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n.86 ottobre 2018
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Oggi è il giorno:21 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Il calendario meteorologico della scuola
Cambi climatici non del tutto prevedibili
di Rosci Manuela - Editoriali
Chissà se l'inizio della scuola collocato nella stagione ancora estiva sia voluto, per ammorbidire le polemiche sul fatto che gli istituti sono chiusi per una pausa troppo lunga o perché non si arriva mai ad affrontare il tema della stagione "estate"; la ripresa a metà settembre permette di approfondire anche questo prezioso periodo, appena sfiorato dagli impegni scolastici.
Dare l'avvio dell'anno scolastico a metà settembre è davvero più adeguato rispetto all'antica data del 1° ottobre, quando si camminava tra le foglie secche, gialle e arancioni (primo oggetto da portare a scuola, insieme ai ricci delle castagne)? Non lo so, le scelte certamente rispondono anche alle esigenze di una società che ha cambiato il suo stile di vita.
Non vuol essere certo una nota nostalgica del tempo andato, solo la considerazione che tornare a scuola nella stagione ancora calda (molto calda, quest'anno!) è davvero impegnativo, su tutti i fronti: gli sguardi degli alunni sono persi, vagano nel vuoto, alla ricerca di punti di riferimento noti ma spesso dimenticati durate la chiusura. Il caldo vissuto nelle classi, o meglio dire nelle "serre" scolastiche, incombe anche sugli adulti, in affanno verso la definizione del percorso da svolgere, sconvolti da una terminologia che sembra cambiare solo la facciata della scuola: che sarà mai abbandonare il programma e la programmazione per pianificare e progettare percorsi significativi? In fin dei conti è quello che abbiamo sempre fatto!

E mentre si cerca di ritrovare nella routine la sicurezza di ciò che andiamo a fare nella quotidiana vita di scuola, l'autunno arriva, almeno sulla carta, ma non puoi trattarlo alla stessa maniera di sempre perché mancano i colori con cui di solito noi, e i nostri amati libri, lo sappiamo raccontare. Dalle nostre parti ancora non ci sono foglie gialle e rosse, tantomeno quelle marroni e un po' rinsecchite; dovremmo forse chiedere uno spostamento del solstizio d'autunno (quest'anno il 23 di settembre) per mantenere care le nostre tradizioni oppure riconoscere alla stagione entrante pari dignità delle precedenti annate, con l'accortezza di trattarla in maniera differente (il rapporto tra il buio e la luce, ad esempio?), con la curiosità di capire che "diversamente" si può, che sebbene qualcosa rimanga sempre stabile (le stagioni ... un po' come la scuola), la lettura e l'interpretazione che se ne dà può essere differente. È un cambiamento non tanto esterno (sempre di Autunno si tratta!) ma interno, di atteggiamento mentale, di disponibilità d'animo ad accettare che anche il noto ha bisogno di reinterpretazione.
Avviati i lavori, e assolte quelle incombenze che per alcuni prendono il nome anche di "verifiche d'ingresso", procediamo spediti a goderci il cambio climatico: non più caldo insopportabile ma una temperatura che tiene in sospeso i nostri corpi, tra il freddo risveglio del mattino e le perturbazioni paragonabili a comportamenti "instabili" di alcuni componenti della classe. Variazioni si riscontrano nelle diverse aule ma il tempo è caratterizzato un po' ovunque da schiarite (apprendimentali) con qualche sprazzo di luce (nei più volenterosi) fino ad avere una stabilità, con cielo sereno e temperature gradevoli soprattutto nelle classi dove lo sviluppo delle competenze è continuo nel tempo. Fortunati loro!
Scorrendo il calendario alla ricerca della prima pausa "di riflessione", arriveremo così agli inizi di novembre, quando, ci auguriamo, la risposta psicofisica dei più influenzerà di gran lunga il clima interno, scaldando gli animi in attesa che il tepore metta fine al battito dei denti di quanti, tra gli alunni imbacuccati, non ne vogliono sentire di lasciare giacca e guanti per affrontare le fredde temperature registrate in classe. Anche in questo periodo la differenza potrebbe essere dovuta alla stabilità del clima emotivo sperimentato nelle classi, dove si corre già per la seconda Unità di Apprendimento: <b>capire il significato di quello che si fa, partecipare, collaborare e riflettere, sentirsi parte attiva nella costruzione del progetto e non solo fruitore di conoscenze preorganizzate, rende tutti più capaci di affrontare le intemperie, quelle esterne ma anche quelle che si possono scatenare all'interno del gruppo.

Con Dicembre si entra nel clima natalizio, è tempo di sentire il freddo che non sempre si fa pungente nelle strade, forse soltanto dispettoso: vorresti aver già consolidato metà "programma" ma ti accorgi che "le teste ben fatte" vogliono tempo e spazio per capire, per partecipare, per riflettere, per avere tempo ... Ma Natale porta con sé i doni e sotto l'albero vogliamo trovare la tranquillità di aver sistemato le carte richieste, le votazioni del primo quadrimestre (o quasi), le annotazioni ad alcuni genitori, qualche nota di demerito (per note di merito ci stiamo ancora attrezzando).
Velocemente si scivola verso gennaio e la befana porta via le vacanze invernali. Il rientro segna instabilità atmosferica, con sfuriate su tutti gli alunni che non tengono il passo, con minacciose nubi nere che non presagiscono nulla di buono sulla scheda di valutazione del primo quadrimestre.
Passata la tempesta (la valutazione di primo quadrimestre), affiora all'orizzonte l'idea di far festa a carnevale: perché rifiutare di celarsi dietro maschere che possono interrompere la routine? Certo è che se anche il carnevale si potesse inglobare nel progetto didattico, allora sì che ne vedremmo delle belle, con un tempo creativo e gioioso su tutto l'arco scolastico.
Marzo arriverà e porterà con sé, forse, aria di primavera. Ci accorgeremo allora che le giornate si fanno più lunghe, non si uscirà più da scuola e ...fa subito notte. Se abbiamo seminato bene in autunno (e se ancor prima abbiamo bene arato), in primavera sbocceranno i nostri fiori, quelli per cui abbiamo ansimato durante tutto il tempo, un po' fiduciosi, un po' tormentati dall'immobilismo percepito. Eppure sotto la coltre superficiale (forse la neve anche per loro?), gli alunni hanno immagazzinato, digerito, elaborato, ripensato in maniera originale a quanto fatto nei giorni indietro, da quel fatidico e afoso giorno di settembre in cui hanno rimesso piede a scuola. Non sembrava eppure si sono mossi, si sono trasformati; stanno utilizzando quello che sembrava il più delle volte caduto nell'indifferenza. Ci sono. Ognuno a modo suo. Dopo le vacanze di Pasqua il panico: il tempo per "fare" sta per scadere anche quest'anno. La corsa a chiudere ciò che è stato avviato a tratti diventa folle, il cielo, seppur limpido, spesso si rannuvola e ci regala pioggia e grandine. Arriveremo anche questa volta al termine, ancora una volta senza poter toccare l'estate a scuola, senza poter "fare" qualcosa sulla stagione estiva.
Per fortuna che il tempo per "essere" e per "diventare" non va mai in vacanza.
Il "fare insieme" ci ritroverà nuovamente a fine estate, un'altra volta insieme (forse!), in una classe più alta.

Ora che abbiamo visto dove arriveremo, qual è la nostra rotta scandita dal calendario atmosferico nelle scuole, possiamo tranquillamente riprendere da qui, dal presente e affrontare ogni perturbazione perché tanto di questo si tratta: un cammino fatto insieme con un clima variabile.
Importante quindi pianificare dove voler arrivare (TRAGUARDI DA RAGGIUNGERE), quali strade percorrere (OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO DA CONSEGUIRE), optare per contesti in cui il clima sia di condivisione e la temperatura adeguata (PER OPERAZIONI METACOGNITIVE).
Ma si sa, le previsioni meteorologiche non sempre sono attendibili e forse il tempo sarà ancora migliore del previsto. Non fatevi però ingannare da queste anticipazioni: gli articoli di questo numero vi scalderanno subito e vi accompagneranno in una riflessione dalle tinte social e dagli apporti tecnologici.
Un augurio per tutti noi di buona lettura


Manuela Rosci
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