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n.59 gennaio 2106
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Il pensiero divergente, il pensiero inaspettato
In altre parole, produrre cambiamento
di Bono Liliana - Intercultura
www.libertaegiustizia.it
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- Se un cane ha quattro zampe, quante zampe hanno cento cani?
Qualche volta mi è capitato di insegnare Matematica e in quella circostanza ci stavamo esercitando con gli zeri e il loro significato.
- Quattro!- rispose pronto il bimbo in prima fila, e mi lasciò senza parole.
Senza parole, così mi coglie a volte il pensiero inaspettato, diverso da come l'avevo previsto, e senza parole credo sia bene rimanere.

Il fatto è che a volte noi insegnanti ci sentiamo obbligati ad "avere parole", e anche ad "avere ragione"(anche ad avere potere).
Capita di rimanere perplessi, davanti a trovate geniali in sorpasso, di non riuscire sempre a coglierle per ciò che realmente portano di stimolante e creativo.

Pensiero divergente, pensiero divertente.

Ogni volta che invece ho lasciato cadere ogni mia pretesa di ragionamento corretto, di contestualizzare sempre ogni cosa, accettando invece l'inaspettato con gratitudine, be' allora davvero mi sono divertita.
Ci siamo divertiti, io e miei studenti.
L'ansia di "spiegare" sempre tutto per bene, di "portare avanti il programma", a volte anche di mantenere l'ordine, nasconde, per chi sta seduto in cattedra, molte volte il pericolo di uniformare, di disapprovare in modo più o meno esplicito quanto di innovativo, di non ancora pensato c'è nelle menti degli studenti (e anche nella propria).

Un giorno parlavamo invece di apostrofi, e alla mia domanda "ma qui l'apostrofo lo metti o no?" una mia simpaticissima alunna rispose "Forse".
Senza dubbio aveva capito che la questione a volte è dubbia, anzi lo aveva interiorizzato, ci stava riflettendo, e nel frattempo mi suggeriva un elegante modo di cavarmi dai guai quando, in situazioni di diverso genere nella mia vita quotidiana mi fosse capitato di avere qualche dubbio e non sapere che rispondere.
Piccoli maestri.

Occorre essere un po' rilassati per lasciar passare, tra le strette maglie del sapere istituzionale, anche il nuovo e il differente.
Credo che il pensiero inaspettato vada un po' coltivato.

Il pensiero inaspettato toglie un poco del potere che convenzionalmente diamo a chi educa, per un momento.
Siamo anche troppo sommersi, direi in ogni occasione, dalla ripetitività, osiamo poche volte esprimerci se non abbiamo già sentito altrove gli stessi nostri contenuti.
L'originalità non è molto apprezzata perché è rischiosa, non garantita da precedenti esperienze, e così a volte seguiamo correnti e modi di pensare convenzionali.
Così perdiamo unicità, cercando consensi.
A cominciare dai banchi di scuola, dove ripetiamo molte volte, da molti anni, i contenuti mentali di altre persone.
Questo mi colpiva in modo particolare quando ero una studentessa di filosofia.
Perchè, mi dicevo, vorrei sì imparare cosa hanno detto i grandi filosofi del passato, ma vorrei anche imparare ad essere filosofa. Che cosa importa, in fin dei conti, se una certa idea l'abbia espressa o no Emmanuele Kant, o che l'abbia fatto lui oppure Giordano Bruno o nessuno prima? Importante è che qualcuno, prima o dopo, lo faccia.
Fare vita, ecco cosa vorrei: il sapere per la scuola conta finché resti nella scuola.

Ma dovrai prima o poi "far sapere tuo", vivere, inventare e creare. In altre, produrre un cambiamento.

Ecco, nessun discorso educativo può esimersi da questo: promuovere un cambiamento, che si verifichi sia nell'educatore che nel suo alunno. Se questo non avviene, l'azione educativa è inefficace, inutile.

di Liliana Bono
Docente scuola primaria "G. Parini", Torino
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Sono presenti 2 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito martedì 02/02/2016 ore 19:42 da Viviana Damiani
Pensiero divergente...pensiero divertente: MI PIACE! Quanto è vero ciò che scrivi! I bambini sono una fonte inesauribile di comicità e sapienza. Il loro modo di vedere il mondo ci insegna che niente è impossibile e che una soluzione c'è sempre. Nel plesso in cui lavoro a Natale abbiamo proposto "Tu scendi dalle stelle" e abbiamo deciso con le colleghe di far analizzare il testo della canzone alla classe 1° e 2°, in pratica, di far disegnare ai bambini ciò che capivano dalle parole del brano natalizio, abbastanza impegnativo per via dell'italiano retrò da cui è composto. Commentavamo con la collega il punto in cui la canzone dice "A te che sei del mondo il Creatore, mancano panni e fuoco, oh mio Signore", e ci confrontavamo immaginando queste parole sotto forma di disegno. Un bambino di 1°, sentiti i nostri commenti, ha detto che avrebbe disegnato un filo per stendere i panni come quello di sua nonna Franca, con sotto delle legna spente, e sopra il filo niente magliette, niente mutandine, niente calzettoni, perché il bambino Creatore non li aveva. Allora ho chiesto ancora: "Secondo te perché il bambino Creatore non li aveva?" F. ha risposto "Perché li aveva dati ad altri bambini che aveva incontrato mentre creava il mondo" E ha aggiunto "Poi però nella capanna è stato coperto e si è scaldato, anche io l'ho coperto nel presepe di casa mia". Mi ha fatto sorridere, mi ha colpito, mi ha piacevolmente sorpreso la logica del suo mondo, la decisione con cui ha parlato, a soli 6 anni. I compagni l'hanno ascoltato, alcuni hanno seguito la sua idea, altri invece hanno disegnato solo il mondo creato con un bambino nudo a fianco, con in testa una corona. Apprezzatissimi anche loro. E' stata una lezione molto piacevole, più che altro abbiamo tutti sorriso, ci siamo divertiti, i bambini e noi insegnanti. Chissà io come avrei disegnato una scena del genere? F. mi ha influenzato, io quel filo di panni senza nulla sopra, con le legna sotto spente l'ho interiorizzato. Dovessi riproporlo come esercizio, avrei senza dubbio questa immagine in testa :) Il privilegio enorme di noi insegnanti di scuola primaria è essere nutriti dall'energia creativa e dal talento dei nostri alunni. A volte molto più divergenti e spontanei di noi :) Viviana Damiani.
inserito lunedì 01/02/2016 ore 23:25 da Laura
Hai ragione. Dovremmo essere più disponibili ad accogliere questi spunti di saggezza dei nostri alunni che a loro modo capiscono la vita.
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