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Articolo 'Il prete...mi assomiglia!'  >>>
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Il prete...mi assomiglia!
Quando il teatro investe anche la religione
di Traversetti Marianna - Didattica Laboratoriale

Spesso noi insegnanti abbiamo la presunzione di pensare che l'unico ambiente di apprendimento e di formazione per la crescita dei nostri ragazzi sia quello scolastico. Anche io, effettivamente, ritengo che il luogo elettivo ai fini dell'educazione, nel senso più ampio e complessivo del termine, sia la scuola. Lavoro da molti anni con questa convinzione. Ed è un assunto fondato sulla realtà dei fatti che vivo in prima persona e che analizzo, misuro, valuto, confronto.

Ma, proprio pochi giorni fa, ho dovuto piegare la testa ed ammettere che, anche un luogo parziale e dogmatico come può essere una parrocchia, è un ambiente in cui si insegna e si impara a crescere, dove si apprende un modo di vivere e di crescere.

Una sorpresa, una piacevolissima sensazione, infatti, ho provato quando ho partecipato ad una riunione del corso di catechismo di mia figlia nella Parrocchia "Sant' Ugo" di Roma.
Un grande stupore perché, inaspettatamente, il parroco, sullo sfondo di un palcoscenico dell'aula magna dell'oratorio, ha iniziato a parlare con mamme e papà dell'importanza e del ruolo del teatro nell' avvicinare i bambini alla conoscenza di Gesù e, ancora più ampiamente, nel processo di apprendimento dei valori etici, sociali, religiosi...
Ero andata lì certa di ascoltare parole sicuramente interessanti, ma...meraviglia!

Ero seduta, compostamente, in silenzio, proprio come si conviene, ad ascoltare le parole di Don Roberto (che avevo visto prima di allora solo poche volte e mai avevo conversato con lui) e un pensiero mi è balenato alla mente:
Il prete... mi assomiglia!
Sembrava, alle mie orecchie e alla mia mente, di ascoltare me stessa.
Diceva le stesse cose che dico sempre io sull'argomento, pronunciava quasi le mie parole...
Ma... lui è un prete!
Discorreva amabilmente dell'importanza del teatro per recuperare le abilità e rinvigorire di nuova energia e sapienza le diversità... sottolineava gli aspetti che io sempre affronto e ribadisco nei miei scritti...
Ma... lui è un prete!
Enfatizzava sulla rilevanza affettiva su cui l'attività teatrale incentra il suo principio educativo, etico, pedagogico e religioso... proprio quello che spesso, in queste pagine, ho insistito nel rilevare...
Ma... lui è un prete!
Parlava di quanto sia compatibile la recitazione con la coscienza di sé e la percezione di se stessi al di fuori di sé...: è il concetto della trasposizione interiore di cui ho scritto su alcuni articoli e che, per me, è un aspetto formativo fondamentale per aiutare gli allievi in difficoltà, troppo timorosi e poco sicuri di loro stessi, ad affrontare un pezzetto di mondo con la testa più alta (recitare significa interpretare un personaggio diverso, altro da se stessi e, dunque, ciò fornisce l'alibi ai più timidi ed insicuri di spingersi a vestire altri panni ...[ tanto non sono io!] Ma intanto, hanno realmente interpretato se stessi) ... sì, ma detto da lui!...
Ma... lui è un prete!

Parlava, guardava in faccia le persone dritto negli occhi ed ogni tanto catturava anche i miei mentre spiegava che si realizzerà uno spettacolo teatrale, modesto ma significativo, ad opera dei bambini del catechismo....
Ed io?
Io ascoltavo ferma, quasi attonita sulla sedia, prima incredula poi trepidante; volevo intervenire, dirgli che anch'io la pensavo così, che ero felicissima di aver trovato una persona che come me, realmente, ascrive il carattere dell'universalità dell'agire e del sentire all'attività teatrale, volevo alzarmi ed iniziare con lui un dialogo aperto, vivace, di condivisione, ma...non l' ho fatto! Perché?
Perché lui è un prete?
No! Credo che lui sia molto più di questo.
E dove lo trovi un prete che parte dal teatro per coinvolegere i bambini in un mondo più grande di loro, per avvicinarli sentimentalmente, per insegnare forme di condivisione tra adulti, per trasmettere i valori, quelli veri, religiosamente desueti?
Ma il colpo più forte che mi è arrivato dritto al cuore è la frase di congedo dai presenti che ha espresso e che, più o meno, suonava così:
- Vi sembrerà strano, ma il teatro è un'attività che interessa tutti gli aspetti della vita ed è lo strumento privilegiato per esprimere se stessi e comunicare con gli altri.
Quasi quasi avrei voluto dirgli:
E no! Questa è mia! E' così, caspita, queste cose le dico sempre io!

Mi veniva voglia di girarmi e dire a tutti quelli che erano intorno a me che quelle erano parole mie, concetti miei, esperienze mie!
Ma le dice e le pensa anche lui, e ci crede come ci credo io.
Ed io sono felicissima che mia figlia, che nel suo contesto scolastico non ha finora avuto la fortuna di esprimere tutta se stessa attraverso pratiche di teatro, adesso, incredibilmente, a catechismo, potrà avere anche lei questa meravigliosa ed irrinunciabile esperienza.
Cosa ho fatto alla fine della riunione?
Sono rimasta seduta, in silenzio.
Ho avuto la conferma che ciò che per cui ho lavorato per molti anni e che pratico tenacemente tutt'ora sia per i miei alunni una cosa preziosa e fondamentale per la loro crescita interiore e sociale.
Sono rimasta seduta, in silenzio.
Ho trovato nuova energia per andare avanti nel mio laboratorio di teatro - didattico ed investire fatica psico - cognitiva e carica vitale in nome della formazione e del sapere.
E allora, lo dico io, lo dice Don Roberto... Il teatro è la forza del domani, della scuola, della vita!
E' la forza di questa società che bisogna fermare e reinterpretare.
Come se fosse una prova andate male...
Si riapre il sipario e si incomincia a pensare...
Si riapre il sipario e si incomincia a crescere...
Si riapre il sipario e si incomincia a emozionare...


Marianna Traversetti, Docente I.C. Via Perazzi 46 - Roma
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