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n.38 dicembre 2013
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Articolo 'Il progetto Chance'  >>>
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Il progetto Chance
Intervista a Cesare Moreno dell'Associazione maestri di Strada
di Poli Roberta - L'intervista
Cesare MORENO, presidente dell'associazione Maestri di Strada, insegnante sui generis, fondatore insieme con sua moglie Carla Melazzini, anche lei insegnante scomparsa nel 2009, del "Progetto Chance": iniziativa di capitale importanza sociale, volta alla neutralizzazione della dispersione scolastica nei quartieri più difficili della città di Napoli. Il Progetto Chance, finanziato ed organizzato da istituzioni statali e comunali, è stato chiuso nel 2009 quando è cessato per motivi ignoti l'impegno istituzionale, ma i Maestri di Strada continuano ad alimentare la speranza, che l'iniziativa aveva suscitato in centinaia di giovani, di aver incontrato qualcuno che con coerenza li sostenesse.
Dal 2010 Moreno progetta e coordina il progetto E-VAI (Educazione, Volontà, Accoglienza, Integrazione) per la prevenzione della dispersione scolastica nella periferia orientale di Napoli, con un finanziamento della Fondazione San Zeno di Verona.

Ha pubblicato, in riviste specializzate e volumi, numerosi contributi per la definizione di metodologie educative. Ha curato l'edizione del volume postumo di Carla Melazzini "Insegnare al principe di Danimarca", premiato poi nel 2011 con il Premio Siani. (www.maestridistrada.it)
Cesare Moreno è conosciuto come "il maestro con i sandali", indossati simbolicamente come segno tangibile di protesta perché il progetto Chance, di cui era coordinatore, aveva ricevuto i finanziamenti dalla legge 285/97, ma le istituzioni gli negavano le attività di base necessarie per farlo "camminare".
Insieme ai suoi giovani collaboratori ha condotto egregiamente il seminario Metis di Roma durante il quale ha rilasciato questa intervista.


In passato, con il progetto Chance, avete tentato un discorso istituzionale con tutte le complicazioni che ci sono state e l'interruzione improvvisa e non formalizzata nel 2009. Il progetto "E-vai", invece, essendo finanziato a livello privato, è un discorso non istituzionale?
Il progetto "E-vai" è istituzionale, "Chance" era non istituzionale.
In passato le istituzioni pagavano il progetto Chance per tenere "fuori" il problema; nella loro logica era una concessione alla buona scuola mentre loro continuavano a fare una cattiva scuola, era una "tangente democratica".
Le stesse autorità che hanno dato l'avvio al progetto, con l'ampiezza di mezzi, con libertà di azione, con delle cose uniche e irripetibili, hanno immediatamente costituito un "cordone sanitario" attorno al progetto stesso.
Per dirla tutta, gli stessi partecipanti al progetto Chance non hanno capito che questa era una trappola. Una trappola non ordita, oggettiva, ed è la trappola della scuola speciale, della nicchia ecologica all'interno della quale ci sta una specie rarissima, protetta. La specie è protetta ma noi ci proteggiamo dalla specie!
Noi abbiamo tentato dal 2001, appena tre anni dopo, di dire "noi stiamo dentro l'istituzione ma vorremmo che l'istituzione imparasse qualcosa da noi" ma:
1. l'istituzione non aveva nessuna intenzione di imparare alcunché da noi
2. l'idea che tutt'ora vige e che è stata riprodotta nei prototipi, è che ci siano delle buone classi che poi vengono moltiplicate.
Il nostro modo di agire ci dice che non si possono moltiplicare le classi ma che si deve adottare un paradigma cognitivo, pedagogico che sia in grado di produrre soluzioni perché l'educazione si vede nelle situazioni atipiche, siccome da noi le situazioni atipiche vengono fuori ogni giorno, noi dobbiamo avere una "macchina per produrre soluzioni" e non delle soluzioni già pronte.
Fermo restando che le soluzioni esistenti e note le applicheremo ogni volta che sarà possibile, dovremo soprattutto inventare soluzioni nuove per situazioni nuove, situazioni ad hoc e "non pezze a colori su un vestito" come si dice a Napoli (un po' qui, un po' lì).
L'istituzione scuola, mentre noi facevamo il progetto Chance, non ha mai avuto questa idea e la cosa grave è che non ce l'avevano neppure i membri del progetto Chance, si sono adagiati, io ero contrario e non a caso poi sono rimasto solo.
Viceversa adesso, avendo un finanziamento privato, finalmente posso perseguire uno scopo pubblico che è quello di dire: io non lavoro fuori della scuola ma con il progetto E-VAI lavoro dentro la scuola e lavoro non con gli insegnanti speciali ma con gli insegnanti di classe, con il corpo docente, con tutte le difficoltà del caso.
Questo è il motivo per cui se faccio il corso METIS posso avere riscontro, soprattutto perché questa è un'altra cosa. Nel libro di Paola Tavello c'è questo, quelli che fanno il progetto Chance sono eroi, quelli che fanno il progetto E-vai sono eroi.
Io sto dimostrando che non è vero: ho preso un gruppo di giovanissimi inesperti, alcuni appena laureati o ancora laureandi, li ho formati, li ho messi in campo e oggi stanno tenendo i gruppi dei docenti e allora questo che cosa significa, il carisma di Cesare Moreno?
Il desiderio o il fascino dell'eroe o del profeta uccide la possibilità di cambiamento; noi non abbiamo bisogno di eroi, questo dobbiamo dirlo, io sto dimostrando che c'è un METODO, c'è un metodo per costruire la possibilità, la passione, c'è un metodo per costruire l'empatia, c'è un metodo per costituire una gestione creativa dei conflitti, c'è un metodo per gestire le emozioni; tutte le cose che il "pedagogista stupido" ha messo fuori campo dicendo "Le emozioni, come si fa a gestire le emozioni? Il carisma, come si fa ad avere il carisma?".
Tutte le cose che vengono dette in modo romantico, misterioso e impossibile, sono cose che possono essere costruite: il carisma si costruisce, l'empatia si costruisce, la gestione dei conflitti si costruisce e queste cose non se le è inventate nessuno, queste cose ci sono già, noi semplicemente le applichiamo in modo radicale e consequenziale e lo facciamo perché abbiamo la libertà di farlo, perché abbiamo avuto i finanziamenti per poterlo fare.
Noi quei finanziamenti li potevamo utilizzare o per crearci un'altra oasi felice, o per buttarci nella mischia, noi li abbiamo usati per buttarci nella mischia!
Devo dire, a onor del vero, che il Ministero ha fatto due cose, una all'epoca del Ministro Gelmini, quando c'è stato un funzionario del Ministero che credeva, da tempi non sospetti, nel progetto Chance e che ci ha detto: "Visto che il progetto Chance è morto, vi do' i soldi per diffondere la metodologia", questo avveniva nel dicembre 2011.
Quindi stiamo parlando di poco tempo fa...Però prima che cadesse il Governo.
Due: io per poter fare questo lavoro, quando c'era ancora la Gelmini, mi sono messo in aspettativa non pagata ed adesso ho un incarico in Associazione. E' già un primo passo.
E' già un primo passo, secondo me il passo di METIS, un passaggio decisivo: qui ci stiamo incontrando con gli insegnanti di tutta Italia e stiamo dando dimostrazione a noi stessi e agli altri che abbiamo qualcosa da dire, non sul piano delle soluzioni, perché lì non abbiamo inventato niente, ma sul piano di come si costruisce un pensiero pedagogico, con i docenti e non addosso ai docenti.

Un pensiero condiviso?
Non solo condiviso ma prodotto proprio da loro, perché non partiamo dal presupposto che "io ho il mio sapere e ora ve lo passo", in questi sei seminari che ho fatto ho imparato alcune cose, non vengo lì e ti mollo quello che io so, ho imparato delle cose sul metodo per costruire una comunità di docenti. Quello che sto cercando di insegnare agli altri non è un sapere ma è un metodo, un metodo che ho io e che non hanno gli altri.

Quindi state lavorando per socializzare il vostro metodo?
Questo metodo è un metodo che ha almeno cinquant'anni, gruppi come i nostri sono ben noti:
a) in altri ambienti
b) sono stati usati più a scopi terapeutici che non per la normale amministrazione
C) noi li usiamo sistematicamente.
Per funzionare, quindi, deve essere una procedura standardizzata.
Noi questi gruppi li stiamo sperimentando nelle scuole normali, con sorti molto alterne perché c'è una scuola in cui riesce benissimo, una scuola in cui riesce meno bene.

Parliamo ora dei seminari METIS (Metodologie Educative Territoriali per l'Inclusione Sociale).
Per realizzare METIS ho coinvolto cinque Università perché per me la collaborazione con l'Università è decisiva, centrale. Quindi una delle cose è che il Comitato Tecnico Scientifico si darà "da fare per". Poi al Ministero della Pubblica Istruzione, c'è qualcuno che ci ama e speriamo che questo qualcuno che ci ama non ci faccia un guaio.
Il disastro per il progetto METIS sarebbe una sua moltiplicazione al'infinito immediata. Perché le crescite improvvise sono deleterie: se tu vuoi uccidere una pianta di limone innaffiala, quella cresce, fa un mucchio di limoni, poi ti scordi di annaffiarla, le radici sono venute in superficie, non si vanno più a pescare l'acqua in profondità e la pianta muore.
E allora ti chiedi: come mai la pianta è morta quando mi ha fatto tutta questa fioritura? il progetto METIS è questo, finché camminiamo piano....
Io sono ambiziosissimo, se mi dicono vuoi fare diecimila METIS io non mi spavento, però mi devi dare la possibilità:
a) di lavorare in cinque anni b) di fare: gruppo A lancia il gruppo B, gruppo B lancia gruppo C, ecc.
Allora io ti faccio un corso per diecimila METIS.
Se me lo vuoi far fare a livello europeo non ho paura, se me lo vuoi far fare a livello mondiale non ho paura, basta che mi dai la possibilità di fare gli step. Se tu mi dici che una banca mi regala i soldi da spendere in un anno per fare formazione in tutto il mondo stile METIS, gli dico tieniti i soldi perché mi fai un danno.
Devo convincere i signori del Ministero che, se ci vogliono bene, a piccole dosi possiamo andare avanti, ma il successo ha ucciso le migliori idee!
Gli altri mi dicono: "Allora vuoi avere l'insuccesso", no, non è che voglio avere insuccesso, VOGLIO AVERE UN SUCCESSO A PICCOLE DOSI!

Roberta Poli, psicologo scolastico, docente di scuola superiore, presidente dell'Associazione "Crescere Insieme"
www.crescere-insieme.com
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