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n 36 ottobre 2013
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:19 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Il pensiero in movimento'  >>>
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Il pensiero in movimento
Per un viaggio che dura tutta la vita
di Rosci Manuela - Editoriali
Il fermento e le riflessioni su quanto succede nella scuola, le novità e le preoccupazioni che la agitano, sembrano essere inghiottite dall'impellenza di difendere un contesto democratico che spesso dimentica di stare dalla parte dei cittadini - e pure dalla parte dei docenti-, di essere la loro diretta emanazione e, in tempi di crisi, prende il sopravvento "la paura di perdere", sia ciò che è stato già acquisito, sia ciò che si riterrebbe giusto, nell'avanzare di carriera, di vita.

Sarebbe tuttavia allo stesso tempo ingiusto abbandonare ogni pensiero progettuale, ogni riflessione che possa anticipare e guardare al futuro come quel luogo in cui potranno accadere cose che forse oggi sono solo (o non ancora)nella nostra mente. Siamo certi, ciò che accadrà domani rimane una visione nel e del presente, un pensiero oggi in assenza di realtà. Dovremmo allora sentirci tutti visionari, nella costruzione attiva di un domani che spesso è il vero motivo che spinge a guardare oltre quelle incongruenze, quelle limitazioni che oggi fanno provare lo stare in gabbia anche quando -e non di rado- siamo noi stessi a mettere vincoli e sbarre così strette alla nostra esistenza, alla nostra professione.

Un fatto curioso, seppur banale, può a mio giudizio far riflettere su quanto un pensiero lineare, che procede per azioni ordinate, possa essere al contempo rassicurante e riduttivo, conveniente e penalizzante proprio alla realizzazione futura delle nostre visioni ...quanto prima.

Scuola primaria, spazio della programmazione settimanale. Immaginate possa entrare un collega e chieda: "State facendo geografia (storia, musica o quello che volete!!). Mi hanno detto che bisogna fare i reticoli e le mappe. Stiamo indietro?". Probabilmente non sono queste le parole esatte ma questo è il messaggio che mi è arrivato tanto che ho risposto "NO, non ho fatto nulla!" e dopo una pausa, in cui il pensiero probabilmente ha scandagliato la mente e ciò che avevo fatto per trovare rispondenza con quello che avevo risposto, le parole sono uscite senza esitazione (senza apparentemente pensarci su!): "NO, se intendi che abbia dedicato del tempo specifico a fare questo. Però ho fatto geografia in palestra, nel cortile, durante la ricreazione, quando abbiamo raccontato le uscite domenicali ..." Non stavo motivando il mio NON operare -secondo canoni tradizionalmente lineari- quanto rinnovavo, anche a me stessa, la "sorpresa" di dover affermare che SI PUO' insegnare ciò che va insegnato ... DIVERSAMENTE.

Certo, poi forse si è meno pronti a "spuntare" l'argomento sulla programmazione settimanale/annuale e i binari entro cui muoverti sono soprattutto tracce e non limiti, e si possono incontrare frequentemente degli snodi che ti fanno passare agevolmente da una direzione all'altra, cambiando e alternando frequentemente i mezzi di trasporto da utilizzare per il viaggio: non solo auto, non solo treno o aereo o bicicletta o camion ma tutti questi, insieme anche al monopattino e al più classico ST (suola e tacchi). Che caos!, si potrebbe obiettare, un viaggio così può diventare faticoso, ogni volta scendi da un mezzo diverso per cambiare e, questo trambusto potrebbe farti "perdere tempo" oppure non trovare più la strada.

Giusto, non a caso TEMPO e SPAZIO sono due categorie fondamentali, due organizzatori del nostro pensiero, guai a perderli!

Ma è proprio questo il limite che si pone l'essere umano: aver "paura di perdere" e non vedere, sentire e provare "il perdersi" come quell'atto creativo fondamentale per "ritrovarsi" in uno spazio del nostro ESSERE diverso da prima, attraverso un viaggio che ha l'obiettivo di raggiungere una meta - la nostra realizzazione, attraverso una formazione continua, long life learning, ma con quella motivazione che è propria del ricercatore, che sperimenta, che tenta e riprova, affrontando la frustrazione dell'insuccesso come parte integrante del percorso, non come ostacolo da evitare ma come elemento che fa parte del gioco, ti aiuta a capire.
In questa ricerca continua, che a volte assume i caratteri di un girovagare adolescenziale, non è necessario AVERE solo e sempre la mappa precisa delle strade da percorrere ma avere la curiosità di avventurarsi per il nuovo, soprattutto quando non si è soli ma si ha una guida esperta che ti accompagna. Facile riconoscersi nel ruolo di "guida" per i nostri alunni ma potrebbe sorgere spontanea la domanda: "Chi è la guida per i docenti, chi può accompagnarli lungo nuovi percorsi, a volte più ripidi ma anche più affascinanti?". Oggi è facile affrontare un viaggio lasciando il tragitto dell'autostrada- lineare, veloce, comodo, conosciuto, sperimentato- per prendere una strada panoramica nella campagna: il nostro Tom Tom ci guida.

Non possiamo auspicare soluzioni così elettroniche, giammai!, non assolverebbero al compito di accompagnare riflettendo insieme, guidare e parlare insieme di quello che avviene, del caos e dell'incertezza di dove mettere i piedi, condividendo timori e piccoli/grandi successi, grandi sogni e ideali.

Lo sguardo sempre in avanti, a sapere dove condurre il compagno di viaggio, il gruppo che accompagni e di cui sei parte integrante. Il gruppo degli adulti che si ritrova insieme a commentare, a scommettere sulla visione di scuola che forse già c'è ma soffocata dall'abitudine a pensare per "cose già fatte" e non per competenze da costruire insieme.

In classe, allora, ti accorgi che se generi caos e non disordine, se solleciti ipotesi piuttosto che dare solo risposte, se lavori per generare le soluzioni -anche quelle impossibili e improbabili- anziché anticipare "la" soluzione ... allora vedi che il pensiero è in movimento, non è passivo e in cerca di contenuti già masticati ma fluttua nell'aria, è tangibile, tocca tutti e coinvolge ognuno, anche se in maniera differente. Prende vita da ogni sollecitazione, permane anche quando lo stimolo iniziale non c'è più e continua a generare "movimento", a creare, a produrre cambiamento nel singolo e nel gruppo.

Non è questo forse il contesto più favorevole per generare apprendimento, anzi per creare le condizioni affinché ognuno faccia veramente suo il concetto di "apprendere ad apprendere"?

Il pensiero assume i colori e i sapori di una continua energia che accompagna "il viaggio" del gruppo e la guida/docente è sicura perché ha ben pianificato il percorso, così tanto da potersi permettere di uscire dalla traccia per adattarsi alle esigenze di un gruppo che cresce e che ha bisogno di stimoli differenti dalla routine. Senza per questo abbandonare sane abitudine di vita di gruppo, senza perdere la ritualità di momenti che possono aiutare a scandire la giornata, con la serenità e la curiosità di chi ha voglia di scoprire piuttosto che raccogliere ciò che è stato per bene confezionato in tanti "reticoli" già pronti.

Allora anche la nostra rivista assume la veste di un contesto di ricerca e documentazione per i docenti che si fanno domande (poi cercano anche le soluzioni), per ipotesi di lavoro didattico che hanno in sé il concetto di inclusività (dove tutti possono "giocare/partecipare" insieme), utilizzando strumenti soliti (i preziosi libri!) anche in forme meno convenzionali. Uno spazio dove convive l'esaltazione e la frustrazione di vivere la professione in mille modi diversi - a volte in maniera così riduttiva che si può solo condividere lo sdegno del genitore-; il riconoscimento per i colleghi che "vanno oltre", nell'approfondimento di tematiche che richiedono preparazione e competenze (le risposte a tutti i BES), nel riconoscere i propri "errori" e saper agire di conseguenza; l'esperienza diretta di chi "ci mette la faccia" oltre che la testa e il cuore in quello che fa; l'informazione, la formazione e la documentazione di ciò che sta avvenendo nel mondo della scuola: "Occorre mettere insieme una solida conoscenza disciplinare con una forte esperienza di conduzione educativa di un gruppo. Insegnare bene è come curare bene le persone: s'impara studiando e operando sul campo con colleghi più esperti." (dall'intervista a Paolo Mazzoli membro del Comitato Scientifico Nazionale per l'attuazione delle Indicazioni sul curricolo per il primo ciclo).
Non è forse tutto questo che vivono e ricercano i docenti che credono nella scuola, lavorano per un mondo migliore e quindi agiscono e non rimandano?

"Trovarsi insieme è un inizio, restare insieme un progresso.... lavorare insieme un successo" (Henry Ford)

Buon lavoro a tutti

Manuela Rosci
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Sono presenti 2 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito lunedì 01/05/2017 ore 20:17 da carla stefani
quanto è vero ciò che affermi sul "perdersi..." e sulla "paura di perdere tempo"e come è grandioso invece , guardarsi dentro, guardare al percorso della propria professione e accorgersi che.. "ciò che sto facendo NON è aver perso tempo". grazie Manuela per avermi fatto riflettere e avermi fatto credere ancora una volta che "la motivazione" è ciò che muove il mio percorso professionale tra cadute e riprese e che...posso dare sempre di più ai bambini che mi sono affidati.E grazie per avermi dato conferma che "ritrovarsi" è un successo!!!
inserito martedì 25/04/2017 ore 16:28 da Rita Giuliani
Spesso si hanno tanti pensieri, tante idee, spesso non si riesce a focalizzare la causa dell'impotenza che si prova nel lavoro. In questo articolo, da queste riflessioni ho trovato il punto su cui focalizzare la mia ricerca e che incentivi il mio "viaggio"... "Si può insegnare ciò che va insegnato... Diversamente" Grazie
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