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n.24 giugno 2012
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IL DOCENTE è soprattutto una docente? Un mondo precario al femminile?
I pregiudizi del passato o le incertezze nel futuro?....quali speranze e azioni possibili?
di Presutti Serenella - Organizzazione Scolastica
insegnante... donna
insegnante... donna
Pensare alla figura del Docente è per me un'azione a forti tinte emotive e cognitive...e non potrebbe che esserlo, in considerazione del fatto che ho svolto questo ruolo per la maggior parte della mia vita lavorativa.

Due ordini di considerazioni e linee di pensiero vorrei condividere con colleghi lettori abituali o meno di queste pagine: la prima a sfondo sociologico, la seconda di tipo più tecnico/esperienziale, se così si può dire.

" L'insegnante sceglie questo lavoro il più delle volte per ripiego"...ahimè...quante volte qualcuno (troppo) spesso si è sentito legittimato ad esprimere questo retropensiero, che altro non è che voce di un profondo pre-giudizio radicato nel sentire popolare dalla nascita della Scuola pubblica nazionale... ma che, come tutti i pregiudizi non ha reso e, meno che mai ora rende, giustizia della realtà.
Questa è una profonda convinzione, credo, di chi la scuola la fa e la vive tutti i giorni, ma anche di chi è fruitore attento del servizio.

Esistono scuole di qualità e insegnanti di qualità che fanno la differenza, ma la casualità non è più il principio prioritario che governa la realtà del nostro Sistema d'Istruzione.

Non più, appunto.

Nonostante la forte femminilizzazione del corpo docente (...anche della Dirigenza...), i forti e radicali cambiamenti sociali del mondo occidentale, quelli che per capirci attualmente sono in discussione tanto da mettere in profondissima crisi l'intero assetto della vecchia Europa, ci consegnano oggi un profilo del docente sostanzialmente diverso, in linea più con l'"idea di Lavoro" attraversata dalle ferite della crisi globale come anche dalla forza propulsiva della necessità del cambiamento e dello sviluppo degli scenari della formazione per le nuove generazioni.


"Questa schiacciante prevalenza numerica- ci dice Irene Biemmi, ricercatrice TD presso il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Firenze - ha indotto molti a credere che a scuola non ci fossero più problemi discriminazioni di genere: la scuola, nel sentire comune, appare come uno dei pochi contesti della società italiana, notoriamente maschilista, in cui le pari opportunità tra uomini e donne vengono effettivamente esercitate.
Questo malinteso nasce, in parte, dall'avere ipotizzato una correlazione positiva tra la femminilizzazione del corpo docente e l'interesse per le tematiche di genere, considerate in genere come tematiche di pertinenza femminile.

Sulla scia di quanto avvenuto negli anni '70 del Novecento, si è supposto che le donne insegnanti si sarebbero fatte naturalmente promotrici di una cultura più paritaria e più attenta alle differenze di genere, portando nelle aule scolastiche le istanze emerse dal movimento neofemminista. Così non è stato. Diversi studi hanno denunciato una sorta di complicità delle donne-insegnanti nel perpetuare acriticamente una cultura sessista e conservatrice, trasmettendo alle nuove generazioni femminili una "cultura della subalternità" di cui sono state loro stesse prime vittime."

Inoltre sarebbe opportuno riflettere sul fatto che se che fino agli anni '80 la scuola era da considerarsi un ambito quasi esclusivamente ad appannaggio "rosa" per la particolare organizzazione del lavoro stesso, il più delle volte a "mezza giornata", come moltissime realtà ministeriali, che lasciava il tempo adeguato per occuparsi della (propria) famiglia, oggi insegnare è considerato un lavoro per lo più precario e di difficile stabilizzazione, come la quasi totalità delle occupazioni... e non solo in Italia!

I dati divulgati dal rapporto UE "Cifre chiave dell'istruzione 2012", non lasciano scampo: in Bulgaria le insegnanti arrivano fino all'80%. Ma calano ai livelli più alti di istruzione. I dati del rapporto ci consegnano un'immagine della Scuola in Europa dove le insegnanti donna sono presenti in maggioranza nella scuola primaria e secondaria, tanto da raggiungere il 60%.
In quattro Paesi (Bulgaria, Estonia, Latvia e Lituania) sono l'80% del corpo docente. L'età delle docenti europee della scuola primaria è anche molto alta, specialmente in Italia, Germania e Svezia in cui la metà supera i 50 anni.

I docenti della secondaria sono in media più vecchi di quelli della primaria, infatti prevale il gruppo che ha più di 50 anni. In Italia, ad esempio, gli insegnanti con più di 50 anni sono più del 50%, pochissimi hanno meno di 30 anni. I docenti della secondaria più giovani si trovano in Polonia, Portogallo e d Malta, dove il gruppo dai 30 ai 39 anni è il più folto, a Malta sono ad esempio più della metà.

Nella maggior parte dei Paesi UE i docenti vanno in pensione appena la legge glielo consente, anche dopo aver raggiunto il minimo degli anni richiesti. Solo un piccolissimo 5% continua a lavorare dopo aver raggiunto i requisiti minimi. E' da notare però che i requisiti minimi di età per il pensionamento sono cresciuti di un terzo in tutti i Paesi UE dal 2001. (da "Orizzonte scuola", Giulia Boffo, febbraio 2012)

Pertanto i Precari sono sempre più SENZA DIFFERENZA DI GENERE, semmai la differenza e la distanza sono GENERAZIONALI!
Viene da pensare che è ormai di vitale importanza che non si confondano le modalità di espressione del diritto alle "pari opportunità", o per lo più barattate per tali, che nascondano invece pericolosissimi sottrazioni di altri di diritti... Come, con la più ampia e necessaria onestà intellettuale, non possiamo più indugiare sulle espressioni di privilegio, o meglio di spirito corporativo, rispetto alle differenze nell'impegno di tempo lavorativo e di competenza da parte di alcuni docenti (in numero sempre maggiore per la verità) che fanno la differenza nell' Offerta formativa negli Istituti scolastici...

Sono diventata docente alla fine di un percorso di studi e di tirocinio in ambito educativo ma non scolastico; un percorso di approfondimento pedagogico e di specializzazione per "piccole comunità" di ragazzi in difficoltà. Nascevano le esperienze delle case famiglia e delle equipe psicopedagogiche... ma solo sperimentalmente, non proprio, diciamo così, un'occupazione lavorativa...
MA NON SONO DIVENTATA INSEGNANTE PER CASO! Semmai, IL CASO MI HA VOLUTO INSEGNANTE...come, dopo molti anni, il caso non mi ha voluto Dirigente scolastico...
Non è un ragionamento tautologico il mio, ma la considerazione che l'esperienza in ambito educativo è preformante per alcune professioni che hanno (debbono averlo!!) in comune una matrice culturale e di conoscenze che, debitamente approfondite e specificate, orientano verso alcune attività lavorative.

Sono profondamente convinta che la formazione iniziale dei Docenti non debba passare attraverso una forte specializzazione, ma piuttosto attraverso una serie di esperienze significative in ambito educativo e formativo, un ventaglio di opportunità formative pregnanti che poi l'incontro con la realtà personale e sociale darà spazio alla scelta personale...come una sorta di "possibilità a..." (ricordate il delizioso film "Sliding doors"?!?)



Se siamo o meno noi stessi a determinare le scelte che orientano o cambiano le nostre vite è un tema antico quanto il pensiero umano...la filosofia e la scienza si sono misurate per secoli su questi temi, senza risolvere il dilemma, naturalmente...
Io sono convinta, come Forrest Gump, lo strampalato protagonista dell'omonimo film, che:
...Non lo so... se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza... ma io credo, può darsi le due cose, forse le due cose capitano nello stesso momento. (Forrest Gump)

Serenella Presutti, Dirigente scolastico 143°C.D."Spinaceto" Psicopedagogista e Counsellor professionale
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