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n.18 dicembre 2011
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Articolo 'IL BUIO OLTRE LA SIEPE'  >>>
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IL BUIO OLTRE LA SIEPE
Una storia ancora attuale
di Crasso Antonella - Integrazione Scolastica
Uno dei film più belli che io abbia mai visto, uno di quelli che ti rimangono impressi nel cuore e nella memoria è "Il buio oltre la siepe". La prima volta che l'ho visto ero solo una bambina, avrò avuto nove o dieci anni e certamente allora non compresi tutto della vicenda, ma qualcosa di quanto raccontato è rimasto poi lì negli anni, sedimentandosi dentro di me: forse un po' di quello che sono, quello in cui credo e per il quale mi sono sempre battuta nasce da quelle prime emozioni.

In breve LA STORIA: è il 1932, sono gli anni della Depressione e nella cittadina di Maycomb, in Alabama, profondo sud degli Stati Uniti, vive l'avvocato Atticus Finch con i suoi due figli, Scout, una ragazzina ribelle e un po' maschiaccio che ha già un suo profondo senso della giustizia ed è la voce narrante del film, e il fratello Jem.Le giornate dei due ragazzini ruotano attorno ad una casa chiamata "casa degli spettri", all'interno del quale vive rinchiuso Boo Radley, un malato di mente che essi non hanno mai visto ma che è centro della loro curiosità: come per tutti i ragazzini, quella casa e il suo misterioso abitante esercitano su di loro una fascinazione terribile e meravigliosa.

La pace della cittadina viene scossa quando un giorno un agricoltore violento e ubriacone, Bob Ewell, denuncia allo sceriffo il nero Tom Robinson, accusandolo di avergli sedotto la figlia diciannovenne: l'uomo si proclama innocente e la sua difesa viene affidata proprio all'avvocato Finch, il quale, dopo essere riuscito ad evitare il linciaggio dimostra l'infondatezza dell'accusa, umiliando davanti a tutti Bob Ewell e denunciandone i vizi: tuttavia l'odio razziale e il pregiudizio sono troppo forti e Tom viene condannato lo stesso.

La vicenda di Tom si conclude tragicamente, perché questi, schiacciato da una società retrograda e razzista affronta il processo con arrendevole rassegnazione, convinto lui per primo che non esista una possibilità di riscatto per la gente di colore; così, invece di attendere il ricorso in appello fugge e viene ucciso da un secondino.

Passano alcuni mesi e la vicenda viene pian piano dimenticata, ma intanto Bob Ewell, che aveva giurato di vendicarsi di Atticus, mette in atto la sua vendetta in quella che è la scena più memorabile ed indimenticabile del film. La sera di Ognissanti i bambini vanno ad una festa che ha lo scopo di promuovere i prodotti tipici della regione, perciò Scout è insaccata dentro un vestito da prosciutto che le lascia solo due buchi per gli occhi e non le concede altra libertà di movimento; al ritorno dalle festa i due devono attraversare un campo, la loro casa non è lontana, ma la notte è terribilmente buia, in giro non c'è nessuno e, in un crescendo di suspense, esaltato dal bianco e nero, i due ragazzini si rendono conto di essere inseguiti da qualcuno che si ferma quando loro si fermano e riprende a camminare quando anche loro lo fanno. Improvvisamente Bob Ewell assale i due ragazzini e ferisce Jem, che tenta di salvare la sorella: interviene però provvidenzialmente uno sconosciuto che uccide l'assalitore e salva i due ragazzi, e che altri non è se non Boo Radley, l'abitante della casa misteriosa che si era affezionato ai due ragazzi, spiando ogni giorno i loro giochi dalla finestra della sua casa.

Indimenticabili I PERSONAGGI:
io ho sempre amato Atticus Finch, interpretato da un meraviglioso Gregory Peck al culmine del suo fascino, nel ruolo di un avvocato che si batte per la giustizia al di là di ogni pregiudizio e cerca di insegnare questo ai suoi figli, i quali crescono con dei valori profondi e una capacità critica non comune a quell'età;

poetica e struggente la figura di Boo, il "matto", diremmo oggi un disabile: con una sensibilità e un cuore pieno di poesia, osserva di nascosto i bambini giocare, perché non esce mai di casa, osserva un mondo che è racchiuso e limitato dalla sua finestra, un mondo del quale vorrebbe far parte ma non può, cosciente della sua inadeguatezza: eppure è proprio il suo animo gentile che lo spinge a lasciare ogni giorno dei piccoli regali per i bambini all'interno del cavo di un albero, dei tesori che per loro hanno un valore meraviglioso, un pacchetto di gomme, delle figurine, una vecchia medaglia, delle statuine che li raffigurano..finché un giorno la stoltezza umana, come sempre interviene e il cavo dell'albero viene murato con del cemento, così viene tolta a Boo anche quella piccola possibilità di integrazione..non ci ricorda qualcosa? Infine è proprio lui, che non si vede mai, che salva la vita ai due ragazzi, premiando in qualche modo il fatto che essi non lo hanno rifiutato, ma hanno cercato e accettato i suoi doni e la sua amicizia, scevri dai pregiudizi della società e grazie all'insegnamento paterno.

Una figura emblematica di un certo modo di pensare e di agire è quella di Bob Ewell, violento ubriacone, appartiene a quella categoria di persone che in America viene definita "white trash", spazzatura bianca: nonostante Atticus ne smascheri il carattere, la giuria, composta da povera gente di campagna, condanna il nero, perché non si può credere alla parola di un nero contro quella di un bianco, anche se il bianco è quello che è.

Il film induce quindi una riflessione che appare ancora valida, e cioè che il rischio di intolleranza, di razzismo, della discriminazione che trascende ogni razionalità e nega ogni evidenza è fortemente legata alla ignoranza, a quei settori della società che non hanno altro da difendere se non il colore della propria pelle bianca.

Nel titolo stesso è contenuta lA MORALE: il buio è IL BUIO DELL'IGNORANZA, ciò che non si conosce fa paura e fa fare cose orribili agli uomini di ogni tempo, e quindi il grande messaggio del film è che il sapere illumina la vita. L'idea della "luce" intesa in questo senso è presente anche in una delle scene finali del film, quando finalmente l'inquadratura mostra Boo che esce da una zona scura dietro una porta e viene improvvisamente colpito dalla luce, così che Scout può vederlo, scena che è metafora di tutto il suo ruolo nel film: il buio al quale era legato nella prima parte del film riproduceva le paure dei bambini in relazione a ciò che non capivano e non conoscevano... ora la luce finale rappresenta la comprensione, da parte di Scout, e il superamento delle proprie paure, come in un rito di passaggio.

Oggi, come insegnante, penso che di questo film, per le tematiche affrontate che sono sempre di scottante attualità, per la sensibilità della regia, per tutta la vicenda, che viene narrata sempre dal punto di vista dei bambini, possa essere proposta la visione nelle scuole, perché si presta davvero a tanti spunti di riflessione: la convivenza tra culture diverse, il razzismo, il pregiudizio, l'idea della disabilità. Io l'ho già fatto, con risultati sorprendenti.

Per concludere, cari colleghi insegnanti e non, potremmo fare nostra la frase che è lo slogan della festa dei prodotti agricoli di Ognissanti, in seguito alla quale avviene l'aggressione a Scout e a Jem: "ad astra per aspera", che letteralmente significa "dalle stalle alle stelle". I tempi lo richiedono...diamoci da fare!

A proposito... in questi giorni di festa io affitterò il film e lo rivedrò con i miei figli. E voi?

Antonella Crasso, docente di sostegno SMS E. Majorana - Roma
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