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n. 25 settembre 2012
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Il docente al tempo della crisi ... dove conduce la propria Carrozza?
Lo sviluppo riprende da noi
di Rosci Manuela - Editoriali
Bentornati a tutti. La ripresa dell'anno scolastico è già il passato e per questo non mi dilungo su tutti gli interrogativi e gli intoppi dell'avvio, e per quanto riguarda alcune delle novità che sono emerse durante la stagione estiva, la Redazione ha cercato di recuperare quelle che a nostro avviso sono più importanti sapere per rimanere aggiornati su ciò che è accaduto nel mondo scolastico, non solo quello di casa nostra.

Il presente è invece ciò che mi interessa focalizzare. E' l'unico tempo che ha una dimensione calcolabile nelle 24h che rappresentano l'oggi. Poi anch'esso può estendersi con grandezze differenti, che variano da quanto noi vediamo lontano il futuro: possiamo dire che siamo nel presente fintantoché non ci sentiamo nel tempo futuro? Ma il futuro è un tempo che rappresenta una meta: quando lo raggiungiamo, è il nostro presente!
Non voglio complicarmi la vita e nemmeno a voi, anzi cerco di semplificarmela.

Come più volte ricordato, il presente è il momento dell'AZIONE, di quella che non si rimanda al DOMANI e nemmeno di quella che è stata fatta IERI.

Ebbene, quali sono le AZIONI che intendo programmare per tutti gli OGGI che incontrerò in questo anno scolastico? Come sempre, saranno almeno 200 gli "oggi" da affrontare a scuola.

Le AZIONI riguardano il mio operato: individuo la meta futura -dove io voglio andare non dove mi porteranno gli accadimenti della vita-, programmo gli obiettivi che mi permetteranno di raggiungerla, pianifico il come fare e individuo la scansione dei tempi, suddivido in aree il mio campo d'azione, per ogni area organizzo le attività (contenuti), cerco le strategie più idonee, raccolgo il tutto in un piano scritto (programmazione) che rappresenta la traccia su cui mi muoverò. Seguirò tutto alla lettera?
Certamente no, perché sono immersa in un mondo di relazioni dove, adulti e bambini/ragazzi, "interferiscono" con il mio piano, il più delle volte arricchendolo, a volte ponendo ostacoli sul cammino. Io lo so e ho un vantaggio sul fastidio che questo potrebbe generarmi, dal momento che io una mezza idea, sufficientemente strutturata, su come lavorare me la sono già fatta.

In tempo di crisi, tuttavia, programmare il futuro sembra essere più difficile perché tutte le azioni del presente sono eccessivamente sbilanciate sull'OGGI, come se avessero vita limitata, che si conclude alla mezzanotte. Ma come Cenerentola, chi lascia traccia (la nostra scarpetta!) rischia di trovarsi in una condizione migliore di quella di partenza ... senza comunque scomodare prìncipi e paggetti.

Ebbene, certa di non essere fraintesa, e convinta che non sia sufficiente dire che basta organizzarsi meglio, pensare diversamente, valutare di più cosa si sa fare, capire cosa ci distingue/differenzia dagli altri, quale valore aggiunto portiamo nella vita degli altri oltre che nella nostra, cosa possiamo fare per migliorarci ogni giorno un po' di più .... sono convinta che il nostro successo personale (la nostra riuscita, ciò che siamo e ciò che vogliamo) DIPENDE IN GRAN PARTE DA NOI.
Non posso (e non voglio) delegare a nessuno la qualità della mia vita, nemmeno nell'ambiente scolastico, dove trascorro molte ore. Non ritengo sia necessario sfoderare l'ascia di guerra per farsi rispettare, abbiamo la possibilità di scegliere, di stare o di andare via, di aprirci alla collaborazione o chiuderci nella nostra aula, di tentare il dialogo oppure cercare di rimanere nell'ombra. A seconda dei casi, bisognerà adottare la strategia che riteniamo più vincente finché qualcuno non ci convincerà che quello che propone è meglio, è più vantaggioso per l'intera comunità, e non solo per le esigenze personali, anche se siamo in tempo di crisi.

A scuola le uniche esigenze personali che riconosco sono quelle degli alunni. Ad ognuno quello che serve e non è detto che a tutti servano le stesse cose, né in termini di sollecitazioni né in termini di attenzioni. Ognuno avrà ciò che serve. Per questo ho deciso di "regalare" ai genitori dei miei alunni il testo che vedete qui a fianco "Non intendo trattare neppure due di voi allo stesso modo e niente proteste al riguardo. ..." tratto da "A modo loro" di M.Levine. Non farò un semplice volantinaggio ma sarà il testo che mi permetterà di spiegare come mi comporterò con i loro figli, perché un genitore ha il diritto di sapere quali AZIONI un insegnante intende promuovere, ma più del singolo passo, è mio compito far capire in quale direzione andrò, con quale spirito pedagogico condurrò il gioco.
Ostacoli? Possibili già nel confronto con i colleghi, per questo la motivazione e la consapevolezza (personale, oltre che collettiva, di categoria) di ciò che la nostra professione richiede è più forte oggi di prima.
Non voglio andare dove mi portano gli altri soprattutto se gli altri non sanno dove andare!
Ritenete che possa essere un buon testo, una buona base per impostare il dialogo "costruttivo" con i genitori, una alleanza pedagogica, una collaborazione fattiva?

Durante l'estate ho letto un post da cui ho estrapolato una metafora, che mi ha colpito e che ho messo da parte proprio per tutti voi (www.campoquantico.it). Ringrazio l'Autore anche per il suo commento. Mi sembra rappresenti bene la condizione umana e il rischio cui siamo continuamente esposti se non consapevoli.

La metafora della carrozza
La Carrozza rappresenta il nostro corpo, mentre i Cavalli possono essere ricondotti alle nostre emozioni che rappresentano la principale forza trainante della nostra vita.
Naturalmente i cavalli, così come le emozioni, vanno controllate, altrimenti la carrozza verrà trascinata a caso senza alcuna meta. Per fare questo esiste il Cocchiere, che rappresenta la nostra mente razionale, e guida i cavalli lungo la retta via. Ma nemmeno il cocchiere, seppure molto bravo a condurre la carrozza, sa esattamente dove andare. Chi conosce la meta? L'unico a sapere veramente dove andare è il Passeggero della carrozza, che rappresenta il nostro Vero Sè, ed è l'unico che può indicare la strada.

La metafora si sposa perfettamente con la realtà, basti pensare a come i vari elementi sono collegati: i cavalli sono legati alla carrozza tramite delle staffe rigide, che quindi rendono la carrozza (il nostro corpo) estremamente sensibile al movimento dei cavalli (le emozioni).
Il cocchiere (la mente) comanda i cavalli con le redini, che non sono rigide, quindi il controllo delle emozioni non è sempre così ferreo ed efficace. Ci vuole molta dimestichezza e concentrazione per tenere a bada i cavalli.
Il grande problema è che il cocchiere riceve gli ordini dal passeggero solo attraverso la voce, che è un collegamento molto labile e soggetto ad interferenze.
E' esattamente quello che succede: di solito la nostra mente agisce da sola senza ascoltare il proprio Vero Sè (la voce del cuore), confusa dal rumore di fondo rappresentato nella metafora dal frastuono causato dalle ruote e dagli zoccoli sul terreno, e nella realtà dai pensieri convulsivi e incontrollati che affollano continuamente la nostra mente.
Siamo come una carrozza senza il Passeggero, lasciata a se stessa, in balia delle emozioni e di una mente incapace di controllarla, frastornata com'è dal rumore continuo dei pensieri convulsivi.
Di fatto dormiamo, e non ce ne rendiamo conto.


Anche in tempo di crisi possiamo essere più consapevoli di dove vogliamo dirigerci, di sentirci una Carrozza che è guidata da un Passeggero che indica la rotta e verifica che sia quella dove vuole andare e non una a caso.
Svegliamoci tutti, è il tempo giusto per ognuno di noi.

Buon anno

Manuela Rosci

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