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n 67 novembre 2016
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Articolo 'Il cerchio della competenza'  >>>
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Il cerchio della competenza
Formazioni che si intrecciano e si alimentano
di Pellegrino Marco - Formazione
In una fase storica in cui viene richiesto di certificare le competenze degli alunni è giusto che i docenti si adoperino nel formarsi sulle competenze e nel formarsi in generale.
Il piano nazionale diffuso un mese fa, molto articolato, ha suscitato già le prime polemiche, ma, indipendentemente da ciò, è innegabile la necessità per un professionista, a maggior ragione per un insegnante, di aggiornarsi in modo costante.
Più che un obbligo, la formazione va considerata un diritto e negli ultimi anni è stata addirittura un privilegio, visti i costi onerosi di corsi, convegni, testi ecc.
L'investimento finanziario da parte dello Stato incentiva, incoraggia, sostiene e guida le scelte formative della categoria ma non ha il "potere" di trasmettere ai docenti lo spirito e l'interesse per l'aggiornamento continuo. La motivazione intrinseca nell'insegnante, così come nello studente, dovrebbe rappresentare l'elemento fondamentale, la base di partenza, da anteporre a tutto: all'obbligo imposto dall'alto, alla necessità pratica di organizzare e gestire la didattica quotidiana, al bisogno di padroneggiare conoscenze e informazioni su tutto ciò che concerne la Scuola.

Chi è il docente competente?
Innanzitutto è colui o colei che non smette di imparare.

Superato questo concetto basilare, è importante dare sostanza ai tre livelli del processo: conoscenze, abilità e competenze.
Fino a qualche decennio fa bastava che il docente fosse "colto", "saggio", culturalmente ricco, depositario del sapere da trasmettere seguendo un percorso lineare, da uno a tanti, dal superiore agli inferiori (a livello gerarchico), dal piccolo al grande, ecc. Oggi non può più bastare.
Quante volte ci sarà capitato, nella nostra esperienza da studenti, di incontrare insegnanti colmi di sapere ma non sufficientemente abili a trasmetterli ai discenti? La trasmissione costituiva il parametro di riferimento principale: non riesce a farsi comprendere quindi non è un bravo insegnante. Ma il non farsi comprendere era proprio l'indicatore della qualità della pratica educativa. Nella "super conoscenza" erano incluse le abilità e le competenze, o meglio queste ultime non erano contemplate.

Nell'ultimo ventennio, con i cambiamenti di natura normativa, e non solo, tutto il sistema è stato ri-valutato: le conoscenze relative alle singole discipline sono da considerarsi punto di partenza ma non un fine, dunque sono strumento e non l'obiettivo. L'alunno, affinché impari ad essere sempre più competente, ha bisogno di un riferimento "competente", consapevole, autentico, umano. Alcune distanze si sono colmate e ciò non significa che è venuto meno il rispetto dei ruoli e dei compiti, è solo una questione di ri-definizione e di ri-collocazione delle figure partecipanti al processo di insegnamento-apprendimento.
Conoscere, per un insegnante, vuol dire padroneggiare i contenuti delle discipline, perché la padronanza degli stessi è sinonimo di consapevolezza e capacità di gestione dei processi; è necessario però che ci si ponga e nella condizione di riconoscere e manifestare anche la propria "limitatezza" nei riguardi del sapere e di alunni che a volte hanno più da offrire che da ricevere. Questo assunto rientra già nelle abilità del docente.

Un docente abile, inoltre, sa preparare un'attività, correggere un compito, compilare un registro, individuare gli obiettivi in un'unità didattica, ma quando tutto ciò si trasforma in competenza?
La competenza presuppone che il docente non perda il contatto diretto con la propria parte umana, esposta ai fallimenti, agli errori, ai dubbi e alle incertezze, e sia in grado di gestirla, rendendola oggetto di riflessione e modello di crescita.
Un insegnante competente è flessibile, in grado di prendere le migliaia di decisioni quotidiane, sulla base delle esperienze passate ma soprattutto della realtà che vive in quel momento; è cosciente delle dinamiche psico-sociali che entrano in gioco nelle situazioni scolastiche, pur non dovendo essere psicologo né sociologo; deve relazionarsi con colleghi, genitori, figure esterne e con gli alunni, occupando una posizione all'interno di un sistema circolare, senza per questo porsi nella condizione del "benefattore" o del "missionario".
L'insegnamento è una professione, dai contorni e confini precisi, che richiede passione ma non prostrazione, condivisione e non confusione. Inoltre l'insegnante deve essere a conoscenza della normativa che regolamenta il contratto di lavoro e di quella che riguarda il sistema scolastico e i diritti degli alunni, per salvaguardare la qualità dell'insegnamento più che per esercitare un "potere" sugli altri.
L'insegnante, così come qualsiasi educatore, che può ritenersi competente, non si deve irrigidire su determinate posizioni, nonostante esse si fondino su basi pedagogiche, sia teoriche che metodologiche, valide e consolidate, perché le conoscenze e le abilità sono al servizio della situazione contingente dei singoli alunni o dei gruppi. Sembra un paradosso, ma nelle circostanze quotidiane a volte ci si trova ad agire diversamente da come prassi o letteratura vorrebbero, ma è proprio nella capacità decisionale contestuale che si manifesta la competenza di cui si parla, che non è improvvisazione ma lettura efficace del momento, inteso nel breve, medio e lungo termine. Essendo la scuola luogo di acquisizione di competenze che vanno oltre l'apprendimento di nozioni e contenuti disciplinari, i docenti sono i principali artefici della creazione di un ambiente, inteso in senso fisico e logistico ma anche sociale e relazionale, in cui gli alunni possano formarsi mettendo in campo capacità trasversali, fondamentali. Bisogna costruire i presupposti affinché i discenti sviluppino "la consapevolezza di quello che apprendono, del perché lo fanno, di quando è opportuno farlo...e far sì che si sentano gestori dei propri processi cognitivi, dirigendoli attivamente con proprie valutazioni ed indicazioni operative" (Cornoldi, Caponi, 1991).

Si può concludere affermando che le competenze dei docenti devono muoversi su due grandi piste che spesso si incontrano e che fanno riferimento ad una parte più tecnica e ad una più globale: costruzione di Unità Didattica efficaci che considerano l'apprendimento nella sua nuova dimensione "modularizzata", in cui l'estrapolabilità e la collegabilità dei saperi garantiscano all'alunno il raggiungimento di una competenza spendibile in vari contesti; il riconoscimento del valore di alcuni processi sociali e relazionali che sottostanno a qualsivoglia apprendimento dinamico, funzionale e partecipato (Cappellini Vergara, 2001).


Marco Pellegrino, docente di sostegno e formatore, I.C. "Maria Montessori", Roma
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