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n.15 settembre 2011
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Il mondo intorno alla Scuola
Riflessioni sui fattori che influenzano la qualità del processo educativo.
di Sabatini Roberto - Orizzonte scuola
La Scuola è un "sistema" ma a sua volta fa parte di un sistema ancora più vasto che la condiziona, a volte anche direttamente e pesantemente, con disposizioni legislative, finanziarie e istituzionali, ma sempre indirettamente, in forza della valenza sociale e culturale di ogni accadimento di un certo rilievo.
Per questo ritengo sia opportuno dare la corretta visibilità al succedersi degli eventi, in funzione della loro ricaduta sul Sistema Scuola; non dobbiamo infatti dimenticare che si tratta di un'istituzione ben strutturata e capillarmente radicata nel sociale e nel nostro quotidiano, animata e sostanziata da persone reali che entrano ed escono ogni giorno nei e dai suoi confini, portando in essa una serie di aspettative e logiche, di obiettivi e di dinamiche, spesso nati e alimentati fuori di essa.

Due considerazioni teoriche sull'argomento non guastano e potrebbero spiegare perché un'attenzione ai condizionamenti provenienti da ciò che circonda e che include la Scuola, è significativa per quest'ultima.
Esistono almeno tre livelli di interazione e condizionamento che possono essere studiati e delle cui influenze tenere debitamente conto.

Il primo possiamo definirlo un microsistema e concerne i protagonisti e le dinamiche interni alla singola scuola; una possibile rappresentazione di questo livello è la seguente:





A questo livello di analisi la qualità del servizio offerto dalla singola unità scolastica, anche in considerazione della sua relativa autonomia decisionale (che come ben sappiamo non è supportata da una comparabile autonomia finanziaria e giuridica), dipende fortemente dai fattori individuati nei cinque blocchi.
Hanno tutti pesi differenti, ma in qualche modo tutti concorrono alla qualità del processo formativo possibile.

Il corpo docenti e la didattica che concretamente mette in atto è, forse, il fattore che siamo tutti più portati a ritenere direttamente responsabile della buona riuscita del processo educativo. Concordo con tale visione, ma mi preme evidenziare che la sua composizione non è quasi mai casuale, perché la sede di servizio viene scelta anche in ragione dell'anzianità di quest'ultimo e anche qui è ben noto che ci sono scuole di frontiera evitate da chi può e obbligate per chi non può sottrarsi a tale destinazione; questo implica una diversificazione significativa del corpo docente in funzione della sede di servizio. In questo fattore rientra tutta l'offerta formativa prodotta (POF di Istituto) dalla scuola nel suo complesso, compresi i suoi rapporti con l'extrascuola: stage, tirocini, visite, scambi, ecc.

Un secondo fattore è evidentemente la qualità della struttura scolastica: il suo stile architettonico, la sua età edilizia, la strumentazione, l'attrezzatura e la logistica di cui è dotata: laboratori, palestre, campi sportivi, biblioteca, teatro, sala informatica, video, multimediale, ecc.
Un terzo fattore che incide sul prodotto scolastico è ovviamente la sua dirigenza, sia quella didattica che quella del personale e, quindi, la sua organizzazione interna: pur non essendo percepita come fondamentale, pure può influire molto sull'andamento della vita scolastica; quest'importanza viene in luce soprattutto quando si crea un clima conflittuale tra dirigenza e docenti e tra questi e il personale tecnico, ausiliario e amministrativo.

Ovviamente in questa analisi gli studenti sono centrali, sia come fattori, sia come obiettivi: la qualità del processo formativo vede infatti loro come protagonisti e come destinatari finali del prodotto scolastico. Anche qui bisogna ricordare che la loro distribuzione sul territorio e, quindi, nelle singole unità scolastiche, è tutt'altro che casuale e/o omogenea: il carattere di frontiera di molte scuole è infatti dovuto anche al tipo di frequentazione studentesca. Questa differenziazione del target in certi contesti è lacerante: pensate quale salto culturale, sociale e comportamentale possa esserci tra gli studenti dei licei classici del centro storico di alcune città d'arte, rispetto agli studenti degli istituti professionali delle periferie di alcune altre città ad alto tasso di malvivenza, per comprendere l'inadeguatezza dei test che cercano di misurare la qualità del processo educativo stesso, in ambito nazionale.

Dietro gli studenti ci sono poi, ovviamente le loro famiglie e la loro rilevanza nel processo educativo è andata aumentando, ma non sempre a vantaggio del processo stesso perché hanno spesso messo in atto strategie di pura e semplice tutela dei propri figli a prescindere dalle dinamiche del gruppo classe, o della stessa qualità degli apprendimenti, palesando talvolta una inedita ostilità verso l'istituzione scolastica, talaltra un capovolgimento dei termini della relazione docente/discente, molto ben riassunte nella vignetta in cui, confrontando due diverse epoche, trent'anni fa circa e oggi, la mamma chiede alla figlia come è andata a scuola.
Trent'anni fa la mamma chiedeva: - Sei stata carina con la maestra, oggi?
Ora, invece, la mamma chiede: - E' stata carina la maestra con te, oggi?

Esiste comunque una stretta correlazione tra la famiglia e lo studente, sia in termini di sensibilità, preparazione, disponibilità e collaborazione al processo educativo e, anche qui, come ben sanno gli addetti ai lavori, non fa che piovere sul bagnato: le famiglie di cui si chiede disperatamente l'aiuto per il recupero dei casi difficili, sono proprio quelle che non solo hanno generato le problematiche che si vorrebbe ridurre, ma sono anche quelle che non possono, o non intendono collaborare.
Ovviamente la famiglia problematica, ossia quel nucleo familiare in cui si producono i fenomeni negativi che porteranno i figli ad essere candidati della dispersione scolastica e del disagio giovanile, è a sua volta vittima di un sistema sociale che non si è davvero preso la briga di evitarle guai, guai ai quali non ha nemmeno posto un successivo rimedio; già qui si comprende che il microsistema non è autarchico, ma che ha a che fare con un contorno che lo include, lo precede e lo condiziona.

Nella realtà non si passa di colpo dal micro al macro poiché esiste un livello intermedio che potrebbe essere collocato nel territorio in cui la scuola è ubicata e concernere le sue risorse e le sue istituzioni locali (biblioteche comunali, ASL, EE.LL., Distretto scolastico, Privato sociale e non), ma in questo contesto tale livello può essere omesso senza pregiudicare l'analisi e passare subito ad esaminare il macrosistema di cui la scuola fa parte. Una rappresentazione adeguata potrebbe essere la seguente:





Sulla scuola intervengono gli Enti Locali, spesso in modo privo di coordinamento reciproco e con molta difficoltà di dialogo interistituzionale; poiché ognuno di loro ha un settore di competenza specifico, si genera facilmente una confusione e, comunque, una cronica assenza di sinergie. Novità legislative e finanziarie in un Ente possono avere ricadute anche dirimenti sulla qualità e la tempistica delle prestazioni di cui una scuola ha bisogno come struttura. Gli esempi si sprecano e li risparmio al lettore.

Naturalmente le circolari, le ordinanze e le altre disposizioni ministeriali hanno un'incisività a volte davvero decisiva, per lo più, però, peggiorativa della qualità della formazione. In parte perché il Ministero tende a comportarsi come un antagonista alle unità scolastiche, in parte perché molti legislatori e loro collaboratori non devono avere esperienza sul campo, non devono essere mai stati né dirigenti, né insegnanti, né aver mai avuto a che fare con la scuola, se non come studenti.
A ciò si aggiungono le politiche più generali e complessive dei governi e dei parlamenti che si succedono nel tempo. Anche se indirettamente questi indirizzi legislativi e, soprattutto, i capitolati finanziari, influenzano la ricchezza dell'offerta formativa (ma anche della ricerca scientifica, della formazione e dell'aggiornamento dei docenti e via dicendo) e possono aumentare, anche di molto, la forbice della qualità del processo educativo tra classi sociali più e meno abbienti.

In Italia si è assistito ad una cronica disattenzione normativa e finanziaria nei confronti del sistema educativo pubblico e si è sistematicamente remato contro un possibile innalzamento della sua qualità: gli effetti negativi di queste politiche non saranno mai abbastanza evidenziati e, infatti, un'inversione di tendenza non si configura nemmeno nel più lontano orizzonte.

In questa brevissima e sintetica rassegna non si può davvero sorvolare sul ruolo dei mass media, sia di vecchia che nuova generazione: al momento non c'è quasi nessuna coerenza di indirizzi valoriali, di stili di vita e di tipi di prodotto, tra lo sforzo educativo del sistema scolastico nel suo complesso e, per esempio, i palinsesti televisivi delle principali emittenti. Si potrà obiettare che ognuno deve fare il suo mestiere e che i media producono soprattutto spettacolo, intrattenimento, evasione e marketing pubblicitario, ma è comunque un fatto che i modelli a cui i nostri giovani e giovanissimi si ispirano prevalentemente, sono quelli proposti dal palcoscenico multimediale (compresi i vari network e i tanti siti web che catturano l'audience giovanile e non solo!) e sono gli stessi che, talvolta come adulti ipocriti e sempre come genitori preoccupati, vorremmo che i giovani disertassero. Ma la battaglia tra gli appetitosi e scintillanti sogni e ideali dello star system e gli obiettivi saggi e morigerati dell'educazione scolastica è semplicemente sleale: finché tra scuola e apparato mediatico non ci sarà un minimo di sinergia, lo sforzo educativo sarà destinato, al massimo, ad una compassionevole sopportazione.

Last, but not least un peso ce l'hanno anche gli eventi apparentemente più distanti: potremmo oggi facilmente inquadrare questa correlazione nella più generale globalizzazione: d'altra parte è sufficiente pensare quanto ha influenzato il nostro stile di vita la sterminata produzione filmica holywoodiana per capire al volo che cosa intendo. Anche se non è facile misurare la portata di questi eventi non possiamo non ritenere, per esempio, che il fremito rivoluzionario che ha attraversato e che sta tuttora attraversando tanti paesi arabi, sull'altra sponda del Mediterraneo, non induca reazioni sottili e anche indecifrabili, ma non meno vere ed operanti, nel tessuto sociale e nell'orizzonte culturale del nostro paese.
Se, per fare un altro esempio, si considera un momento quale devastante esempio morale stia producendo la classe politica in generale e certi suoi rappresentanti in particolare, non si può non prevedere una nefasta ricaduta su chi ha la personalità in formazione (e magari si limitasse a loro); stesso discorso per le politiche nei confronti degli immigrati: esse urtano frontalmente contro il valore dell'uguaglianza e della solidarietà umana che guidano la nostra attività didattica; oppure, per concludere, quale ricaduta avrà sull'atmosfera nelle classi della scuola pubblica, la circostanza che la formazione privata non ha più il vincolo del tetto minimo di studenti per classe? Ai lettori l'ardua sentenza!

Roberto Sabatini ha insegnato Scienze Sociali fino a luglio 2011nel Liceo di Via Asmara di Roma
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