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n. 87 novembre 2018
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Non è un lavoro per tutti
Giuseppe Ferrara, da steward a professore di lettere in un liceo
di Riccardi Barbara - L'intervista
Parlando con Giuseppe Ferrara, docente di scuola superiore in un liceo di uno dei quartieri a sud della nostra Capitale, mi colpisce la sua affermazione: "Il docente lo si fa per vocazione".
E' proprio questo aspetto che emerge nel vedere Giuseppe al lavoro, davanti alle variegate platee, tra i ragazzi a scuola e tra i docenti di ogni ordine e grado nei vari Ambiti territoriali del Lazio. Ora starete pensando: cosa ha di così speciale questo professore?
Ciò che ha catturato la mia attenzione è la sua decisione, che si avvicina un po' alla mia, di aver lasciato il suo lavoro di steward per seguire quella che lui definisce appunto vocazione. E bene sì, Giuseppe dal viaggiare in giro per il mondo ha scelto di passare ad affrontare il viaggio da lui più desiderato da sempre, quello dell'insegnamento, ritenuto il più bello che ci sia.

Chi era Giuseppe Ferrara e chi è oggi?
Un tempo ero nel mondo aeronautico, oggi sono pedagogista, attivo collaboratore dell'Università de La Sapienza, docente part-time di scuole secondarie.

Quale è stata la motivazione che ti ha condotto alla scelta di essere docente?
Un docente incarna l'espressione di un'aperta e pubblica dichiarazione di un'idea, un'opinione, un sentimento, un'ideologia che sente come una spinta interiore, per cui la sua condizione corrisponde ad un'attitudine, strumento di auto-realizzazione. La mia, quindi, non è stata una scelta, ma una sottesa vocazione divenuta lavoro quando le possibilità economiche me lo hanno permesso.

Come si può ancora credere nell'importanza del ruolo docente?
La docenza è un'attività lavorativa altamente specifica e qualificata, richiedente competenze disciplinari e metodologiche approfondite, frutto di continui studi ed aggiornamenti, di cooperazione e scambi informativi, di buona pratica in cui l'aspetto dell'attività umana è socialmente consolidata.

Concretamente la scuola cosa può fare e cosa deve fare per migliorare "le sue prestazioni"?
E' solo comprendendo l'aspetto dell'attività umana socialmente consolidata che è possibile intendere appieno l'importanza del ruolo docente, e, quindi, significa affermare che quel sapere particolarmente qualificato, conseguenza di un lungo e faticoso iter formativo, diventa servizio, prestazione da cui dipendono beni socialmente rilevanti come salute, giustizia, ecc.

Quali sono state le tue maggiori soddisfazioni durante la formazione di ragazzi ed adulti, e quali sono le progettualità future?
Essere e sentirsi negli ordinari percorsi formativi, attraverso rispecchiamenti, rappresentazioni, aspettative condivise, costituisce, senza ombra di dubbio, uno dei principali fattori costitutivi del benessere individuale, della salute e del funzionamento umano positivo; la ricerca continua di soluzioni didattiche, che creino condizioni tali da permettere a tutti gli alunni, ciascuno con le proprie caratteristiche, di partecipare alla lezione, si traduce, certamente, in un cambiamento sistemico del modo di fare scuola e delle pratiche educative, pedagogiche, valutative, curricolari e organizzative. Tutto ciò richiede al docente un'auto-riflessione sul proprio operato e la revisione di quest'ultimo sulla base degli apprendimenti raggiunti o meno dagli alunni come parte integrante del suo lavoro, alla scuola di mettere i docenti nelle condizioni di poter svolgere la propria professionalità al meglio attraverso, ad esempio, la fornitura di tempi e spazi di pianificazione e riflessione che siano ufficialmente riconosciuti.

Il tuo libro appena uscito è un'idea nata da quale esigenza?
Aumenta a dismisura la platea di ragazzi con scarse competenze strategiche, occorre quindi un aiuto prezioso per lo sviluppo di efficaci metodi di studio. Il mio lavoro tenta di essere un piccolo contributo verso tale direzione. Ho sempre pensato che non esistano "cattivi ragazzi" ma solo l'incapacità, a volte, di noi docenti di non riuscire ad interessarli affinché apprendano. Unità orarie, aule chiuse, insegnamento trasmissivo sono ostacoli sempre più ingombranti ed ogni volta che riesco a muovere passi verso la loro rimozione provo soddisfazione.

L'esempio del Prof. Giuseppe ci conferma che per raggiungere gli obiettivi che desideriamo basta focalizzarli e volerli. Ci sono tanti docenti che per "vocazione" hanno fatto scelte giuste o sbagliate, sicuramente dettate dalla "ragione" del cuore. Posso affermare che Giuseppe rientra in toto nella visione di una "Scuola Possibile"; si cala nei bisogni di chi ha di fronte con metodo e strategie inclusive ed originali.

Non è mai troppo tardi per rendere la scuola un ambiente positivo di crescita reciproca, per ragazzi e docenti che insieme conquistano i valori comunitari, a partire dal rispetto delle persone e delle regole.


Barbara Riccardi, docente dell' IC "Padre Semeria" di Roma, Global Teacher Prize, counsellor della Gestalt Psicosociale e Giornalista pubblicista
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