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n. 27 novembre 2012
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Articolo 'Il ruolo dell'insegnante'  >>>
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Il ruolo dell'insegnante
Come andare avanti nonostante tutto
di Rossini Simonetta - Emergenza scuola
Se potessi, inviterei a cena Andrea Camilleri. Soprattutto per sentirlo parlare di scuola. Riascolto sempre con passione i suoi racconti sul professore che, facendosi pagare le lezioni in sigarette dagli alunni, aveva trovato il modo di interessarli ad ogni parola delle spiegazioni; mi piace la tenerezza con la quale ricorda il professore senza denti che beveva il latte dal biberon, di nascosto, fuori dalla classe; e, a parte gli episodi più o meno simpatici, mi piace sentire quanto abbia considerato la scuola fondamentale nella formazione di una persona. Come ambiente culturale e come ambiente sociale.

Mi piace pensare quanto, nonostante le evidenti imperfezioni, la scuola fosse ritenuta importante.

Mi sembra un passato lontano, proprio di un'altra epoca: ormai sistematicamente, da anni, ogni finanziaria "taglia" sulla scuola compromettendo quelle scelte educativo-didattiche che garantivano la giusta direzione verso il successo degli alunni. Scelte che comportavano la collegialità e la condivisione di percorsi e strategie che hanno aperto le porte ad un reale integrazione per la quale lavorava ed operava un intero gruppo docente all'interno del quale ogni singolo rappresentava un punto di forza, una risorsa in virtù del confronto con gli altri.

L'aspetto più frustrante è proprio quello di ritrovarsi di nuovo soli dentro un modello economico-sociale ispirato al privato, il fallimento del quale è ormai evidente in tutto il mondo occidentale.

Una scuola pubblica "ambita" dal privato, come prevede il disegno di legge 953 che modificherà la composizione degli organi collegiali consentendo ad eventuali finanziatori privati di entrare a far parte del "Consiglio dell'Autonomia".

Una scuola pubblica che umilia i docenti, disposti ad attuare progetti specifici anche al di fuori dell'orario curricolare, non quantificando, ancora, il Fondo per il miglioramento dell'offerta formativa. Non meno sconvolgente la proposta (poi scongiurata) dell'aumento dell'orario di servizio di 6 ore (ben 1/3 dell'orario totale) per i docenti di scuola secondaria, che "spezzetterà" sempre di più l'insegnamento dei docenti che interverranno con minore continuità, minor tempo e minore personalizzazione dei percorsi educativi.

Una scuola pubblica che umilia gli alunni con disabilità, tutelati dalla legge 104 del 1992, che dovranno fare a meno di 6000 insegnanti di sostegno.

A pensarci bene non è la scuola pubblica che umilia, che non funziona: sono le scelte che i politici fanno sulla stessa ad essere fallimentari.

Su di essa, nonostante tutto, investe quotidianamente, con grande onestà, la maggior parte degli insegnanti.

Docenti che si oppongono a tali imposizioni sia adottando forme di protesta (il nostro collegio, con alcune delle motivazioni che ho citato, ha scelto di svolgere esclusivamente attività relative alla funzione docente, astenendosi da quelle aggiuntive), sia facendo al meglio il proprio lavoro: ovvero fare cultura.

Secondo il dizionario questa parola significa "l'insieme delle tradizioni e dei saperi". Si potrebbe parlare per ore su cosa significhi fare cultura a scuola.

Semplicemente, in questo momento, per me significa educare gli alunni a capire ed interpretare quello che succede intorno a loro. Non pretendo che arrivino a fare interpretazioni socio-economiche: vorrei solo che usassero l'onestà nel pensiero e nell'agire. Vorrei che, nonostante i modelli mediatici che abbiamo, sapessero riconoscere il giusto dall'ingiusto ricorrendo sia al nostro pregresso storico sia alla nostra quotidianità.

Per questo, il modello che il docente rappresenta deve essere impeccabile: noi insegnanti dobbiamo rappresentare la persona che chiediamo di essere agli alunni. Dobbiamo condurre il gioco con fermezza ma rendendo tutti importanti allo stesso modo e quindi tutti partecipi. Dobbiamo essere coerenti nelle scelte ma anche pronti ad apportare i cambiamenti necessari. Dobbiamo trattare tutti con equità ma con modalità e linguaggi adeguati ai singoli. Dobbiamo riconoscere il nostro valore per riconoscere quello di chi abbiamo di fronte.

Non è forse questo che ci permette di essere liberi....nonostante tutto?

Simonetta Rossini, docente I.C. Munari - Roma

Per una sintesi della legge 953
http://comitatoscuolapubblica.wordpress.com/2012/10/20/perche-non-ci-piace-la-proposta-di-legge-953-ex-aprea/
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