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n 69 gennaio 2017
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Oggi è il giorno:23 Maggio 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Il senso "pieno" della scuola
Difendere la nostra SCUOLA POSSIBILE)
di Rosci Manuela - Editoriali
Non c'è niente di meglio di iniziare un nuovo anno con la consapevolezza che le cose intorno a te "funzionano". Certo non tutte.
Impossibile rimuovere il peso emotivo che hanno lasciato gli attentati e i disastri avvenuti solo in questo periodo di vacanze natalizie; il senso di paura e di ingiustizia si alternano al disorientamento, all'oscillante pensiero che si insinua: chi siamo noi di fronte a tanto potere distruttivo? Cosa possiamo fare per testimoniare che "non ci stiamo" ad accettare passivamente modalità così cruenti per affermare le proprie idee? La certezza di non poter influenzare i "grandi" eventi rischia di lasciare l'amaro in bocca, la sensazione di impotenza, la consapevolezza di subire le violenze senza avere il potere di contrastare nulla e nessuno. Eppure, il dialogo interno con quella vocina sempre pronta a commentare "il tuo fare, il tuo pensare e il tuo sentire" prende immediatamente direzioni differenti, quando si rapporta non con i massimi sistemi umani ma con sistemi più vicini a noi, al nostro quotidiano. In quest'ottica, allora, ognuno di noi può esercitare il diritto/dovere di vivere la dimensione politica della propria vita in quanto cittadino (da polis, città).
Non significa dunque agire "per il meglio", "per il bene comune"?
In quest'ottica, tendere a fare il meglio che si può in tutti gli ambiti della propria vita potrebbe generare circoli virtuosi che si incontrano e si fondano e diventano significativi per la vita di ognuno di noi e per la comunità che rappresentiamo. Per questo la professione docente ha un indiscutibile vantaggio su tante altre perché ha "realisticamente" la possibilità di intervenire oggi per incidere sul futuro, prossimo e lontano. Il risultato del nostro lavoro quotidiano si sviluppa nella e attraverso la relazione con l'altro, con i bambini, i giovani e gli adulti. Si tratta di un'attività dai tratti certosini, all'interno di una dimensione più ampia, collegiale. Si basa su quella continua ricerca di significati e di soluzioni per avvicinarsi il più possibile al risultato che non è mai statico, sempre in divenire, un risultato che guarda alla persona nel suo atto di crescere, di formarsi. E' una continua diretta sull'evoluzione di un pensiero che da concreto si fa astratto, dal globale entra nel profondo, nel particolare.
In questo processo di trasformazione si collocano le azioni pedagogiche e didattiche che scegliamo per promuovere il cambiamento, per realizzare quell'apprendimento che influenza non solo il singolo ma tutto il gruppo classe.
Il binomio apprendimento-insegnamento diventa l'asse su cui scorre il fare scuola: non può esserci l'uno senza l'altro, sono poli indissolubili, una dualità (e non una contrapposizione) che agisce su entrambi -chi apprende e chi insegna- tanto da trasformarsi in un circuito in cui le due parti non sono più facilmente distinguibili: insegna solo e sempre l'insegnante? Apprende solo e sempre l'alunno?

Ebbene, apro il Nuovo Anno presentando questo numero della rivista con la presunzione (quella sana!) di dare testimonianza di come "nel nostro piccolo quotidiano scolastico" sia possibile agire e fare scuola "di senso", fare scelte che guardano all'altro come partner, sia esso alunno, genitore o collega, indispensabile per realizzare il nostro mandato.
Gli articoli di questo numero accompagnano e supportano la concezione della NOSTRA SCUOLA POSSIBILE che si realizza "nel pieno delle attività", nell'articolarsi di percorsi che, seppur svolti in aule diverse, a volte molto lontane, rimandano ad un'unica visione possibile della realtà scolastica, fatta di impegni reciproci, di assunzioni di responsabilità, di interesse e motivazione che crescono con il fare, con il realizzare e condividere mete da raggiungere. E una volta raggiunta la meta stabilita, si riparte per un nuovo viaggio, una nuova avventura, per cercare il senso ... della vita (e non tanto una quantità di nozioni).
La nostra è una scuola in cui il docente non si sostituisce all'alunno e nemmeno gli toglie compiti, non gli offre vie semplici e accattivanti, ma strade da percorrere per imparare insieme. Utopistico forse pensare che in tutte le scuole, in tutte le classi di oggi, si respiri questa aria di inclusione, di appartenenza, che ogni insegnante interpreti il suo ruolo non solo attento a compiere scelte significative una volta per sempre ma che senta l'essenza dell'insegnamento nella continua ricerca di altro che possa coinvolgere attivamente gli alunni, senza escluderli (non sono capaci) o disperderli (non ce l'hanno fatta!) ma renderli partecipi, ognuno spingendosi al meglio di quello che può fare. La preoccupazione di livellare o abbassare gli obiettivi, così che tutti possano raggiungerli, non risponde al principio di equità (dare ad ognuno ciò di cui ha bisogno) e non è la funzione che andiamo a svolgere; è necessario che invece ognuno trovi il suo modo migliore per apprendere (personalizzazione dell'apprendimento, come scrive Stefania Palumbo) e andare avanti, nella scuola di tutti, che preferenzialmente è "pubblica".
Sono convinta che tanti altri docenti, oltre agli autori della rivista che ogni mese lasciano la loro testimonianza diretta, sono coinvolti in questo processo di trasformazione e di consolidamento che porterà ogni scuola ad essere "POSSIBILE". E anche l'immaginario collettivo -di una scuola che non funziona, che non prepara generazioni che tendenzialmente sembrano essere "più ignoranti"- sarà liberato dalle trappole pubblicitarie che operano in maniera seduttiva, offrendo scuole "possibili" solo per pochi eletti che possono pagare rette cospicue in cambio di un'offerta formativa accattivante, anche se poggia "sul niente": niente compiti, niente libri, niente zaini, niente ... Prospettare tempi ottimali di "assenza di insegnamento" per buona parte della giornata scolastica, come risposta alla breve attenzione degli alunni, e prospettare la tecnologia come soluzione alle difficoltà apprendimentali di tutti certamente può attirare l'attenzione di chi cerca "la firma" di noti imprenditori anche nella scuola, oltre che nell'abbigliamento e negli accessori.

Non è certo questa la nostra idea di SCUOLA POSSIBILE sebbene il termine, che per noi racchiude un credo pedagogico di "pieno" e non di "niente", sia stato incautamente utilizzato per aprire nel prossimo futuro una scuola a Torino. Tranquilli, NON SIAMO NOI! Certamente i giornalisti, non addetti ai lavori, avranno posto l'accento più sugli effetti speciali che la scuola offre (il "niente" di cui si diceva) e ci auguriamo che questo "involontario" sovrapporsi di LOGHI non faccia confondere nessuno, soprattutto non identifichi il nostro modo di intendere la scuola con altre visioni più folkloristiche. Non credo che questo avverrà, anche se siamo molto dispiaciuti che la nostra testata possa essere utilizzata in modo così lontano dal nostro sentire. Come dicevo, la presunzione che le cose possano funzionare per tutti, anche nella scuola pubblica, e non solo per una cerchia ristretta di alunni, è testimoniato dalle esperienze vissute che riportiamo da tempo.

Non possiamo rivendicare l'esclusiva anche se per quasi 10 anni nessuno ha avuto interesse a utilizzare il nostro brand. Leggendo in positivo la coincidenza: vuoi vedere che la "nostra" idea di scuola è attraente? Certo, solo se in mani esperte. Auspico allora, a nome di tutta la Redazione, che altri docenti possano inviarci testimonianza della loro vita scolastica che GIA' ORA E' POSSIBILE perché la realizzano (anche se le nostre aule informatiche certamente non avranno la dotazione di quelle "griffate". Ce ne faremo una ragione!)

Buon 2017 a tutti :)
Manuela Rosci

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