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n 37 novembre 2013
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Articolo 'Il quadro...della situazione'  >>>
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Il quadro...della situazione
Dal diario di un'insegnante di sostegno
di Crasso Antonella - Inclusione Scolastica
Mattina presto: la classe si riunisce nel teatro della scuola per provare un quadro vivente in previsione della festa di Natale. Nelle ore in cui sono in compresenza aiuto ad organizzare, anche se la persona con la quale lavoro è una di quelle che non lascia spazio, il tipo peggiore di collega in cui si può imbattere una insegnante di sostegno: niente condivisione, moltissime deleghe, nessun interesse reale verso il ragazzo disabile. Si prova la scena: trattandosi di un quadro vivente è essenziale che, almeno per qualche secondo, si stia immobili. Prima però bisogna trovare le giuste posizioni.

Lorenzo è sordo e non capisce subito quanto gli viene detto, bisogna aiutarlo, posizionarlo, fargli capire con calma e pazienza cosa deve fare.
L'insegnante si spazientisce, lo redarguisce urlandogli in continuazione come se fosse l'unico che in quel momento non sta fermo, infierendo anche nel chiamare, solo lui, per cognome, come a sottolineare la massima distanza con questo ragazzino già straniato e isolato nel mondo dei silenzi nei quali è confinato. Lei si lamenta che non può stargli dietro, che "rovina " il quadro. Io, con un gesto simbolico quanto inutile, "entro" letteralmente nel quadro, mi metto dietro di lui e affermo che se c'è bisogno rimarrò in scena anche io. Ma non serve. Tra lo sconcerto dei compagni e la mia impotenza, la decisione è presa, lui non parteciperà al quadro, la cornice non lo comprende: ci vuole troppa pazienza, cura, amore, attenzione per renderlo parte del quadro e qui pare non esserci niente di tutto questo.

Più tardi la scena cambia. In tarda mattinata accompagno la classe al Museo Maxxi a vedere la mostra "Freedom Fighters" sull'epopea dei Kennedy, di Martin Luther King e delle lotte per i diritti civili: una serie di fotografie in bianco e nero che illustrano la lunga strada per la conquista della dignità umana e dell'uguaglianza civile. Uno strappo con quanto accaduto poco prima.
Lorenzo si sofferma a lungo a guardare queste foto, lo incuriosiscono queste folle che marciano, questi neri feriti, quel giovane Presidente che sorride verso un futuro che tra poco gli verrà tolto (sono stati 50 anni qualche giorno fa).
Cosa penserà Lorenzo, come colmerà l'abisso contraddittorio tra ciò che ha vissuto poco fa in teatro e quanto gli viene spiegato a proposito di diritti e di uguaglianza?
Come penserà che questo possa entrare nella sua realtà?
Coglierà la contraddizione, sarò io a doverglielo spiegare, e con quali parole?

Mi viene in aiuto una frase di Robert Kennedy scritta su un pannello nero: "C'è innanzitutto il pericolo dell'inerzia, il pericolo che consiste nel convincersi che non v'è alcunché che un uomo e una donna possano fare contro gli innumerevoli mali del mondo, contro la miseria e l'ignoranza, l'ingiustizia e la violenza.... pochi avranno la grandezza necessaria a piegare la storia, ma ciascuno di noi può operare per modificare una minuscola parte del corso degli eventi .. ogni qualvolta un uomo si batte per un ideale o per migliorare le condizioni degli altri o lotta contro l'ingiustizia, invia un minuscolo impulso di speranza e tutti questi impulsi, provenienti da milioni di centri di energia e intersecandosi gli uni agli altri, possono dar vita ad una corrente capace di travolger i più possenti muri dell'oppressione e dell'ostilità".

La scriviamo sul quaderno, ci lavoreremo ancora.
Più tardi, in un attimo di pausa, cammino lungo l'ampio viale del Museo, spazzato da questo vento novembrino che alza e trasporta mulinelli di foglie secche e penso ad una bella definizione che ho letto recentemente sull'insegnante di sostegno: "riduttore di complessità". La trovo estremamente paradigmatica nel descrivere qualcuno che non si stanca (ma un po' si stanca, specie in certi giorni)di connettere, avvicinare, limare, trovare un filo di raccordo, di impegno collettivo, di decisioni condivise, di comune operatività. Qualcuno che, proprio per questo, si trova ad operare anche nel conflitto, pensando però che a volte è la strada per raggiungere soluzioni migliori. Qualcuno al quale vengono richieste competenze elevatissime, non solo didattiche, ma relazionali, umane, doti di intuizione, prevenzione, organizzazione, adattamento, flessibilità, tutte concentrate nella stessa persona.

Caro diario, non è stata una gran giornata. Alcune cose succedono ancora, non si arriva a tutto, la coperta troppo corta espone al gelo alcune parti dell'anima. Integrazione è una parola, e spesso rimane solo tale, anche nelle scuole più "attrezzate": nascondersi dietro alla mancanza di mezzi o di fondi non serve a mascherare ciò che veramente serve, cioè una inversione di rotta nella mentalità docente, un bisogno che non è solo professionale, ma anche etico di aggiornarsi, di auto formarsi, di crearsi un nuovo bagaglio di conoscenze che non abbiano il sapore di un sapere stantio dietro al quale ci si rifugia perché "ma io ho sempre insegnato così". Col vento di cambiamenti che soffia ora nella scuola, con le nuove sfide alle quali la professionalità docente deve far fronte tutto ciò è necessario e urgente: in troppi casi, invece, siamo ancora alla preistoria della cultura dell'inclusione, spesso lavoriamo con dinosauri estinti che non sanno di esserlo e che però continuano ad occupare posti anche di responsabilità nel pianeta scuola senza sapere cosa accade intorno a loro. Ieri il mio gruppo di sostegno ha organizzato un seminario sui BES, che quest'anno sembra essere lo spauracchio di docenti e dirigenti: su più di 100 docenti dell'Istituto eravamo in 12, compresa la Dirigente. E pensare che qualche giorno fa la docente del "teatro dell'esclusione".... mi aveva chiesto: "ma alla fine, che so 'sti BES?".

Ma ormai, caro diario, questa lunga giornata di avvenimenti e riflessioni è giunta alla fine. E io voglio portarmi via, di tutto questo, solo le parole bianche su fondo nero di Robert Kennedy, i "minuscoli impulsi di speranza","la corrente capace di travolgere", dalla lontananza di quelle foto sgranate in nero di seppia, che ho guardato a lungo con Lorenzo in un giorno di novembre.

Antonella Crasso, docente di sostegno, IC Piazza Minucciano -Roma
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito lunedì 02/12/2013 ore 16:50 da patrizia ruggiero
grazie antonella! una profonda commozione, un brivido di energia, una ricarica di speranza
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