Torna nella homepage
 
n. 62 aprile 2016
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:18 Dicembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Il gioco dello specchio'  >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
Sysform Ente di Formazione accreditato dal MIUR
  Pag Argomento
HomePage   HomePage

Ricerca avanzata >>>
Il gioco dello specchio
Guidare in modo silente
di Bono Liliana - Didattica Laboratoriale
Pomeriggio di Marzo.
A volte i bambini sono stanchi e non hanno voglia di fare cose.
A volte gli insegnanti sono stanchi e non hanno voglia di fare cose.
Penso che la situazione di partenza fosse questa, un pomeriggio di fine marzo.
Uno di quei momenti di fiacca in cui sembra che la lancetta dei minuti sia inchiodata al quadrante dell'orologio e non si muova mai.
Bambini distratti (probabilmente percepivano il mio malumore).
Così mi sento attratta dall'idea di essere per loro uno specchio in cui guardano i loro stati d'animo, e che loro lo siano per me.
Allora provo a comunicarlo. Invece di rimproverare questo e quello, resami ormai conto del fatto che oggi non serve, comincio ad osservarli e a dire il nome non delle persone ma della strategia comportamentale che stanno attuando.
Vedo Y. che, del tutto demotivato a scrivere qualsiasi cosa ma anche a leggere, disegnare, annoiarsi, tenta ripetutamente di coinvolgere due compagni nella propria insoddisfazione. Allora con molta calma pronuncio "aggancio".
La scolaresca capisce al volo che cosa sto osservando e chi lo sta facendo.
Seguono il capitano, tipo.
Vedo M. che ripetutamente lamenta dolori allo stomaco mentre cinque minuti prima giocava come un'indemoniata a tennis con me in corridoio.
Allora con calma pronuncio "capriccio".
La scolaresca segue senza fiatare.
Osservo che sono tutti emotivamente coinvolti a partire da me. C'è grande concentrazione adesso, e il compito va avanti dopo una stagnazione notevole.
Vedo G. che inizia a tossire e diventa tutto rosso.
Allora pronuncio "bisogno" (e intervengo in aiuto del bimbo).
Aggiungo che la maestra interviene nel bisogno, non interviene nel capriccio.
La scolaresca capisce perfettamente.
Direi anche di più: direi che mi APPROVA.
Piace quello che sto facendo. Segnalo e loro si correggono da soli.
Piace A ME quello che sto facendo, senza prediche senza nomi.
Ed è incredibile come funziona! Poche volte ho visto una così attenta partecipazione, e intanto il compito assegnato all'inizio viene svolto senza lamentele, anche bene!
Lo chiamerò il gioco dello specchio.
La prossima volta, proverò anche a far guidare il gioco da uno dei bambini perché ho una mezza idea che sia parecchio utile e che lo sappiano fare quanto me.

Ho riprovato, sempre con moltissimo successo, a guidare in questo modo abbastanza silente la mia scolaresca. Mi piace tantissimo non fare le prediche, non le ho mai sopportate. Forse questo mi spinge a cercare altri modi per comunicare o ancor meglio segnalare tempestivamente ed in modo proficuo le irregolarità.
Forse mi piace tanto questo guidagioco perché mi impegna a guidare prima di tutto me stessa, perché richiede una notevole attenzione, totale concentrazione e non richiama alcun tipo di giudizio, anche questo termine molto poco simpatico al mio orecchio.
Osservare e comunicare, non giudicare e predicare. Così mi va, e seguono senza stancarsi perché è nel momento presente che la comunicazione si snoda. Se non sei concentrato non può andare avanti.
E se non comunichi, non fai scuola né altro.

di Liliana Bono
Docente scuola primaria "G. Parini", Torino
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
 

G.T. Engine Powerd by Sysform Roma Via Monte Manno 23 -Roma- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional