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Numero: 10- giugno 2009- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 21 Settembre 2018

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Il processo di inclusione scolastica in Italia e in Europa
Una riflessione sui bisogni educativi speciali attraverso una ricerca.
di Di Nocera Maria - Integrazione Scolastica
L'Italia, a differenza degli altri Paesi Europei, può vantare un'esperienza di ormai 30 anni di integrazione scolastica degli alunni con disabilità nella scuola ordinaria, a partire dalla prima legge datata 1971, fino ad arrivare a quella principale più attuale, la Legge Quadro 104 del 1992.
Negli ultimi anni anche la Comunità Europea ha focalizzato la sua attenzione sull'educazione dei bambini con bisogni speciali e sulla loro situazione nelle scuole, citando soltanto i documenti più importanti, facciamo riferimento alla Dichiarazione di Salamanca, la Carta di azione per i bisogni educativi speciali (UNESCO 1994); e sopra ogni documento, la Convenzione dei diritti delle Persone con Disabilità redatta dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (2006), sottoscritta da molti paesi del mondo.

Ad oggi, il termine "integrazione" scolastica è stato ormai racchiuso e sostituito dal termine "inclusione": intendendo con questo il processo attraverso il quale il contesto scuola, attraverso i suoi diversi protagonisti (organizzazione scolastica, studenti, insegnanti, famiglia, territorio) assume le caratteristiche di un ambiente che risponde ai bisogni di tutti i bambini e in particolare dei bambini con bisogni speciali.

E' infatti attraverso il lavoro sui contesti, e non soltanto sui singoli individui, che si promuove la partecipazione sociale e il coinvolgimento delle persone in difficoltà, nonostante i loro specifici problemi, come viene specificato anche dall'I.C.F., (Classificazione Internazionale del funzionamento e delle disabilità), proposto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (2000).
In trent'anni di integrazione scolastica degli alunni con disabilità all'interno delle scuole regolari, tante sono state le esperienze svolte, tante le prassi e le strategie didattiche utilizzate, e chi lavora nella scuola da anni può sicuramente essere testimone dei grandi passaggi che nel corso del tempo sono stati fatti.

Ma allo stato attuale, ancora qualcosa manca per il raggiungimento di un processo di integrazione di qualità: un pensiero più costruttivo e condiviso tra i diversi agenti all'interno dei contesti scolastici, che determini la creazione di ambienti accoglienti e facilitanti le diversità, attraverso buone strategie educativo-didattiche, che possano contribuire fortemente allo sviluppo e alla crescita cognitiva e psicosociale dei bambini in situazioni di difficoltà.

Lavorando da tempo con le scuole e nelle scuole, a diretto contatto con insegnanti e dirigenti scolastici, questo aspetto ci ha particolarmente interessato. Ci siamo chiesti: ma è possibile valutare un processo come l'integrazione scolastica? Se sì, in che modo è possibile farlo, attraverso quali strumenti?

La spinta e la motivazione a percorrere questa strada di ricerca è arrivata anche dal rapporto stabilito con alcune famiglie di bambini con disabilità: scambiare con loro le esperienze dei figli rispetto all'integrazione scolastica, esperienze talvolta positive e rassicuranti, talvolta distruttive e frustranti, ci ha condotti alla riflessione che prendere in considerazione anche il loro punto di vista poteva essere una risorsa importante.
Da tali premesse è stata effettuata un'analisi della letteratura sull'argomento a livello italiano e internazionale, che ha condotto, in una seconda fase, alla costruzione di un disegno di ricerca che focalizzasse l'attenzione sul processo di inclusione scolastica dei bambini con bisogni speciali.

La ricerca si propone di approfondire, da un punto di vista descrittivo, gli elementi di struttura dell'Istituzione Scolastica (ovvero: organizzazione, risorse umane, risorse strutturali, risorse finanziarie) e gli elementi di processo (ovvero: Diagnosi Funzionale, Profilo Dinamico Funzionale, Piano Educativo Individualizzato, GLH, programmazione educativo-didattica, rapporti interistituzionali). Si propone, inoltre, di esplorare la rappresentazione sociale, gli atteggiamenti e le opinioni dei protagonisti, ovvero dirigenti, insegnanti e genitori, relativamente al processo di inclusione.

La ricerca è condotta dalla cattedra di Psicologia della disabilità e del lavoro di rete, Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e dello Sviluppo della Facoltà di Psicologia 1, "La Sapienza" Università di Roma, e si arricchisce di un accordo di cooperazione interuniversitaria stabilita con due università straniere: University of Professional Education. Hogeschool di Van Arnhem en Nijmegen in Olanda, e con l'Institute of Special Education and Rehabilitation, University "Sv. Kiril I Metodij" di Skopje, in Macedonia.
Tale collaborazione ha permesso di ampliare gli obiettivi della ricerca stessa e approfondire la diversità di prassi inclusive tra un paese come l'Italia che fa integrazione da anni, e paesi che stanno ancora costruendo il loro percorso verso l'inclusione. La possibilità di confrontare il modello di integrazione italiano con le esperienze di altri paesi offre la possibilità di metterci in discussione, di proporre interventi ed azioni nuove.

Per effettuare la ricerca sono stati costruiti appositi strumenti: si tratta di questionari che sono stati somministrati in scuole italiane di diverse città del centro-sud. I suddetti questionari sono stati successivamente tradotti e proposti a scuole olandesi e macedoni.
Tali strumenti di ricerca sono stati rivolti ai Dirigenti Scolastici, alle insegnanti curricolari e di sostegno, alle famiglie di bambini con bisogni speciali frequentanti le classi III, IV e V della Scuola Primaria.
Nella fase di individuazione del campione sono state contattate diverse scuole: raccogliendo, da una parte entusiasmo per il lavoro che si proponeva; dall'altra, reazioni di scarsa motivazione e poco interesse. Ad oggi, hanno aderito alla ricerca circa 90 scuole tra i tre paesi. La fase della ricerca in questo momento, corrisponde alla raccolta dei questionari distribuiti nelle scuole italiane, olandesi e macedoni, che hanno offerto la loro collaborazione. In una fase successiva saranno analizzati i dati e discussi i risultati.
E' nostra intenzione proporre i risultati ottenuti all'attenzione di insegnanti, dirigenti scolastici e di quanti sono interessati all'argomento, attraverso un successivo contribuito pubblicato, ma anche attraverso una giornata di studio rivolta a tutti i partecipanti alla ricerca, affinché diventino uno spunto di riflessione e di approfondimento culturale e professionale.

Il nostro interesse è stato, ed è, quello di condurre uno studio empirico dal quale poter trarre aspetti importanti che possano, nel confronto con chi lavora nella scuola, trasformarsi in un arricchimento personale e operativo da utilizzare nel proprio lavoro.
Dalla ricerca qui descritta, ci si aspetta:
? di individuare gli indicatori relativi all'inclusione scolastica degli alunni con disabilità al fine di poterne valutare la qualità;
? di riflettere sulla costruzione partecipata di un modello di lavoro inclusivo caratterizzato da strategie educativo-didattiche e prassi efficaci sul singolo e sul gruppo-classe;
? di confrontare le rappresentazioni sociali relative all'inclusione scolastica e il modello reale e attuale;
? di individuare differenze tra i modelli inclusivi dei paesi coinvolti.

Il momento storico in cui si trova la scuola italiana necessita di una sensibilizzazione e di un'operatività forte relativamente ai processi inclusivi; non possiamo più difenderci attraverso frasi del tipo: "non ci sono abbastanza risorse, sia materiali che personali", "non c'è un'organizzazione", "non esiste una rete"; aspetti fondamentali, certo, ma l'integrazione si comincia dall'interno, da un cambiamento culturale, da ciò che si può fare partendo da ciò che abbiamo, dalla valorizzazione delle risorse presenti, dalla collaborazione tra le persone e i ruoli che assumono nel contesto, dalle competenze sia personali che professionali volte verso obiettivi condivisi.

La diversità all'interno del contesto scolastico, rappresenta una sfida che coinvolge tutti i principali agenti di cambiamento: insegnanti, dirigenti scolastici, comunità scolastica, famiglie e territorio, ognuno con specifiche funzioni.
Da parte degli insegnanti richiede prassi sempre nuove, soluzioni originali, adattate ai singoli bambini e ai contesti, dal punto di vista didattico-pedagogico, comunicativo e relazionale.
Da parte dei dirigenti scolastici richiede un'istituzione attenta ad ogni dettaglio, ad ogni aspetto organizzativo.
Da parte delle famiglie richiede partecipazione e collaborazione con il sistema scolastico sul progetto educativo per il proprio bambino.
Da parte della comunità scolastica richiede l'individuazione e la valorizzazione di tutti gli elementi utili a costruire un intervento coordinato di risorse e di possibilità di azioni. Da parte del territorio richiede la costruzione di un lavoro di rete importante e ben coordinato.

In conclusione, possiamo aggiungere che il processo inclusivo dei bambini con bisogni speciali si basa su un pensiero complesso, sistemico, com-partecipato di tutte le realtà che appartengono alla scuola, affinché tramite le azioni di ognuna di esse si possa costruire interventi sinergici e significativi per i bambini con bisogni speciali

Dott.ssa Di Nocera Maria; Prof.ssa Rosa Ferri; Prof.ssa Viviana Langher Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica. Facoltà di Psicologia 1 La Sapienza, Università di Roma
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Sono presenti 3 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito venerdì 29/01/2016 ore 12:38 da Claudia Possenti
L'inclusività comincia con l ascolto del contesto, degli utenti, per comprenderne i bisogni, ma sopratutto le difficoltà. Non trovo appropriato usare la parola disabilità, che sembra rimandare ad una "questione di pochi", e preferisco usare il termine difficoltà", che invece può riguardare tutti, nessuno escluso. Ognuno nella scuola dovrebbe sentirsi a proprio agio nel chiedere aiuto, e allo stesso tempo sentirsi fiero di potere offrire aiuto. In quest'ottica la scuola dovrebbe attivare processi per formare "persone" oltre che studenti.
inserito mercoledì 26/03/2014 ore 10:03 da rosella gottardo
daccordissimo con quanto scritto, ma veramente abbiamo fatto passi in avanti in questi 30 anni? la mia esperienza mi dice di no, siamo ancora alla famiglia che si scontra con la scuola per far valere i diritti del proprio figlio, a PEI e PDF solo sulla carta e fatti quasi esclusivamente dall'insegnate di sostegno. A POF che prevedono il coinvoglimento del corpo insegnante sempre solo sulla carta. A un lavoro di rete di fatto inesistente. Io credo che bisognerebbe che la diversità e la disabilità fosse un qualcosa facente parte della cultura come un qualcosa che "normalmente" si affronta e non "obbligata" da leggi e normativa validissime ma che troppo spesso non vengono attuate. Finché non si arriva alla "Normale Diversità" di tutti, penso sia difficile far valere i propri diritti.
inserito martedì 19/02/2013 ore 15:43 da donata torre
bellissimo articolo...ma credo che il processo di inclusione è qualcosa che va al di là del bisogno di una rete condivisa l'inclusione è un'armonia che bisogna costruire dentro se stessi solo in questo modo è possibile costruire una rete condivisa ed essere d'aiuto a questi piccoli... tante volte ho partecipato a GLH ma erano solo belle parole
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