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n.21 marzo 2012
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Articolo 'Il SalinaDocFest'  >>>
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Il SalinaDocFest
Intervista a Giovanna Taviani
di Riccardi Barbara - L'intervista
"Se la conoscenza dell'altro ci turba
vuol dire che siamo turbati anche
dalla conoscenza di noi stessi".

Ritorni G. Taviani

L'Integrazione: tema scelto del mese. Penso, per non ripetere sempre gli stessi contenuti a riguardo, rifletto, uhmmmmm, siiiii, si accende una lampadina, certamente, lei è la persona giusta che fa a nostro caso, lei e la sua "creatura", dove poter attingere uno spaccato di esperienza in campo talmente viva e innovativa, che voglio diffondere con orgoglio e ammirazione.



1) Come nasce l'idea di realizzare un Festival Internazionale del documentario narrativo? Perché proprio all'Eolie?
L'idea nasce da una scommessa e da una provocazione: dare visibilità agli invisibili - il documentario in Italia sconta la mancanza di distribuzione e quindi inevitabilmente la propria clandestinità e invisibilità -. In questo senso l'isola di Salina, con tutte le problematiche che le isole portano con sé, prima fra tutte l'isolamento dal continente e i disagi legati ai trasporti - le Isole Eolie sono collegate all'Italia dai traghetti e aliscafi Siremar che rischiano in questi mesi la soppressione - ci sembrava lo scenario adatto.
G.Taviani
G.Taviani
Abbiamo pensato per prima cosa ai giovani di quei territori, che in estate quando arrivano i turisti si sentono al centro del mondo, ma in inverno quando le isole si svuotano restano soli con il loro pezzo di mare. Ci siamo detti, portiamo il mondo da loro, e facciamolo attraverso il documentario, che mai come in questo momento riesce più del film di finzione a raccontare quel che le Tv e i giornali spesso celano o rimuovono. La realtà del nostro paese, il "fuori" da noi, l'"altro" da noi.
E così è nato il SalinaDocFest, Festival del documentario narrativo che si svolge alla fine di Settembre, il mese rosso delle vendemmie, in un percorso itinerante che coinvolge il pubblico dell'isola, le scuole e i giovani del territorio.


2) Cosa ti regala ogni edizione, cosa ti porti via da questa esperienza, cosa hai imparato e quali sono i punti di forza del Festival?
Dirigere un Festival è un'impresa molto faticosa, spesso impossibile in un paese come l'Italia. Soprattutto quando il Festival si svolge su un'isola sprovvista di sale cinematografiche, circondata da un mare spesso in tempesta, e poco abituata, per così dire, a ricevere nelle proprie strutture un pubblico internazionale. Pochi giorni prima di ogni edizione, esausta dopo un anno di lavoro speso a trovare fondi che non si trovano, organizzare spettacoli e concerti, convincere artisti, registi e produttori a venire sull'isola, spesso a costo zero, mi dico: questa sarà l'ultima. Ma il giorno dopo la chiusura penso già alla edizione successiva, ai temi da affrontare, agli ospiti da invitare. E' più forte di me. Forse perché senti di far parte di una "comunità" al di qua e al di là del Mediterraneo che, anche solo per una settimana, si riunisce sotto un cielo "comune", per riflettere insieme sullo stato del nostro cinema e il destino dei nostri paesi. Un bel sogno che il SalinaDocFest mi ha regalato.

3) Cosa significa essere figlia "di" ed essere cresciuta in una famiglia dove si respira e vive di e per il cinema?
Un'arma a doppio taglio, soprattutto quando i padri sono due, come nel mio caso. Spesso quando mi chiedono di chi sei figlia rispondo automaticamente "dei fratelli Taviani", come fossero una entità unica, una coppia indissolubile. In realtà, e per fortuna, mio padre è solo uno dei due, Vittorio, ed è lui il "responsabile" del mio amore per il cinema, colui che mi ha insegnato ad avere uno sguardo cinematografico sul mondo.
In generale, essere figlia di autori che hanno firmato la regia di film come Padre Padrone, La notte di San Lorenzo, San Michele aveva un gallo, Allonsanfan, credo mi abbia insegnato soprattutto questo: anche quando tutto sembra perduto, non bisogna arrendersi. Occorre resistere, ieri come oggi, e non dimenticare mai da dove veniamo e dove andiamo.


4) Orgoglio di figlia e nipote, cosa ti accresce dell'esperienza del film "Cesare deve morire" dei Fratelli Taviani, anche questa è una forma di integrazione?
L'Orso d'oro a Berlino mi rende felice e orgogliosa non solo perché il film è forte e in qualche modo torna ai Taviani più sperimentali nello stile e nel linguaggio. Ma anche per il connubio inedito e insolito tra film di finzione e film documentario. Gli attori che recitano Shakespeare sono i detenuti del carcere di massima sicurezza di Rebibbia, e i drammi shakesperiani che mettono in scena sono i loro drammi reali, drammi che parlano di tradimenti, uccisioni, potere, libertà. Un ritorno alla realtà attraverso il grande cinema che forse, da qualche parte, deve qualcosa anche alla rinascita del documentario nel nostro paese di cui io, come documentarista e direttrice del SalinaDocFest, mi sento in parte responsabile.

5) Progetti e novità...
Sto lavorando con le scuole, dieci giorni fa a Lipari, con le scuole medie dell'isola, oggi a San Miniato, con gli Istituti Tecnici della città natale dei Taviani, dove mi hanno chiamata per un corso su La Notte di San Lorenzo, a 30 anni dalla sua uscita. Un film che va portato nelle scuole e riproposto ai giovani, orfani di passato e di futuro, proprio per insegnare loro che coltivare la memoria è l'unica forma di libertà che l'uomo possa conoscere e che se riesci a salvare anche solo uno dei tuoi ricordi sei salvo. Un modo anche questo per lavorare a una scuola possibile e a un futuro "altro" rispetto a quello che ci hanno prospettato.


Il "SalinaDocFest" luogo di incontro, dove condividere le riflessioni ascoltando altre realtà, consapevoli che tra "gli altri" e noi, la distanza e la separazione sono solo un concetto geografico che la storia e i fatti moderni stanno abbattendo, per far spazio ad una contaminazione positiva, verso un mondo sempre più globale DOVE SENTIRSI ED ESSERE INTEGRATI.
Non è soltanto un Festival del documentario, ma è il festival dei popoli del Mediterraneo. È un festival che promuove l'integrazione degli immigrati.


GRAZIE GIOVANNA PER IL BELLO DI ALTRE ... "VISIONI"!

Il sito del Salina docfest



P.S. Se siete stati colti da curioso interesse e volete sentire/vedere un diverso punto di vista ad ampio spettro, andate a sbirciare tra i suoi lavori: I nostri 30 anni generazioni a confronto; Ritorni e Fughe e approdi.
Documentari realizzati sul confronto con l'altro, che trattano esperienze diverse, sono differenti modi di affrontare e vivere la lontananza dal proprio paese d'origine e dalla volontà di scoprire e confrontarsi. Immagini/voci come tentativo di andare oltre i cliché sugli immigrati e sul fenomeno dell'integrazione, per superare il non conosciuto, per dare sfogo alla curiosità della scoperta dell'altro.

Barbara Riccardi, docente 143° CD "Spinaceto" - Roma
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