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n. 31 marzo 2013
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Il tempo nella scuola, il tempo della scuola
Un'arma vincente contro la dispersione scolastica
di Poli Roberta - Orizzonte scuola
Tempo di pagelle, tempo di bilanci nella scuola: concretizzare il rendimento ha il duplice scopo di premiare i meriti ed evidenziare le criticità.
Come al solito in molti casi il rendimento scolastico è la cartina tornasole del disagio giovanile, peccato che spesso i docenti non siano preparati a comprendere questo "messaggio" nelle sue paradossali potenzialità comunicative.

Il secondo quadrimestre rappresenta il momento in cui molti nodi vengono al pettine, chi ha già accumulato un notevole numero di assenze si fa due conti per capire se conviene ancora andare a scuola perché è al corrente che esiste un meccanismo interno che non permette di scrutinare nessuno che abbia superato la soglia massima di assenze consentite.
L'abbandono scolastico, i reiterati ritardi, la difficoltà di frequentare si toccano con mano in questo periodo e non sempre la scuola riesce a "tenere dentro" i suoi ragazzi, che sfuggono tra le larghe maglie della quotidianità.

C'è poi un modo sottile di farsi male a cui ben si addice il termine di "suicidio didattico": riassume in sé tutte le sfumature del "mal di scuola", ma gli esperti lo annovera all'interno del grosso calderone denominato "dispersione".
È ben rappresentato da chi continua a frequentare, imperterrito, ma sta sempre più fuori che dentro l'aula, trovando mille scuse per uscire, magari approfittando dell'alternarsi dei docenti da un'ora all'altra.
Il suo corpo viene a scuola ma la sua mente è altrove e non c'è spazio per il piacere della conoscenza, in qualsiasi forma il docente si ingegni per farla passare.
I coordinatori di classe provano a chiamare i genitori per allertarli sul rischio reale per il figlio di perdere l'anno e a volte non trovano risposta, non trovano riscontro ad una difficoltà che proprio nell'assenza della famiglia trova la sua origine, neanche troppo nascosta a voler ben guardare.

In tutto questo qualcuno si distrae con una canna di troppo, con un rapporto un po' più a rischio (il contraccettivo è un optional non sempre gradito), con un'idea suicidaria che rischia sempre più di concretizzarsi.
In alternativa, un'altra possibile modalità per sublimare il malessere è semplicemente quella di "proiettarlo" sugli altri, meglio se deboli, indifesi, magari diversamente abili.
Fenomeno largamente conosciuto come BULLISMO, in realtà rappresenta una possibilità di fuga dalla quotidianità, uno spostamento del focus su un gioco crudele (Fonzi, 1999) che continua giornalmente a mietere le sue vittime.
Da qualche tempo le prevaricazioni sono diventate virtuali, ma non per questo meno incisive, anzi, il cyber-bullismo o bullismo elettronico è ancora più pericoloso, proprio perché "dematerializzato", quindi più difficile da smascherare.
Se in passato la vittima degli attacchi "concreti" trovava sollievo e riparo almeno nelle mura domestiche, oggi la persecuzione non ha fine e prosegue 24/24 h.
Ormai non c'è scampo, l'attacco è reiterato via web, rimbalza su fb o su YouTube e il suo effetto devastante è enormemente amplificato perché il mondo virtuale disinibisce e potenzia le emozioni in nome di un presunto anonimato che favorisce il disimpegno morale (Bandura, 1986).

Il tempo della scuola, purtroppo, è costellato da queste vicende che feriscono profondamente le vittime potenziali o reali, senza risparmiare gli aguzzini (bulli aggressivi, gregari o semplicemente sostenitori), che perdono sempre più la capacità, tipicamente umana, di cogliere le emozioni altrui (mentalizzazione).
Queste riflessioni vogliono offrire la possibilità di cogliere, con occhi diversi, le tante cose che tutti i giorni abbiamo davanti nella scuola, nelle aule, nei corridoi, spesso con grosse difficoltà per gli adulti presenti di vederle realmente o di ammetterle possibili.
Ma il tempo a scuola non si ferma e si rischia di ritrovarsi improvvisamente troppo oltre, si arriva ad un punto di non ritorno (abbandono, bocciatura o più genericamente "dispersione scolastica") in cui finisce il "tempo della scuola" e rimane solo il rimpianto per ciò che sarebbe potuto essere, che non è stato e che non potrà più esserci.

Inizia il tempo delle responsabilità, del lavoro, della vita dura, "faticata" giorno per giorno; a quel punto la scuola diventa un ricordo lontano e solo allora si riesce finalmente a capire la sua vera valenza, il suo potenziale nella realizzazione di un proprio progetto di vita.
Una scuola che a volte ritorna, a distanza di anni sotto forma di corso serale, per strappare finalmente quel diploma che risulta indispensabile anche per affrontare il lavoro più umile perché né un call center, né un albergo, né un negozio attualmente assumono personale senza un titolo che dimostri una cultura minima di base non più riconducibile alla sola licenza media.

La scuola, sempre la scuola, gioia e tormento dei nostri ragazzi, luogo di crescita e di socializzazione, ma anche luogo di sofferenza e di umiliazione se non si è all'altezza delle richieste.

Mille investimenti sulla scuola, questo micro-cosmo di cui molti ragazzi si lamentano ma di cui non si riesce a fare a meno, forse perché là dentro bisogna mettersi in gioco e fare i conti con le proprie responsabilità accompagnati da adulti responsabili che a volte, per alcuni di loro, sono l'unico modello positivo possibile.
E allora ben venga la scuola, però con qualche competenza in più in termini di conoscenza del mondo giovanile nei suoi risvolti socio-psico-pedagogici; non basta al docente conoscere soltanto l'informatica o attrezzarsi per usare il registro elettronico, non basta concorrere per entrare nell'élite della cl@sse 2.0, la nuova frontiera della scuola digitale.
Tutto questo è indubbiamente utile e necessario se però sono già state potenziate delle competenze di base quali l'empatia, l'ascolto attivo e la comunicazione efficace che aiutano ad incrementare negli alunni le life-skills e le capacità di cooperative-learning, promuovendo la peer-education e la motivazione all'impegno scolastico.
Queste competenze di base del docente sono finalizzate ad attivare le risorse positive del gruppo classe, unica grande "arma vincente" contro la dispersione e le prevaricazioni tra pari. Questa è la grande ricchezza della scuola, dovremmo solo cercare di scoprirla e soprattutto valorizzarla.

Dr.ssa Roberta Poli, psicologo scolastico, docente, presidente dell'Associazione "Crescere Insieme"
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