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n. 49 gennaio 2015
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Il cinema punta l'obiettivo sui ragazzi
Insieme si può fare
di Riccardi Barbara - Orizzonte scuola
Le molteplici sollecitazioni che arrivano dai tanti film che circolano ultimamente come stelle cadenti nella notte di S. Lorenzo, soprattutto in questo periodo più che mai, sono come un evidenziatore su un argomento da studiare, un sottolineare un bisogno di attenzione verso cosa, verso chi?
Come il suono di campanelli risuonanti allarmi di attenzione nel non trascurare, nel non essere superficiali, ma vigilanti attenti in questa nostra società fluttuante/barcollante, cosa sta accadendo?
Si vive in un tempo dove regole ed attenzioni all'equo metro di giustizia vacillano alla mercè di televendite di sponsor di vanità e materialismo, annebbia/menti di valori e civiltà di saperi e del saper fare.

Mommy, Le meraviglie, Noi quattro, I nostri ragazzi, Incompresa, Boyhood, Frank, Trash, La Por ed Il ragazzo invisibile sono solo alcune esempi di sceneggiature visive con lo stesso denominatore comune, loro, i ragazzi.
Ognuna di queste trame evidenzia sistemi sociali e familiari mancanti di salvagenti e paracaduti pronti all'uso nella relazione adulti e ragazzi.

La domanda nasce spontanea: "Perché tanto richiamo sul tema adolescenziale?" E di conseguenza, l'attenzione si pone su un'altra domanda: "Dove trascorrono maggiormente le ore della loro giornata i "ragazzi" dai 3/18 anni?"
Già, a scuola.

La scuola e la famiglia viste da questa angolazione sono i due maggiori luoghi imputati dove prestare attenzione all'evoluzione fisica, psicologica e culturale di loro, il nostro futuro sul quale investire, i nostri ragazzi.
Noi operatori scolastici brevettatori audaci di sistemi di valutazione, di didattica compensativa, del fior fiore delle migliori prove Invalsi, noi fautori dell'inclusione e praticanti di Bes e Pei, GLH e GLHI nel trasmettere formazione a tutto tondo a tempo ridotto e a tempo pieno. Noi in prima linea ogni mattina che al suono della fatidica campanella entriamo in relazione con loro a più livelli, loro che si aspettano da noi qualcosa che magari non siano solo i meri indottrinamenti di saperi stampati di pagine da sussidiario o di regole e regoline teorico matematiche, loro in attesa di cosa? Di sguardi di attenzione umana su cosa sono, cosa desiderano che cosa li preoccupa o li assilla?

Questi i contenuti di storie quotidiane, fari puntati su cosa fare e come farlo per poter salvare situazioni drammatiche e inaspettate, film che raccontano fatti di cronaca conosciuti e ormai non più taciuti, senza finali fiabeschi a lieto fine. Così cosa fare? Cosa possiamo fare dirigenti, docenti, formatori, collaboratori che entriamo in contatto con loro 'per salvarli'?





La fretta, l'ansia di prestazione, le preoccupazioni nel dover sbrigare programmi ministeriali e burocrazia incalzante, cosa fanno? Ci allontano e ci distolgono dal nostro obiettivo primario, l'attenzione su di loro, sulle loro emozioni, i loro sentimenti, il loro pensare ed il loro agire, chiavi di lettura per entrare dentro il loro mondo, il loro linguaggio e capire cosa chiedono e cosa ci "dicono".

Noi formatori dalla nostra cosa abbiamo?
L'alleanza scuola/famiglia, la migliore "strategia" per superare ogni prova; e nel bagaglio a mano, abbiamo la nostra esperienza di vita che mettiamo in campo ogni giorno, prima quella fatta quando eravamo ragazzi, poi quella di noi adulti oggi. Così andiamo avanti per prove ed errori nel cercare la giusta lettura, senza troppo interpretare, cercando di capire cosa possiamo e cosa è giusto fare in loro sostegno per salvaguardarli, anzi forse meglio, ...salvarli.

Scuola & Famiglia ok, ma in questo percorso esperienziale parallelo non basta però, non dovremmo sentirci soli, dovremmo essere spalleggiati nel processo formativo con accanto la collaborazione delle Istituzione nell'essere compagni solidali, investendo maggiormente nel sistema scolastico per "IL" trampolino di lancio del futuro dei nostri ragazzi, CREDENDO UN PO' DI PIU' NELLA POTERE DELLA CULTURA che previene.

Un docente sceglie di essere docente e dirigente per credo e passione, dedizione, non può essere considerato un mestiere ad ore, non è di facile percorrenza il calcolo delle ore che si trascorrono in una scuola, non esiste cartellino che regga, non esistono ore di straordinario pagate in una scuola, sarebbe come sbancare lo Stato, perché chi lavora con i ragazzi ha una grande e bella responsabilità, la loro crescita intellettiva e formativa e non è lì a contare ed enumerare.
Sarebbe utile rinvestire in una formazione personale continua, offrendo corsi di preparazione per tutti noi mirati al bene comune, migliorarci e migliorare il nostro stato, fisico e "stato" come Stato Italiano, il nostro bellissimo paese, l'Italia.
Abbiamo un bene "tra le mani", il più prezioso per il futuro comune, la loro crescere e per questo non dovremmo essere da soli e renderci conto del grande valore umano che abbiamo di fronte ogni mattina, non si può più far finta di nulla, occorre prendere la giusta misura di quanta e quale responsabilità ha chi fa scuola e di "QUANTO VALE CHI FA LA SCUOLA" per meglio migliorare il NOI a favore di tutti.

Forse il primo cambiamento deve avvenire in noi, col credere di più in noi, in quello che è il nostro lavoro e di come lo facciamo.

Questo il mio fiducioso AUGURIO A TUTTI, soprattutto a chi oserà puntando il suo sguardo in modo fattivo/costruttivo a favore della crescita sociale.

Barbara Riccardi docente IC Via Frignani - Spinaceto - Roma e Counselor della Gestalt Psicosociale
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