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n.45 settembre 2014
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Il digitale che serve alla scuola
Le soluzioni sono state trovate
di Maurizio Scarabotti - Scuola & Tecnologia
Il ritardo e la lentezza con cui la scuola italiana reagisce da sempre all'utilizzazione dei sistemi informatici sono dettati sia dalla mancanza di infrastrutture che dalla resistenza degli insegnanti di pensare al web non solo come contenuto ma come strategia didattica. Non ha certamente aiutato la discrepanza tra azioni formative diffuse che sono state proposte nel tempo, e strumentazione disponibile a scuola. Sono stato tra i formatori all'epoca degli iniziali progetti sulle ITC, ho incontrato e formato più di tremila docenti di ogni ordine e grado e da subito è stato chiaro il limite di un investimento economico importante che non ha prodotto gli effetti sperati. Di quella prima fase di preparazione sull'uso delle nuove tecnologie rimangono ancora i segni rappresentati dai laboratori di informatica allestiti nelle scuole, non sempre utilizzati al meglio neppure oggi.

A distanza di anni la competenza digitale come descritta nelle Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 e inclusa anche nelle Indicazioni nazionali per il curricolo per il primo ciclo di istruzione (1) è certamente acquisita da una percentuale più alta di docenti che hanno consolidato quelle acquisizioni di base: pensiamo ad esempio all'uso della mail per comunicare o internet per la ricerca di info, con un più diffuso e progressivo utilizzo dei social network.
Eppure anche laddove i mezzi informatici sono a disposizione (vedi le LIM) questi strumenti spaventano ancora molti e rischiano di diventare oggetti utilizzati diversamente dal loro potenziale: emblematico l'utilizzo della LIM soltanto come schermo più grande rispetto al computer o addirittura trasformata in bacheca per raccogliere i post -it. L'ho visto con i miei occhi.
Certamente le scuole e conseguentemente i docenti non sono stati messi in condizione di utilizzare al meglio gli strumenti. L'assenza o la faticosa attivazione di internet nella maggior parte delle scuole ancora oggi toglie le gambe a molte iniziative che i docenti vorrebbero attivare e sappiamo che solo l'esperienza del fare, dello sperimentare quotidianamente rende affettivamente competenti nell'uso della pratica informatica, come per ogni altra acquisizione da trasformare in competenza spendibile.

Queste considerazioni iniziali per dire che ogni nuova proposta che vada nella direzione di implementare la dimensione scuola 2.0 ha bisogno di sostegno sia strutturale ma anche formativo per permettere ai docenti, i tanti ancora che non si muovono con agilità in questa sfera, di assolvere al compito di mettere gli alunni in grado di utilizzare quotidianamente i mezzi informatici non solo come oggetto da conoscere (gli alunni, anche i più piccoli utilizzano quotidianamente il computer) ma come mezzo utile per arrivare ad acquisire altre conoscenze. I mezzi informatici diventano fondamentali come supporto a quella didattica che tende a lavorare per nuclei interdisciplinari, che permette di visualizzare le interconnessioni, che mette sullo stesso piano di lavoro codici espressivi differenti: linguistici, logico matematici, visivi, audio, tecnici. Gli albori sono stati rappresentati dai lavori sugli ipertesti che riportano a molti anni indietro.
Negli anni ho continuato ad occuparmi di informatica per la scuola, aiutando i docenti a sfruttare al meglio il suo utilizzo, auspicando una politica che puntasse a questo miglioramento.
Quando il MIUR ha proposto l'introduzione del registro online nelle scuole, la proposta purtroppo ha presentato da subito un limite (forse più di uno). E' stata inserita dentro la legge sulla dematerializzazione della pubblica amministrazione e quindi presentata al docente come soluzione per abbattere lo spreco della carta, impegno condivisibile che tuttavia limita ancora una volta la funzione potenziante degli strumenti informatici anche per la professione docente.
Le prime soluzioni informatiche, da subito pronte all'uso, hanno dimostrato presto il loro limite e cioè il focus su cui sono state pensate, come semplici traduzioni tecnologiche dello strumento cartaceo, il registro tradizionale. Un po' come è stato l'inserimento in Italia degli e-book, semplici traduzioni di opere cartacee privando del vero senso e del reale potenziale che queste operazioni di passaggio al digitale dovrebbero apportare, come valore aggiunto all'esperienza cartacea precedente.

Come persona di scuola, come presidente di Sysform, associazione che si occupa di promozione di sistemi di formazione che integrano le soluzioni via web, che edita questa rivista nata esclusivamente online perché permette di connettere diversi linguaggi espressivi (vedi audio, video e link) che il cartaceo non offre (e che per i suoi contenuti è stata ritenuta dallo stesso MIUR una delle "risorse" da inserire all'interno del sito a supporto dell'applicazione delle Indicazioni nazionali), ho lavorato con tutto lo staff di docenti e di informatici per elaborare un registro digitale che fosse funzionale al docente, che aggiungesse valore e vantaggio, perché solo in tal senso l'investimento individuale per diventare capace di utilizzare uno strumento sposta l'asse dalle lamentele -anche questo ci tocca fare!- alle soluzioni -visto che dobbiamo fare questa operazione, meglio farla con uno strumento che porta vantaggi nel mio lavoro!
Quale possono essere i vantaggi per un docente?

La semplicità di utilizzo a fronte di percorsi che si complicano se cade la connessione internet, se c'è un sovraffollamento di utenti in contemporanea, ad esempio. L'altro "vantaggio" è di ordine pedagogico: se lo strumento non spersonalizza il mio lavoro (ad esempio offrendo l'accesso libero sul mio registro al genitore) ma garantisce ampia manovra di azione. Soprattutto se sono un docente abituato a trattare la valutazione come processo che non si risolve con la semplice attribuzione di un voto, apprezzerò uno strumento che mi permetta di gestire la procedura non come soluzione informatica (metto un voto che sarà visibile, trasparente) ma come scelta pedagogica che nasce dalla individuazione del compito (scritto, orale o pratico) connesso ad un ambito disciplinare o meglio ancora riferito ad un obiettivo specifico, che mi permetterà di scegliere inoltre quali sono gli elementi che "pesano" nella definizione del voto finale. Ma potrebbe essere utile archiviare il voto anche in base agli obiettivi apprendimentali di ogni disciplina e declinati nelle Indicazioni nazionali, come pure monitorare gli effetti del mio intervento, che si concretizzano nei risultati degli alunni (dei singoli e del gruppo classe), circa quei traguardi di competenza che sono prescrittivi e quindi vincolanti per ogni docente delle scuole pubbliche e paritarie. La registrazione del voto e la sua comunicazione al genitore, con la possibilità di allegare anche le motivazioni e gli indicatori che hanno dato vita a quella sintesi /voto, rende giustizia allora a quanti tra i docenti si adoperano per pesare al meglio le azioni e non trasformare le valutazioni in giudizi. Si tratta di conoscere cosa c'è dietro l'assegnazione di un voto, le scelte, le riflessioni, le relazioni, i "pesi" da assegnare ai diversi elementi che concorrono alla valutazione.

Sarà facile quindi comprendere, ancora una volta, come la soluzione digitale che le scuole rischiano di adottare scegliendo uno strumento informatico più di un altro, semmai perché inserito nel pacchetto segreteria, rischia di selezionare un registro online che traduce in digitale quello che il docente già faceva sul cartaceo senza offrire al professionista nulla di più e di vantaggioso.
Per questo il nostro registro ICARO (per ora distribuito prevalentemente nella regione Lazio dalla casa editrice Lombardi per la scuola) è stato pensato soprattutto per coloro che non vogliono "perdere" il senso pedagogico del proprio fare scuola e non vogliono "assoggettarsi" a soluzioni imposte dallo strumento informatico. Inoltre è stato modificato sulla base delle osservazioni e delle richieste di chi ci lavora, quindi non come strumento rigido e limitato ma come strumento che si aggiorna in progress e ci stiamo adoperando per trovare le soluzioni idonee a rispondere alle esigenze dei docenti. Ovvio, per rispondere alle esigenze di quei docenti che non si accontentano (lo possono confermare tutti coloro che lo hanno utilizzato nell'anno scolastico passato).
Per questo ICARO ... non è per tutti! Solo per i docenti e per le scuole che ritengono la valutazione un elemento troppo importante per essere banalizzato a "voto".
ICARO è stato pensato per quelle Scuole Possibili che cercano le soluzioni migliori per affrontare i problemi .... Non per avere problemi in più! Per continuare a verificare questa nostra visione per noi è importante ogni contributo, è importante sapere cosa ne pensi tu sulla base della tua esperienza. Grazie!

Maurizio Scarabotti, docente, presidente dell'Associazione Sysform e responsabile progetto del registro digitale ICARO


(1) "La competenza digitale consiste nel saper utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie della società dell'informazione per il lavoro, il tempo libero e la comunicazione. Essa implica abilità di base nelle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC): l'uso del computer per reperire, valutare, conservare, produrre, presentare e scambiare informazioni nonché per comunicare e partecipare a reti collaborative tramite Internet." (dalla definizione ufficiale delle otto competenze-chiave (Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 (2006/962/CE)).
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inserito domenica 07/09/2014 ore 13:20 da Gaia
Questo articolo, secondo me, offre un preciso spaccato della nostra realta' scolastica. Leggendolo ho ripercorso le tappe della mia esperienza come docente e come formatore. Condivido appieno le posizioni di chi scrive. Per quanto riguardda il registro elettronico, nella mia scuola, lo scorso anno e' stato proposto un primo approccio con tale strumento informatico. L'impatto non e' stato positivo sia per chi ancora (purtroppo!) non ha le competenze per gestire i mezzi informatici e quindi li "teme" e sia per chi ha visto il registro elettronico come una imposizione calata dall'alto: un qualcosa da "riempire-compilare" e riempire-compilare insieme ai registri cartacei (doppio lavoro). Inoltre il modello in dotazione era on line per cui: mancata connessione, frustrazione, confusione ... Io spero che quest'anno Icaro ci aiuti! Gaia
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