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| Il faticoso rapporto tra vita personale e professionale |
| Una separata ... "a forza" |
| di Zeus Natalina Giovanna - Emergenza scuola |
Si ricomincia? E allora eccomi qui! Ciò che mi propongo di fare per questo nuovo anno scolastico è: contribuire a realizzare le condizioni ottimali per un clima sereno dove lavorare, dove la sincerità sta alla base anche della professionalità dei docenti, dove la collaborazione e la disponibilità permetteranno di garantire successi e benessere agli alunni, dove al centro di ogni intervento ci sono i bambini con le loro realtà e le loro necessità.
E i propositi e gli impegni per il nuovo inizio sono, però, offuscati da altri pensieri...perché sì, mantenevo viva la speranza di poter esaudire il mio desiderio, più volte scritto su questa rivista: vivere nella mia terra, a casa mia e contaminare quella realtà con ciò che ho raccolto negli anni nel mio bagaglio professionale, incrementato nella splendida capitale!
Ma quando???
Anche quest'anno subisco gli effetti della riforma Gelmini: non lavorerò in Sicilia, accanto a mio marito e alla mia famiglia ma nuovamente nella capitale!
Spesso ci si chiede: dov'è la felicità? Nella propria realizzazione personale, nella creazione di una famiglia, nel benessere psicofisico che ti rende attivo e vitale, propositivo e inventivo?
A volte mi chiedo: cosa serve per raggiungerla?
Mi sento dire: "Non lamentarti, perché almeno tu hai un lavoro!"
E' vero, e di questo non mi lamento affatto, vorrei solo poter svolgere la mia professione accanto alla mia famiglia, dare il meglio di me stessa motivata dal poter tornare a casa e raccontare, vivere le mie emozioni e non soltanto attraverso un apparecchio telefonico! Vivere una vita di coppia, pensare a ingrandire la famiglia.
Lo scorso anno è stato molto difficile, tormentato, non riuscivo a rassegnarmi all'idea che appena sposina dovevo allontanarmi, andare in città e riprendere il posto di lavoro. Certo, anni fa ho scelto io di andare a Roma per lavorare, per poter fare nuove esperienze e poi se viviamo in un paese democratico ... si può andare a lavorare dove si vuole, o no?!
Ma non pensavo che se uno va via ... non riesce a tornare più indietro!
Dopo otto anni, infatti, ho deciso di tornare a casa mia, nella mia Sicilia e ce l'ho fatta ma, dopo due anni ...nulla da fare, niente trasferimento, niente "assegnazione". Sono dovuta così rientrare a Roma e lasciare mio marito, i miei cari, la mia casa.
Ho stretto i denti: organizzarmi nella vita romana e in più un'altra casa in Sicilia a cui pensare e in cui tornare troppe poche volte, perché "è dura" economicamente e personalmente ... ho sofferto in silenzio, pianto in pubblico, e quante notti insonne...Vorresti essere a casa tua e nello stesso tempo dare il massimo dell'impegno nel tuo lavoro ma ... l'incertezza, la distanza del cuore a volte inficia la tua totale serenità.
Allora ho continuato a sperare tutta l'estate, perché si realizzasse il mio desiderio. Invece nulla di fatto: nonostante avessi consegnato la mia domanda all'inizio di luglio, il caro ex Provveditorato agli Studi di Messina ha comunicato il suo "no posto" il 31 agosto.
La conseguenza è il rientro a Roma!
Il colpo ovviamente è stato pesante, la mia rabbia è cresciuta a dismisura perché la motivazione dell'impossibilità di poter rientrare in Sicilia è dovuta in gran parte alle scelte politiche, istituzionali ed economiche di questo paese, e ancor di più, del nostro Statuto Speciale! Si! Perché negli anni molte cose sono state fatte male e molte altre sono state fatte bene, ma non si è scelta la via della mediazione, dei tagli proporzionali ma una strada senza incroci, senza deviazioni che potevano servire a graduare il ridimensionamento del personale scolastico.
Ciò che mi rimane da fare è accettare nuovamente questa condizione di separata "a forza" dalla propria casa, questa doppia vita divisa tra città e paese, tra colleghi e parenti. Devo lavorare, e lavorerò bene perché non devono e non possono pagare i bambini anche per questo. Aspetterò che questa ondata di sgradevoli, egoistiche, deludenti riforme facciano il loro corso e che qualche evento inatteso ed improvviso cambi queste scelte di governo!
Osservando il mare nel silenzio del tramonto, con le isole Eolie che fanno da meraviglioso sfondo, quante volte ho pensato: se torno nella mia terra, voglio poter dare qualcosa ai bambini che incontrerò, qualcosa che altri bambini negli anni mi hanno consegnato, voglio poter dire quante cose ho fatto, quanto sono cambiata per merito di altre colleghe, voglio poter raccontare le mie emozioni nel vedere progetti concretizzarsi e rendere fieri e felici bambini e insegnanti...
Come dice un vecchio e ancor valido proverbio: la speranza è l'ultima a morire!
Natalia Zeus, Docente I.C. Via Perazzi 46 - Roma
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