà poi di non farlo, ma intanto, che si possa.
Quando si mette su uno spettacolo di danza, si riproduce insieme un dipinto, si impara a formare un coro, si litiga parecchio (adulti e bambini): ci si parla ancora prima di avere le parole.
La paura diminuisce, l'iniziativa aumenta, e poi è meno teorico e lontano raccontare, anche per iscritto. Ed è un sacco divertente leggere i pensieri degli altri quando riguardano cose fatte insieme, quindi riguardano anche te.

Liliana Bono, docente scuola primaria"G. Parini" - Torino
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
 

G.T. Engine Powerd by Innova Servizi Roma Via Appia Nuova 882- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional