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n.13 maggio 2011
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Il bugiardino che mette in guardia
Dove stanno andando i nostri figli/alunni?
di Damiano Maria Antonietta - Organizzazione Scolastica
Provate ad entrare all'improvviso in un'aula di scuola dell'infanzia e soffermatevi ad osservare i bambini che giocano. Chi con i pupazzetti anima i personaggi in un solitario gioco dei ruoli, chi tenta costruzioni sovrapponendo cubi e dando un significato fantastico al tutto, chi improvvisa con il compagno un mercatino di finti ortaggi e finti soldi, chi, nell'angolo della cucina, finge di essere cuoco e serve dei piatti pronti ai compagni, chi, non riuscendo a trovare nulla o occasione per "mettersi in gioco"....disturba.

Osservando l'impegno con il quale agiscono, si immedesimano, si arrabbiano, è impossibile non capire che per quei i bambini, per tutti i bambini, il gioco è un "lavoro", essenziale, importante che va ben oltre il perdere o impiegare il tempo, è una necessità.
E poiché, io ritengo, spesso noi dimentichiamo di essere dei mammiferi e perciò apprendiamo attraverso tutti i sensi, man mano che il bambino cresce ha bisogno di attivarli tutti, di mettersi in gioco totalmente, con tutta la sua fisicità perché anche da essa, e in essa, trova appoggio per costruire le sue conoscenze.
Vi porto degli esempi che potrebbero sembrarvi banali ma che, ai fini dell'apprendimento, e non solo di quello scolastico ma di quello che ci segue e che noi continuiamo a costruire in tutto l'arco della vita, risultano basilari.

Prendiamo per esempio un bimbo che gioca in un prato, scava nella terra, tira sassi, si arrampica su un tronco......lo osserviamo e per noi sta semplicemente giocando. Lui, invece, sta facendo molto di più: sta provando tutti i suoi sensi e costruisce conoscenze.
Toccare la terra infatti vuol dire, anche in maniera inconsapevole, interiorizzare il concetto di: liscio, ruvido, umido, sporco, appiccicoso, leggero, pesante, grande, piccolo......categorie che gli serviranno a scuola, e non solo, per riconoscere gli oggetti e collocarli nella giusta dimensione spaziale.
Correre, arrampicarsi, giocare a nascondino, significa interiorizzare il concetto di alto, basso, lontano, vicino, esistenza di un oggetto anche se non visibile (nascondere), e tutto ciò gli servirà per costruire conoscenze topologiche/geografiche/geometriche oltre che storiche.
Sfidare i compagni al gioco della campana o al gioco dei birilli vuol dire mettere alla prova il senso di equilibrio, di coordinamento oculo-manuale, di pressione e di prensione, di dosaggio della forza...

Tutti i pedagogisti appartenenti al cosiddetto "Attivismo pedagogico" hanno sempre sostenuto che "il bambino non viene a scuola solo con la testa" per mettere l'accento sulla necessità di attivare anche nel lavoro didattico ogni potenzialità del bambino compresa quella fisica, manuale.

La didattica laboratoriale poggia su tali presupposti, profondi e condivisi.
Quando insegnavo, uno scoglio che incontravo spesso con i genitori era quello del convincerli a "perdere tempo" ad insegnare piccole cose ai bambini al fine di renderli il più possibile autonomi. E prima possibile, perché i primi anni di scuola sono i più fecondi per l'apprendimento di abilità trasversali!
Un esempio per tutti. Nella Scuola dell'Infanzia i bambini trovano, ovviamente, una notevole difficoltà nell'allacciarsi le scarpe, tanto che l'insegnante viene chiamata spesso perché provveda, oppure si chiede aiuto ad un compagno, e alcune maestre provvedono ad attaccare al muro una scarpa con i lacci perché l'alunno si...eserciti (attenzione, però, allacciare le proprie scarpe è diverso che allacciare le scarpe ad un compagno perché cambia la prospettiva! Per esempio da questo gioco è facile individuare il bambino mancino).
Per tale motivo io chiedevo, ormai in prima classe, l'aiuto ai genitori perche "perdessero tempo" ad insegnare ai propri figli ad allacciarsi le scarpe, ma non perché non volessi aiutarli. Il discorso era molto più semplice e più complesso allo stesso tempo.

Tutto ciò che richiede l'uso proprio ed esperto delle dita, infatti, esercita il bambino alla micromanualità (all'uso delle forbici, sempre più preciso nel seguire una linea, all'uso via via della matita, del colore....) abitua il cervello ad azioni sequenziali (prima-dopo) consolida la lateralizzazione (destra-sinistra) tutte categorie necessarie, successivamente, a costruire la logica matematica e la logica spaziale.
Aver ben consolidato il concetto di destra e di sinistra vuol dire collocare giustamente gli oggetti nello spazio, agevolare l'apprendimento geografico, nell'orientare, per esempio, una cartina; vuol dire aver bene in mente l'immagine del CENTRO che, nell'apprendimento matematico, corrisponde allo Zero ed essere agevolati, quindi nel dislocare a destra dello zero stesso i numeri positivi e a sinistra quelli negativi. Allora se allacciare le scarpe, semplice e necessaria operazione quotidiana, permette al bambino di appropriarsi di tutte queste abilità che sono prerequisiti di apprendimenti successivi, e gli consente inoltre di affrancarsi dall'adulto e di aumentare la propria autostima per "mettersi in gioco" con i coetanei con maggiore sicurezza, perché non farlo?
E' davvero un "gioco"!
Sì, ma prima o poi l'imparerà! Certo, per fortuna c'è l'autoapprendimento, ma con quali tempi, e con quali e quanti confronti??

Gli ultimi studi di neurologi e pedagogisti, sulle nuove generazioni di bambini concordemente definiti "nativi digitali" (rispetto a noi adulti "immigrati digitali") per la loro predilezione con "passatempi informatici", dal mutamento nelle loro abilità rilevano anche un mutamento a livello di neuroni. Questi infatti appaiono molto più attivi e reattivi permettendo loro di fornire risposte pronte (specialmente quelle motorie, pensate dai semplici sms ai giochi di pc) e di portare avanti più compiti contemporaneamente (la cuffietta nell'orecchio, la chat sul pc, uno sguardo al libro..).
In tali giochi scarso, se non totalmente assente, è il confronto con l'altro, la relazione con il compagno, il riferimento umano.

Il "bugiardino" che troviamo in ogni medicinale che prendiamo per conservare la nostra salute, ci avvisa anche dei suoi effetti collaterali. Il bugiardino che ci mette in guardia dagli effetti collaterali di questo modo unilaterale di procedere nell'apprendimento dell'uomo, non ancora lo abbiamo, ma io sono convinta che l'attenzione di un genitore e l'atteggiamento privo di pregiudizi di tutti gli educatori potranno tenere a bada le prime avvisaglie di un comportamento (del proprio figlio o del proprio alunno) improntato alla scarsa relazione con gli altri, alla poca socializzazione, al poco "mettersi in gioco" di un ragazzo che privilegia confrontarsi con una macchina piuttosto che confrontarsi con un compagno.

Maria Antonietta Damiano, Dirigente scolastico, I.C. Via Nobiliore - Roma
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