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n 37 novembre 2013
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Il posto del "tutto è possibile"
Lavorare per "classi aperte"
di Ansuini Cristina - Organizzazione Scolastica
Quando leggo un libro non tralascio mai di soffermarmi e di gustarmi i ringraziamenti finali; mi danno un senso di familiarità con lo scrittore, mi sembra di entrare un po' nella sua vita vera, al di là delle storie che sa raccontare, delle vicende che sa intrecciare.
Spesso leggo ringraziamenti a persone che hanno creduto nelle capacità dell'autore e lo hanno confortato in occasione di delusioni e fallimenti, a saggi maestri e sostenitori affettuosi, ad amici e parenti sempre prodighi di affetto e sostegno...
Ultimamente ho letto tutto d'un fiato un libro di Cecelia Ahern e, mentre scorrevo l'appendice, quello che ha fatto soffermare la mia attenzione, che ha richiesto una rilettura e una riflessione in più, è stato un ringraziamento della scrittrice in questione ai partecipanti al tavolo del "tutto è possibile" - il virgolettato è dell'autrice del libro - come se anche un lavoro che potrebbe sembrare il limite estremo della solitudine, come quello dello scrittore, abbia bisogno di un'attività gruppale, collettiva e come proprio l'apporto di tanti faccia giungere ad un risultato buono, bello e carico di soddisfazioni.

L'importanza del gruppo non è certo una scoperta recente: letture specifiche, esami universitari, frequentazioni di seminari e laboratori ci rendono ben consapevoli delle risorse che un gruppo può dare, di quel più che c'è oltre la somma delle parti e che è proprio la parte più interessante da investigare e su cui lavorare.
Altra cosa è l'esperienza, avere a che fare ogni giorno con dinamiche da interpretare, valorizzare, risolvere, smontare. Non sempre infatti si riesce a leggere e ad utilizzare al meglio le risorse che abbiamo davanti e che magari sfuggono alla nostra attenzione e al nostro controllo.

Lavorare "per classi aperte", cioè operare su gruppi classe diversi, da poter rimescolare e rivedere, adattandoli agli eventi e alle situazioni, è un'opportunità preziosa di veder scorrere certe dinamiche e sfruttarle a vantaggio di tutto il gruppo.
Può sembrare un'impresa dover insegnare con questa modalità, soprattutto può spaventare l'aspetto organizzativo, dover cioè far combaciare orari delle insegnanti, discipline, spazi e così via - ed in realtà non è effettivamente cosa da poco! - ma poi, osservando i bambini che vivono questa esperienza, leggendo qua e là, ma soprattutto vivendo, sperimentando giorno per giorno, ci si rende conto dell'enorme potenzialità di questo modello, di come offra soluzioni insperate e impensabili con modelli più tradizionali di classe.
Penso al mescolamento di personalità diverse che possono dare un'impronta unica a certe attività proposte e condivise, penso alle molte sfaccettature del cooperative learning, penso alla laboratorialità di certi esperimenti fatti insieme, ma anche alla soluzione di dissidi e contrasti.

Per entrare più nello specifico, lavorare per classi aperte offre la possibilità di mescolare i gruppi in modo che ci siano dei "pesci pilota", brillanti in un determinato ambito, che possano trascinare il resto del gruppo nella realizzazione di un determinato progetto comune.
È essenziale fare in modo che questi "pesci" cambino a seconda del progetto in questione: bene dunque il gruppo in cui c'è l'esperto lettore che guida il laboratorio di biblioteca, a patto poi di rivedere la composizione del gruppo cambiando l'attività e mettendo in gioco altre risorse, come la bambina con spiccate peculiarità tecniche che stimola la discussione nel corso dell'esperimento scientifico o il fantasioso-creativo capace di "movimentare" la composizione di testi collettivi.
In questo modo ci sarà un passaggio di consegne inconsapevole, ma soprattutto ci sarà la possibilità di sviluppare e mettere in atto dinamiche diverse, tutte da sfruttare a vantaggio delle classi e dei bambini singoli, offrendo ad ognuno la possibilità di cercare le proprie peculiarità e di sperimentare modalità di lavoro e di espressione diverse, di dare vita e voce a diverse tipologie di intelligenza e di interessi.
Lavorare per classi aperte vuol dire anche modificare la struttura di un gruppo-classe per smontare meccanismi che limitano le possibilità di apprendere in modo sano e piacevole, quando cioè ci sono delle forti incompatibilità o dei forti dissidi.
Capita infatti sempre più spesso che banali dissapori tra bambini assumano connotazioni differenti non limitandosi più allo spazio del gioco e delle pause tra un'attività e l'altra, ma invadano zone legate al lavoro vero e proprio e addirittura continuino fuori, una volta usciti da scuola.

Anche in questi casi lavorare sulla composizione dei gruppi dà l'opportunità di alleggerire le tensioni, a cominciare dalla semplice "separazione" dei contendenti in questione per proseguire con la rilettura a distanza di certe situazioni, che consente un alleggerimento delle tensioni ed una visione migliore della realtà.

Da un punto di vista squisitamente professionale, quella di lavorare per classi aperte, è sì una sfida continua, ma anche un'opportunità di ricerca sul campo davvero fertile, un'occasione preziosa per esplorare nuove modalità, nuove tecniche ed anche nuovi contenuti.

Cristina Ansuini, Psicologa, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgonicini Duca, Roma.
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