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n.22 aprile 2012
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Il rapporto tra scuola e tecnologia
Un binomio importante e problematico
di Sabatini Roberto - Sotto la lente
La storia della scuola è caratterizzata da diversi anacronismi e uno di questi è certamente la sua dotazione tecnologica.
Il sistema formativo è sempre stato in seconda o terza posizione rispetto alla tecnologia; fatti salvi pochi luoghi eccellenti e inaccessibili ai più, le aule e i laboratori delle nostre scuole, anche le più modernamente attrezzate, sono sempre state in forte ritardo sullo sviluppo tecnologico.

Entro certi limiti questo ritardo è però fisiologico perché non è possibile a nessuna istituzione dotarsi degli ultimi e più sofisticati ritrovati partoriti dalla ricerca tecnologica.
Anzi questa ricerca distribuisce i suoi migliori risultati alla cittadinanza che li finanzia con il suo lavoro solo molto dopo averli messi a punto per i vertici del potere sociale, politico, culturale e militare.
Lo stesso Internet decolla come sistema di comunicazione tra apparati militari e una quantità di strumenti e materiali, dalle leghe più resistenti ai materiali più isolanti, dalle celle solari a più alto rendimento ai sistemi di rilevamento e navigazione più elaborati, sono stati prima di tutto e con largo anticipo, studiati, individuati e prodotti per l'industria bellica, per quella spaziale, per i servizi segreti, per la ricerca finanziata dai grandi gruppi multinazionali (pensiamo solo agli OGM e ai medicinali).

Scontiamo dunque una distanza ragionevole che non può mancare, tra le punte più avanzate della ricerca tecnologica e la sua fruizione di massa e consideriamo anche che per conoscere e comprendere gli ultimi prodotti della cultura scientifica è opportuno ricapitolarne brevemente la storia e che a scuola non si può perciò evitare di conoscere i precursori, le invenzioni, le scoperte e i dispositivi che sono venuti prima e che hanno consentito la produzione del presente.

Ammettiamo anche che non sia indispensabile che scuola e università allenino i loro studenti con gli apparati di ultima generazione perché qualsiasi ditta o istituzione li assumesse per un compito strettamente tecnico, dovrebbe e potrebbe formarli e aggiornarli nel suo seno, per renderli abili nel dominio della strumentazione effettivamente in dotazione; inoltre non sarebbe possibile: il ritmo di sviluppo della tecnologia è così sostenuto che nessuna scuola potrebbe permettersi un ricambio così rapido e costoso delle sue attrezzature didattiche solo per poterle stare dietro.

Pur ammettendo tutto ciò constatiamo che il ritardo che l'attrezzatura tecnologica delle nostre scuole e università presenta, persino nei confronti della tecnologia ordinaria è notevole e, fino a pochi anni fa non era solo strumentale, ma anche culturale.

Per fare un esempio della storia recente, negli anni '70, negli istituti tecnici più quotati, in Elettronica si insegnavano ancora le valvole termoioniche, mentre da circa 20 anni si erano imposti i transistor e abbiamo cominciato a studiare i transistor quando già dilagavano i circuiti integrati.
Non intendo dire che non si dovevano conoscere le tecnologie antecedenti, ma che quelle che si arrivava ad impiegare erano comunque già obsolete e abbandonate dall'industria corrente e che in generale anche la teoria presente sui testi era stata superata e di molto dalla ricerca pura sull'argomento.
Un certo ritardo, anche sulla teoria, è perfettamente fisiologico perché occorre del tempo per trasferire sui testi scolastici l'avanzamento culturale, ma questo divario era eccessivo; da qualche anno a questa parte esso si è andato colmando e persino i testi di storia adesso arrivano quasi ai nostri giorni.
Inoltre oggi gran parte delle novità dell'ultimo momento si possono affrontare sui mass media che sono infinitamente più elastici e veloci dei testi didattici, e aggiornabili in tempo reale, diversificando così i mezzi e le fonti di informazione.

A differenza della maggior parte della tecnologia, l'informatica è invece penetrata con forza e in quantità massicce nel mondo scolastico e in quello accademico e costituisce, forse, il settore in cui il ritardo con le sue punte avanzate è minore e del tutto fisiologico.
Tanto che in questo campo sono stati i docenti più anziani a risentirne per la loro difficoltà ad aggiornarsi adeguatamente e a imparare a sfruttare le potenzialità di questo sofisticato strumento a fini didattici e cognitivi.
Anzi in questo ambito si è spesso assistito ad una sorta di socializzazione alla rovescia dove gli allievi, nativi della tecnologia, aiutavano l'insegnante, immigrato disadattato, a usare il mezzo.

Molti docenti si sono perciò ritrovati con tanti contenuti da trasmettere, ma privi delle abilità tecniche per farlo adeguatamente con il PC e con il Web, ad una platea di studenti competenti tecnicamente, ma incapaci e immotivati a usarli per potenziare i contenuti del loro sapere.
Ricordo ancora i primi corsi di alfabetizzazione informatica che inondarono l'offerta di aggiornamento in servizio: persino i docenti più preparati del settore misero a disposizione, anche a costo zero, le loro competenze per iniziare i colleghi di altre discipline a familiarizzarsi con questo nuovo dispositivo; allora, anni '80, si parlava di linguaggio macchina, di righe di comando, di ambienti di programmazione come Fortran, Cobol, Basic, di hardware, di clock, di bit e byte, di porte logiche and, or, not e via dicendo.
Alcuni insegnanti, quelli più giovani e quelli più vicini all'area logico-matematica (non mancarono e non mancano vistose eccezioni, ma in generale questa è stata ed è la tendenza), virarono prontamente in direzione dell'informatica e familiarizzarono presto la terminologia anglofona che caratterizza questo settore; altri presero quel minimo di confidenza per sfruttare almeno le opportunità basilari dello strumento e altri ancora resistettero e lo snobbarono e, comunque, non lo usarono nemmeno fuori dall'ambiente di lavoro.

L'ostacolo principale che ravviso nell'impiego del computer come strumento didattico e del Web come rete complessa e ricca di informazioni e materiali d'ogni genere è la gigantesca evasività che consente e che si allea facilmente con la scarsa motivazione dello studente ad usarlo per fini cognitivi, classificatori, computazionali e, più in generale culturali.
Se "fatta la legge, gabbato lo santo" è un proverbio mai smentito, in questo caso si può parallelamente affermare che dato un PC connesso sul web, tutto si può fare, meno che usarlo per studiare, conoscere, informarsi, comparare, ecc.; di più, se l'attenzione in aula, durante una lezione frontale, chiama in causa le capacità oratorie e teatrali del docente, nel laboratorio di informatica la sua influenza si dilegua di fronte alla seduzione dello schermo e se il libro di testo non contiene che il testo, un computer connesso è una finestra sul mondo intero e, come scriveva J. Prévert, in una sua celebre poesia a proposito dell'uccello-lira: "i muri della classe, tranquillamente crollano.
Durante le lezioni in sala informatica, sono sufficienti due minuti di pausa o di distrazione per veder apparire sugli schermi dei vari PC del laboratorio le homepage di Facebook o le icone di qualche gioco, o i report di qualche partita!
E' invece ovvio che man a mano che cresce la serietà dell'allievo e la sua motivazione a conoscere, il PC e il Web diventano potenti alleati e straordinari strumenti di crescita e divulgazione culturale.

Un discorso simile può essere svolto per l'insegnamento a distanza e per gli e-book.
Ho personalmente visto fallire i corsi online di preparazione ai test di ingresso che la Facoltà di Medicina della "Sapienza" di Roma, diffonde ogni anno agli studenti dell'ultimo anno, per l'incostanza e la poca forza di volontà degli studenti a seguire diligentemente le esercitazioni e a impegnarsi nelle simulazioni dei test; lezioni ed esercitazioni online richiedono una dose di maturità e di costanza maggiore di quella tradizionale perché viene a mancare la relazione umana e il suo intrinseco valore come fattore motivante (o anche demotivante, quando il rapporto docente-allievo è negativo).
Lo studio sugli e-book e l'impiego delle informazioni distribuite nel Web richiedono, analogamente, motivazione, impegno e capacità organizzative maggiori di quelle consuetudinarie, di quelle richieste dagli strumenti e dagli ambienti convenzionali: possono dare molto di più, ma richiedono anche molto di più, senza contare il debole confine che separa, nella rete, i contenuti didattici da quelli ludici ed evasivi presenti massicciamente e a portata di un click!
Bisogna confrontarsi con questa nuova difficoltà pedagogica perché l'impiego delle nuove strategie comunicative ed editoriali è ineludibile: o si inverte globalmente il senso di marcia di questa civiltà nel suo insieme (una sorta di decrescita felice applicata anche al mondo della trasmissione culturale), o non si può evitare di essere competenti e di trasmettere competenze digitali e telematiche.
Bisogna vincere la tendenza, rimasta costante nel vissuto di molti studenti, che la scuola sia noia e inutile impegno, che non insegni davvero niente di utile e di significativo, che tutto ciò che viene fatto a scuola sia solo obbligatorio e privo di interesse. Se si sconfigge questo pervasivo e resistente stereotipo, allora i mass media e i nuovi media, più interattivi e ricchi di prospettive formative, possono risultare decisivi e colmare il tradizionale gap tra i livelli di preparazione e di aggiornamento reperibili nella scuola e quelli raggiunti nella realtà circostante.
Attenzione però: se le opportunità lavorative, soprattutto qualificate, continuano a dileguarsi, la vacuità della formazione, soprattutto in termini professionali, non è più uno stereotipo, ma una dura e drammatica realtà!

Ancora due temi da tenere presenti: il primo è la sempre crescente velocità delle trasformazioni tecnologiche (anche se spesso solo di facciata) e il conseguente incremento di obsolescenza che minaccia di rendere superati strumenti, programmi e materiali acquistati solo l'anno prima; il secondo è la sempre maggiore velocità con cui si scava una distanza di cultura tecnologica tra le ultime generazioni e quelle precedenti.
Considerandoli succintamente e congiuntamente si nota che l'invecchiamento delle strutture e delle attrezzature sta diventando ingestibile, soprattutto con le esigue risorse finanziare disponibili e che questa pressione non ha solo implicazioni consumistiche, ma influisce anche sulla sensazione di inadeguatezza che viene sperimentata sempre prima, sempre più spesso e da un sempre maggior numero di persone.
Gli studenti degli ultimi anni delle secondaria superiore si sentono diversi da quelli del primo, nonostante siano separati da loro da un arco di 3-4 anni! Percepiscono che i nuovi arrivati sono tecnologicamente più dotati e che hanno concessioni, gadget e altri apparati di cui loro non hanno goduto. Se bastano 3 anni per annusare un divario figuriamoci come possono avvertirlo gli insegnanti, in particolare quelli più anziani (oggi ulteriormente anziani!).
Mentre un tempo l'anziano aveva comunque uno status rispettabile ed esperienze da trasmettere e anche i docenti potevano godere di queste considerazioni, oggi gli anziani sono del tutto tagliati fuori dalle competenze richieste, dalla velocità e portata delle metamorfosi tecnologiche e in tal senso hanno sempre meno da trasmettere alle nuove generazioni e i docenti non fanno eccezione!

Infine bisogna tenere presente che la tecnologia non è politicamente neutra come si tenta da più parti di farla passare, soprattutto quando si sostiene che i dispositivi che fornisce possono essere usati pro o contro l'essere umano indifferentemente e che questo dipende da noi e non dalla tecnologia. Più in profondità la tecnologia è una dimensione culturale ed una visione del mondo con dei presupposti e degli obiettivi, favorisce determinati sviluppi, ne inibisce e impedisce altri, implica costi e conseguenze, impone modelli di esistenza, stili di vita, modi di lavorare, occupazione, disoccupazione, sottoccupazione e così via.
Questa consapevolezza non può mancare nel rapporto pedagogico che offre nuove tecnologie e che si basa su esse: i docenti devono saperle usare, ma anche conoscerne l'impatto socioculturale che esse determinano poiché solo così le nuove generazioni potranno essere protagoniste e usarle come strumenti e non essere passivi utilizzatori finali, soggetti dipendenti dal mezzo e dal mercato.

Roberto Sabatini, ha insegnato Scienze Sociali fino a luglio 2011 nel Liceo di Via Asmara di Roma
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