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Numero: 1 -settembre 2009- Anno III   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 20 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Articolo 'Il metodo Feuerstein'  >>>
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Il metodo Feuerstein
Una didattica per l'integrazione
di Lombardini Ester - Integrazione Scolastica
È sempre più diffusa la convinzione che per aumentare la qualità inclusiva dell'offerta formativa sia davvero necessario attivare, per tutti gli alunni, all'interno delle normali attività scolastiche, quei principi tipici di metodologie che si avvalgono degli studi psicopedagogici più recenti.

I "bisogni educativi speciali" non sono solo dello studente nella situazione di handicap "classica" (come definita nella legge 104/92), ma c'è un buon 10-15% di alunni che incontrano significative difficoltà di apprendimento e di relazione. Gli studi sulle difficoltà di apprendimento chiariscono sempre più i confini tra i disturbi specifici di apprendimento - in lettura, scrittura, calcolo, attenzione, abilità visuospaziali - e le altre forme di difficoltà di apprendimento dovute a scarsa stimolazione, difficoltà ambientali-familiari, mettendo bene in chiaro la differenza dei bisogni e degli interventi preventivi e compensativi necessari.

D'altra parte, gli studi sulle differenze individuali, sulla pluralità delle intelligenze, sull'individualità degli stili di apprendimento e di pensiero (Gardner, 1991; De Beni e Zamperlin, 1999; Sternberg e Spear-Swerling, 1997; Sternberg, 1998) ci confermano che l'eterogeneità è la regola e che si dovrebbe individualizzare l'offerta formativa per tutti gli alunni, anche i "normali".

I programmi di natura metacognitiva, elaborati a partire dagli anni '80, con lo scopo di insegnare a pensare, stanno diventando sempre più un'importante risorsa a cui attingere per una didattica dell'integrazione attenta e mirata ad ogni singola persona.

Entro questo ricco filone di ricerca di una didattica per la "speciale normalità" delle classi, si colloca il Metodo Feuerstein. Questa proposta pedagogica ha dato un contributo fondamentale e fortemente innovativo sul come si può lavorare sul potenziale di apprendimento sia di soggetti disabili sia di soggetti "normali", appartenenti anche a culture diverse e si caratterizza come uno dei primi approcci metacognitivi in ambito educativo e riabilitativo.

Perché la formazione Feuerstein serve all'insegnante?
Perché lo aiuta ad avere più strumenti per accedere al potenziale cognitivo dei propri allievi;
lo sostiene nella convinzione che la capacità di pensare si può insegnare anche a partire da situazioni di difficoltà senza sentirsi impotente, senza dove gettare la spugna;
gli consente di dare praticabilità didattica al principio della "diversità come risorsa", non facile da gestire nel micromondo dell'aula, in cui diversità di tempi, di modi, di stili, di motivazione, di convinzioni, di esperienze culturali devono poter interagire in un cammino di apprendimento condiviso.
Infine lo stimola a riflettere sulla qualità della relazione educativa - la mediazione - che cambia radicalmente da quella tradizione quando l'intenzionalità diventa orientata all'insegnare a pensare. Uno dei presupposti teorici dell'educazione cognitiva sostiene che il bambino impara a pensare e ad apprendere essenzialmente grazie agli sforzi di mediazione delle persone che lo circondano per mezzo dell'influenza di mediazioni educative efficaci.

Insegnare a pensare si può: lo conferma tutta la ricerca psicopedagogica più recente, se ne devono sempre di più far carico i sistemi formativi di tutti i paesi.
Un quadro generale di riferimento per costruire le attività di apprendimento per ciascuno e per i gruppi-classe ci viene fornito dalla tavola delle abilità per la vita, le life skills, riconosciute dall'Onu, dall'Unicef e dall'Organizzazione mondiale della Sanità per ogni contesto culturale:
 Acquisire pensiero creativo;
 Acquisire pensiero critico;
 Comunicare in forma adeguata al destinatario;
 Imparare a prendere decisioni tenendo conto dei dati di realtà
 Riconoscere le proprie caratteristiche e sviluppare capacità auto-valutatitive;
 Imparare a gestire le emozioni;
 Imparare a risolvere problemi specifici
 Imparare a sostenere stress e contenere ansie;
 Imparare ad entrare in sintonia con le persone e gli ambienti.

Questa tavola transculturale ci dice molto su come orientare il lavoro di insegnamento verso le persone, su come valutare le persone in crescita secondo parametri più estesi di competenza, sul perché attivare percorsi su misura ogni qualvolta fattori fisici, sociali, culturali, psicologici e linguistici allontanano le persone in crescita dalla possibilità di acquisire un grado accettabile di competenza in ciascuna di queste aree decisive per ogni sviluppo umano.

Imparare a pensare genera cambiamenti più profondi e radicali rispetto al semplice apprendere nuovi contenuti, significa accedere a un tipo di modificabilità che riguarda l'intera persona, che ridisegna l'autostima, la motivazione, le emozioni, le attribuzioni che ognuno ha del proprio successo ed insuccesso.

Per questo motivo lo sviluppo delle abilità di pensiero non può essere lasciato al caso, alla semplice scoperta personale ma va stimolato e sviluppato attraverso un apposito itinerario scolastico - il Metodo Feuerstein: due o quattro ore settimanali di "spazio" dedicato all'arricchimento dei processi di pensiero che affianchi il normale curriculum scolastico..
Un modello a due vie, ma non separate: insegnamento dei contenuti disciplinari da un lato e arricchimento dei processi dall'altro, ovvero un corso di studio parallelo all'insegnamento curriculare ma con bridging ai contenuti delle discipline stesse.
"L'approccio a due vie somiglia a due strade parallele sulle rive opposte di un fiume, collegate da numerosi ponti. Le idee e i principi attraversano il fiume partendo da una delle sponde, mentre i contenuti lo attraversano partendo dall'altra.[...] Gli insegnanti-mediatori e gli studenti, nell'ambito del Metodo Feuerstein, devono fare un bridging tra le attività formali orientate al processo e giungere ai contenuti che si trovano al di là del ponte" (Feuerstein R., 2005).
Il Metodo Feuerstein diventa quindi pertinente a tutte le discipline e loro punto di interconnessione fondamentale.

In sintesi la formazione Feuerstein serve all'insegnante per acquisire questa competenza alta e raffinata di educatore dei processi di pensiero come testimonia la ricerca effettuata dal C.A.M. Centro per l'Apprendimento Mediato di Rimini condotta dal 2002 al 2007 con un campione di circa 1000 insegnanti che hanno frequentato i corsi di formazione al Metodo Feuerstein. Alla domanda "quale ricaduta principale ha avuto la formazione Feuerstein sul proprio ruolo di insegnante?" la risposta più frequente riguarda il ruolo dell'insegnante come mediatore, facilitatore di processi di apprendimento. Il 35% degli insegnanti risponde infatti che la formazione al Metodo Feuerstein ha contribuito ad avere una maggiore consapevolezza sul proprio ruolo di mediatore ed ha permesso, anche alla luce dei criteri di mediazione e delle tecniche di insegnamento mediato, di acquisire strumenti di auto-osservazione.
SCHEMA

Ester Lombardini Responsabile del Centro Autorizzato alla formazione Feuerstein C.A.M. Centro per l'Apprendimento Mediato - Rimini

PER APPROFONDIMENTI:
Feuerstein R. (et al.), Il Programma di Arricchimento Strumentale di Feuerstein: fondamenti teorici e applicazioni pratiche, Ed. Erickson 2008

Sito del C.A.M. Centro per l'Apprendimento Mediato: www.cam.rn.it Ente Autorizzato alla Formazione Feuerstein da ICELP di Israele, Accreditato in via definitiva dal Ministero dell'Istruzione (D.M. 177/00 e Dir. 90/03), Provider ecm per il Ministero della Salute

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