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n.58 dicembre 2015
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Il faccia a faccia con la Dott.ssa Daniela Lucangeli
Il meccanismo emozionale, la spinta propulsiva a fare meglio
di Riccardi Barbara - L'intervista
Il percorso professionale della Dott.ssa Daniela Lucangeli inizia con la Laurea in Filosofa. La vincita di un dottorato della Comunità Europea presso la Facoltà di Scienze Cognitive dello Sviluppo è stata la prima esperienza che le ha cambiato la vita indirizzandola verso "il fare" ricerca per lo studio di bambini con disturbi pervasivi dello sviluppo conseguendo il titolo di ordinario in Psicologia dello Sviluppo presso l'Università degli studi di Padova.

1) Qual è la cosa che ha influenzato la sua esperienza lavorativa?
Durante il mio intervento ho raccontato di Tom e del principio del moltiplicatore che mi dice: "Se tu insegni raggiungi più bambini possibili". Il principio del moltiplicatore è stato il motivo che ha attivato la mia ricerca. Quindi io che sarei una ricercatrice vera e che sarei portata a studiare, una volta che il fenomeno l'ho capito, una volta che ho risolto la mia curiosità, il mio bisogno, e ho raggiunto il mio amore di sapere, una volta che ho studiato per capire, questo diventa il motore del mio studio. Perché mi metto ad insegnare e parlare agli altri? Perché altrimenti non arrivo ai bambini, capirlo mi è servito arrivare "al humanitas" per diventare risorsa e avvalermene e farlo diventare un servizio per cui insegnare significa seminare, è far crescere questo che è più che un seme, come dice Bauman: "Diventate coltivatori di anime", volete un futuro? Invece di coltivare le piante, coltivate i prossimi coltivatori.

2) Come la scuola può occuparsi dei bambini con difficoltà per migliorare il loro apprendimento e in che modo può creare ambienti adeguati di crescita? Uno degli obiettivi cardine dell'apprendimento credo sia l'ambiente e quindi i docenti si dovrebbero focalizzare sul conoscere come si apprende e come si può apprendere, quindi non occuparsi prevalentemente solo della difficoltà, perché potenziare l'apprendere significa già eliminare le difficoltà. Quando invece queste sono molto più strutturate (quelle a base neurologica e biologica), allora l'insegnante ha bisogno di imparare percorsi che siano più di sistema, fatti insieme anche agli specialisti che se ne occupano. Quello che però a me preoccupa è che non so se davvero la scuola in questo momento sappia come si garantisce il migliore degli apprendimenti, intendendo con apprendimento l'intelligenza ricca di emozioni, in cui ciascuno dà il meglio dei propri doni nella trasformazione della conoscenza, del sapere e dell'essere e lo trasforma in apprendimento passivo a breve termine, retrattivo e prestazionale.

3) Ci può spiegare di cosa si tratta e come funziona il meccanismo emozionale?
E' un meccanismo straordinario in cui il cervello, attraverso meccanismi complessi di reazione biochimica attiva la reazione dell'organismo, quindi il battito cardiaco cambia, la sudorazione cambia e la capacità di reagire dell'organismo intero dovrebbe migliorare. Quando supera una certa soglia, l'emozione determina un blocco, come se avesse consumato tutta la spinta propulsiva e l'ottimo si può ottenere appunto grazie a questo principio di autoregolamentazione, in cui l'emozione mantiene questa spinta propulsiva senza andare oltre la soglia, altrimenti questa diventa paura, angoscia, panico, passione smodata.

4) Dalla sua ricerca emerge che è possibile migliorare le potenzialità biologiche e sviluppare la plasticità cerebrale attraverso attività scolastiche, modalità didattico-educative sulle quali puntare?
Si può comprendere facendo l'esempio di un muscolo, se noi facciamo gli esercizi giusti, il muscolo si potenzia. Se noi capiamo questo sui muscoli, possiamo capirlo sul meccanismo plastico per eccellenza che è la vita cerebrale, che si può esprimere come la gemmazione continua di relazionali informazionali tra cellule. Il fatto di fare in modo che attraverso gli stimoli che si trasmettono, non soltanto di conoscenza ma anche di relazioni, diventano portatori di informazioni che entrano dentro il meccanismo, lo pervadono e determinano la gemmazione cellulare. Quindi tutto quello che noi diamo di informazione modifica, quello che in termini tecnici si dice connettoma, l'insieme delle connessioni. Quanto è importante che gli insegnanti siano competenti in questo? E' l'infinito.

"Seguire" ogni volta gli interventi della Dott.sa Luncageli è come un corroborante per noi che facciamo scuola, una sferzata di buono ottimismo sul nostro fare ed essere docenti. Il suo vedere e portare innovazione nelle metodologie di come sviluppare, ampliare e potenziare le componenti e le competenze dei nostri ragazzi, tutelando la plasticità naturale della mente di ognuno in un modo del tutto innovativo. Nella sua ricerca le potenzialità si acquisiscono naturalmente, in quanto non siamo solo componente fenotipo ma esperienza, apprendimento e ambiente sono il bagaglio delle nostre competenze. Le cognizioni crescono, si migliorano e si potenziano se c'è un contesto in cui la mente viene costantemente esposta a continue sollecitazioni per non togliere il nutrimento alla plasticità, fonte necessaria per evolvere il sapere apprendere cognitivo.

Grazie per l'incontro e per la magnifica opportunità di crescita personale e professionale per tutti noi.

di Barbara Riccardi
docente I.C. Via Frignani, Spinaceto - Roma, Counselor della Gestalt Psicosociale e Giornalista pubblicista
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