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n.61 marzo 2016
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Oggi è il giorno:18 Dicembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Il cambiamento spaventa'  >>>
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Il cambiamento spaventa
Uscire dallo schema routinario con cui si pensa alla scuola
di Rosci Manuela - Editoriali
Siamo arrivati anche quest'anno al momento cruciale: la primavera prende il posto dell'inverno (forse quest'anno si è dimenticato di entrare in scena!), l'ora legale ci regala più ore di luce solare, la Pasqua ricorda una Resurrezione che sollecita a ri-cominciare con un nuovo passo. Le persone di scuola, tutti compresi (bambini e ragazzi, docenti, dirigenti, collaboratori e genitori), fanno pausa prima di prendere la rincorsa e tutto d'un fiato poi arrivare a fine anno scolastico.
I mesi che rimangono -aprile, maggio e uno spicchio di giugno- sono però determinanti perché si avverte la scadenza che obbliga tutti a presentare il bilancio di quanto è stato prodotto, sia in termini di sollecitazioni da parte dei docenti, sia di conquiste da parte degli alunni.
Eppure quest'anno avverto un'aria nuova, una predisposizione diversa nei confronti del lavoro scolastico. Probabilmente la sensazione è alimentata dall'incontro con tanti docenti-corsisti che frequentano i nostri percorsi di formazione sulla 'Didattica per competenze', avviati sul territorio di Roma e Provincia in collaborazione con la Casa editrice Giunti Scuola.
La maggior parte di loro ha scelto di frequentare il corso e quindi si tratta prevalentemente di un 'pubblico selezionato', motivato a capire, a mettersi in gioco, a cambiare passo. A cambiare. Perché di questo si tratta: è necessario attivare un nuovo passaggio che traghetti le persone di scuola dalla vecchia idea di programmare i contenuti da trasmettere a quella di pianificare interventi per raggiungere traguardi. Non si tratta dei traguardi personali del singolo docente che 'esaurisce' il programma disciplinare, ma di una costruzione con-divisa con gli alunni, oltre che con i colleghi di classe, di un piano di lavoro che faccia diventare tutti sempre più 'competenti'.
Apparentemente sembra un cambiamento alla portata di tutti e, invece, richiede una maturità personale, ancora più che professionale, per accedere a quelle fonti interne, a quell'energia interiore che può favorire oppure ostacolare il proprio cambiamento.
Ma cosa si chiede in realtà al docente, cosa dovrebbe modificare, come dovrebbe cambiare un docente?

In primis, uscire dallo schema abitudinario in cui pensa la scuola, gli alunni, le famiglie.
Il mondo della scuola è un ambiente in cui si tende a replicare ciò ha funzionato anche quando le condizioni sono notevolmente mutate. Prima di avventurarsi sulla strada del nuovo, le resistenze la fanno da padrone; la preoccupazione è che il nuovo implichi di norma difficoltà, maggior lavoro, responsabilità forse non dovute. Eppure l'esigenza di stare a scuola diversamente è sentita dai più che lamentano un appesantimento nell'attività così svolta ma intraprendere una strada nuova ... sappiamo come viene intesa. Il coraggio di andare 'fuori schema' significa uscire dai parametri coercitivi con cui si è soliti appiattire il lavoro scolastico per accedere alla dimensione più creativa, più interpretativa del ruolo docente prescelto, avventurandosi nella ricerca di azioni nuove, non ancora sperimentate, di cui però si intuisce la potenzialità.
Ma, come dicevo, la scuola è ricca di risorse umane che guardano al nuovo con rispetto, con riflessione e allo stesso tempo con determinazione. Prendo a prestito le parole di alcune corsiste: "La tradizionale didattica d'insegnamento non ci fornisce esperienze di apprendimento per lo sviluppo delle competenze e trovo che << ricercare e sperimentare>> senza dei suggerimenti sia come <<brancolare nel buio>>. Mi aspetto quindi da questo corso di acquisire la capacità di smontare come un puzzle la mia idea di didattica e ricostruirla usando i pezzi che già possiedo... un'occasione di confronto con i colleghi durante la messa in atto di questo processo (Francesca Bellomi)... Mi aspetto di riuscire nell'intento della flessibilità, della trasversalità e non rimanere ancorata a certezze che possono rassicurare ma impediscono o comunque rendono difficoltosa la presa in considerazione di altri punti di vista (Roberta Parisi)... Vorrei costruire percorsi didattici concreti, che illustrino le modalità di svolgimento delle attività, i passaggi operativi che i ragazzi devono compiere, le azioni e le attenzioni di noi insegnanti, avendo al centro <<cosa l'alunno deve fare>> e <<come>>, individualmente, in gruppo o a classe intera, affinché possano giungere alla scoperta di conoscenze significative e all'acquisizione di abilità e competenze (Edvige Casanova)."(1)

Si tratta di docenti che sono già in moto ma sappiamo bene che la spinta al cambiamento non è mai presente in tutti allo stesso tempo e allo stesso modo: percorsi personali e professionali collocano ognuno di noi all'interno del proprio ciclo di vita e la capacità di interpretare il nuovo è determinata da quali vantaggi intravediamo o da quali attuali sofferenze vogliamo allontanarci. Eppure il cambiamento può avere un effetto contaminante su chi ti è accanto, certo non su tutti. E' vero anche che un gruppo statico può avere la forza di rigettare chi osa cambiare, può mettere all'angolo chi la pensa diversamente. Per questo motivo ritengo necessario allearsi con i colleghi che senti sulla tua "lunghezza d'onda" e mettere in pratica il nuovo modo di approcciare il sapere degli alunni per aiutarli a tradurlo in un sapere agito, adattivo, che li aiuti a risolvere ciò che ancora non hanno sperimentato ma che possono risolvere attingendo al loro patrimonio.

Cosa dovrebbe allora fare un docente per essere proteso verso quel cambiamento evolutivo necessario alla specie umana, soprattutto a quella che si occupa di formazione?

L'autorevole parere dell'ispettore tecnico Giancarlo Cerini sembra poterci condurre sulla buona strada, quella possibile e accessibile a tutti ... coloro che credono che valga la pena guardare diversamente al proprio lavoro: "Valorizzare ciò che i bambini già sanno e portano da casa (e dai media) ma facendolo evolvere; favorire l'esplorazione e la scoperta (la problematizzazione è l'apripista della conoscenza); incoraggiare l'apprendimento collaborativo, anche con il supporto delle tecnologie e della didattica laboratoriale; promuovere la consapevolezza del proprio modo di apprendere (ed è già metacognizione); personalizzare i percorsi, avuto riguardo alle presenze 'plurali' nelle nostre classi (e non è solo questione di Bes); intrecciare il valore euristico delle discipline (...) con la qualità di ambienti di apprendimento coinvolgenti, collaborativi, stimolanti... (2)
Il rischio è che le persona dicano: "Io lo faccio già!" senza rendersi conto che cercano continuamente di inserire 'il nuovo' dentro lo schema del 'già visto'. Per questo motivo, il cambiamento richiede confronto, metariflessione, possibilità di sbagliare o di non raggiungere sempre la meta. Richiede piccoli passi. Ogni meta può essere raggiunta con piccoli passi. "Anche il viaggio più lungo inizia con il primo passo"(proverbio cinese).

Prendendo spunto sempre dalle parole di Cerini: "Ciò che conta è la modalità della ricerca-azione che richiede a piccoli gruppi di docenti di affrontare specifiche questioni che emergono dalla pratica quotidiana, di farne oggetto di studio e di ricerca, di ri-provare in classe, di validare attraverso il lavoro collaborativo (con la guida di un tutor) la positività delle soluzioni." (ibidem)
Nei nostri percorsi di formazione affianchiamo i colleghi, li sosteniamo, ri-cerchiamo con loro il modo migliore per sfidare il cambiamento che è richiesto ai docenti, passo dopo passo. Chiediamo per questo ai loro colleghi, quelli che ancora non hanno approcciato le nuove richieste della scuola delle competenze, di essere indulgenti, se possibile generosi e anche un po' curiosi: non si sa mai, forse potrebbero essere contaminati positivamente e solcare l'onda del cambiamento con l'aiuto di chi ha già iniziato.

"Quando soffia il vento del cambiamento,
alcuni costruiscono dei ripari
ed altri costruiscono dei mulini a vento".
(Proverbio cinese)

Buon cambiamento a tutti!
Manuela Rosci

(1) Ringrazio le colleghe dell'IC di Riano e tutti i docenti che stanno frequentando i nostri percorsi di formazione.
(2) Giancarlo Cerini. Indicazioni 2012. Riprendiamo il filo del discorso. Dal Seminario di Scanno 1-2-3- novembre 2013 - Il manifesto di Scanno. Dieci tesi sulla valutazione
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Sono presenti 2 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito giovedì 09/06/2016 ore 12:59 da Francesca
Grazie a te, Manuela per averci dato l'opportunità di sperimentare, metterci in gioco e trasformare in "possibile" ciò che sembrava troppo arduo!!
inserito martedì 17/05/2016 ore 16:51 da luca
Brava!
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