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n.35 settembre 2013
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Il registro elettronico
A volte la novità incuriosisce pure la collega più insospettabile
di Marigliani Luisella Ada - Scuola & Tecnologia
L'innovazione non sempre spaventa gli insegnanti, soprattutto se la proposta offerta è "di senso" per la scuola. Con tutte le criticità che comporta l'introduzione delle pagelle online, dello scrutinio elettronico e del registro in versione digitale, di seguito la testimonianza di una docente e di tutto un collegio alle prese con ICARO -la proposta che noi di Sysform abbiamo curato per la Casa Editrice Lombardi Scuola- indica la capacità della scuola di scegliere il partner migliore per essere supportata.
La scuola, ancora una volta, dimostra di "saper fare", "di mettersi in gioco" a fronte di soluzioni pensate ad hoc, strumenti calibrati sulle reali e attuali "possibilità" di gestire l'innovazione (NdR.)



Lo scorso anno è stata la volta delle iscrizioni on line. Dubbi, polemiche, domande, manuali scaricati in tutta fretta per capirne di più. Perplessità, soprattutto, per un paese che vorrebbe ridurre il gap tecnologico che lo vede eterno secondo (anche terzo e quarto) dopo paesi moderni e all'avanguardia, dove tutto sembra filare liscio. Poi, con la solita pazienza di chi cerca di capire, anche le astruse - molto spesso lo sono - indicazioni ministeriali, anche quel pezzo di "storia" è stato studiato.
Quest'anno l'argomento da studiare è il registro elettronico.
E allora, è scesa di nuovo in campo quella santa pazienza che ci rende un popolo di navigatori, di poeti e di scienziati. Soprattutto la convinzione - nonostante le difficoltà generate da politiche che parlano solo di tagli e pura razionalizzazione - che è in primis la scuola il luogo in cui promuovere l'innovazione, sperimentare il nuovo. Che proprio noi docenti, in virtù del nostro lavoro, siamo gli unici che possono davvero "applicarsi", mettersi a studiare, a sviscerare problemi per arrivare alla sufficienza e, più spesso di quanto non sembri, all'eccellenza.
E dunque di nuovo in classe a studiare e a prendere appunti.

E' quello che è successo nel nostro istituto in due affollatissimi incontri di formazione sul registro elettronico che sostituirà quello personale del docente.
Sulle prime il formatore si è trovato davanti facce un po' guardinghe, animi all'erta ma pronti alle difficoltà. Poi, pian piano, l'atmosfera si è rilassata e la preoccupazione del nuovo ha lasciato spazio alla voglia di saperne di più.
Le schermate proposte hanno mostrato percorsi, dati e possibilità tutti da scoprire e alla lunga la novità ha incuriosito pure la collega più insospettabile.
A quel primo incontro ha fatto seguito una settimana in cui le voci e i suggerimenti si rincorrevano di piano in piano: "sei riuscita a scaricare la demo?", "a me non si apre il tutorial!", "ma dove sono le password per poter fare il login?", "non riesco a visualizzare la tabella dove sono i voti colorati...".
Non c'è dubbio, nonostante i mille problemi reali e concreti che affliggono le nostre scuole, ci siamo davvero applicati, chi da solo a casa, chi in compagnia e chi vicino al coniuge più "digitale", perché se c'è una cosa che non sopportiamo è quella di farci cogliere impreparati.

Al secondo incontro eravamo più pronti. Sapevamo, però, che era anche l'ultimo e in molti di noi si era fatta prepotente la necessità che dovessimo capire davvero tutto. Così probabilmente, nonostante l'ottima presentazione del formatore che a tutto aveva pensato per rendere chiara l'informazione, non è stato. Non poteva, però, essere altrimenti. E' solo mettendo in pratica, "smanettando" sul pc, che si può entrare nella materia, che possiamo dire di aver veramente capito. Che possiamo passare, utilizzando il linguaggio scolastico, dal sapere al saper fare.

I dubbi e le perplessità rimangono: "avremo tempo per provare ancora prima di partire?", "quante famiglie leggeranno il bollettino informatico?", "e se non trovo subito un pc a disposizione dovrò compilarlo a casa?".
Una cosa è certa: promuovere il nuovo significa anche far aumentare la domanda di novità e di innovazione e questo è senz'altro un bene per noi docenti, per i nostri studenti e per la società in generale.
Impone, in fin dei conti, un diverso ritmo alla marcia.

Se questo fosse accompagnato, poi, da una politica di reale investimento nella scuola italiana, per dotarla di tutti i mezzi e le attrezzature adeguate, la strada verso il nuovo risulterebbe meno in salita.

Luisella Ada Marigliani, docente scuola superiore di I.C. "Velletri Centro"
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