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n.14 giugno 2011
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Il tradimento dei diritti
Abbassare il tiro ... fa male alla scuola
di Rosci Manuela - Editoriali
Ultimo appuntamento prima delle vacanze, ultimo atto di un anno scolastico andato in scena tra tante contestazioni, dentro e fuori il palcoscenico scolastico.
I riflettori stanno per spegnersi sulla maggior parte delle attività scolastiche: rimane in gioco ancora la secondaria con l'appuntamento per i maturandi mentre l'ex scuola media si accinge a ratificare i risultati degli esami degli alunni di terza. A breve sapremo le statistiche, quanti promossi e quanti bocciati.
Ma chi sono questi bocciati che ogni anno fanno parlare di loro, che rappresentano in qualche modo il lato oscuro della scuola, che indignano perché fanno sentire tutti un po' più ignoranti, perché rappresentano coloro che non sono stati al gioco, non sono stati all'altezza di ciò che veniva chiesto loro?

La spiegazione di questo risultato -essere bocciato- risiede nell'alunno che non si è applicato, che poteva fare di più ma non l'ha fatto, che si è comportato male o che ha una famiglia che non lo segue oppure ha fatto troppe assenze. Ecco riassunti tre validi motivi per bocciare.
Proviamo a vedere di che si tratta.

La responsabilità dell'alunno che non studia sufficientemente. E' certamente irritante colui che può fare e non fa, colui che sta superficialmente affrontando l'impegno che gli si richiede, colui che cerca tutti i modi per fare di meno, per sottrarsi alla richiesta scolastica. Sollecita un indiscutibile desiderio di punire, di sottrarre comprensione, di rimarcare la mancanza di tutto: di rispetto per te che hai insegnato, per gli altri che hanno studiato, per se stesso che poteva fare/dare di più.

La responsabilità della famiglia che non lo segue. Purtroppo siamo in presenza di una fragilità sociale che caratterizza il singolo individuo e non tralascia anche la coppia genitoriale che sembra stentare a trovare quel giusto compromesso tra ricerca di autonomia e senso di responsabilità nell'educare le nuove generazioni. E' vero che la famiglia non c'è agli occhi della scuola: come genitori siamo assiduamente presenti nella scuola primaria, li affianchiamo ancora nella scuola secondaria di primo grado perché sappiamo essere un momento particolare della vita del bambino/ragazzo che deve fare i conti con quegli impulsi ormonali e quelle impennate caratteriali che caratterizzano il periodo pre e adolescenziale. Poi i figli approdano alla scuola superiore e cercano la loro libertà d'azione, il loro spazio (e noi il nostro) e siamo meno presenti a scuola se non nei famigerati colloqui con i professori che assumono sempre più la veste di estenuanti pomeriggi alla ricerca della lista dove iscriversi (scoprendo che sei già settantacinquesimo per parlare con la prof. di inglese anche se i colloqui sono iniziati solo da venti minuti!). Per fortuna solo due l'anno per chi non può prendere permessi per raggiungere la scuola di mattina ... ma sono sufficienti per sentirne di tutti i colori -da parte dei genitori- che inveiscono contro la scuola e contro i professori!

La responsabilità delle assenze è un po' di tutti e due, sia degli alunni che dei genitori. Non si alza, non vuole venire, esce ma non arriva a scuola, ha mal di pancia e non ha finito i compiti ... a prof. dice che nun viene più a scola perché nu gne va!
Da anni, sostiene la Rete degli studenti, ''il ministro Gelmini millanta un provvedimento che inasprisca il sistema delle assenze. Oggi è realtà: i famosi '50 giorni di assenza' sono diventati un fatidico 'monte ore' che cambia da studente a studente, superato il quale si viene bocciati. La legge non era chiara e le informazioni sono arrivate molto in ritardo lasciando le scuole nel caos. Fioccano già i casi di studenti che abbandonano la scuola perché, facendo due conti, hanno già superato il limite e quindi sono sicuri di essere bocciati nonostante la sufficienza in tutte le materie. Perdere un anno per questo motivo può causare una delusione difficile da superare e molti decidono anche di non tornare più a scuola. Questo provvedimento contro l'assenteismo ha l'unica conseguenza oggi di aumentare l'abbandono e la dispersione scolastica e di rendere la scuola un luogo in cui l'obiettivo non è creare coscienza critica, socialità e confronto, ma essere sottoposti ad una serie di ostacoli, gincane e roulette russe, con il risultato di farci perdere l'anno senza darci nessuna possibilità per recuperare''.

E' vero che gli studenti rivendicano "per natura" (l'abbiamo fatto tutti) ma le considerazioni prodotte non sono poi così malsane.
Ma in tutto questo elenco di responsabilità che possono spiegare le bocciature di fine anno potremmo chiederci: ma i docenti, la scuola, i dirigenti scolastici ... che responsabilità hanno?

La responsabilità dei docenti (mi occupo solo di questa perché appartengo a questo ruolo) sussiste nella scelta di una bocciatura? Direi certamente di sì, pensando che all'interno della scuola non esiste una azione educativa che non passi sotto la responsabilità del docente altrimenti non saremmo noi a gestire il piano formativo e a progettare il diritto allo studio di tutti gli studenti, ma sarebbero loro o le loro famiglie, non credete? Se la bocciatura è l'estremo atto che può compiere il docente (o meglio il consiglio di classe) ... quali sono le azioni possibili che dovrebbero essere agite affinché non si verifichi la bocciatura? Non pensate che attribuendo la responsabilità a una serie di elementi esterni a noi, alla nostra professione (agli alunni, ai genitori, al numero delle assenze volute dalla Gelmini) di fatto ci "discolpiamo" di quanto avviene nelle nostre classi? E' vero che sono "loro" che non studiano -e noi invece lì a dirgli di studiare, ad ascoltare le loro motivazioni, a carpire e sottolineare i loro successi- e sono le "loro" famiglie ad essere distratte. Invece noi ci permettiamo di buttarli, no scusate .... di bocciarli.

Non sono contraria di principio alla "bocciatura": in un contratto educativo tra scuola e famiglia, tra studente e docente, l'alunno DEVE sapere cosa gli si richiede per ottenere una promozione, che certamente nessuno vuole "svendere" a basso impegno. A volte è proprio l'impegno messo che può richiedere un tempo scuola più lungo, un anno di più per consolidare, per comprendere come migliorare.
La scuola non svende certo le promozioni ma forse può curare e accompagnare e dedicarsi meglio a chi scappa dall'impegno, a chi sfugge l'insuccesso, a chi ha bassa autostima, a chi è solo e senza una famiglia adeguata. La scuola PUO' condurre meglio, senza il delirio di onnipotenza di salvare tutti, ma con lo scopo di migliorare gli apprendimenti per tutti.

Indiscutibilmente NON PUO' trincerarsi dietro la contabilizzazione delle assenze per bocciare/punire chi non è dentro il gioco come gli altri, chi non ha una famiglia responsabile, soprattutto chi ha una certificazione che attesta una disabilità per la quale - la scuola- ha ottenuto anche un organico di sostegno che attiva conseguentemente, in tutta la scuola pubblica a livello nazionale ancora, un percorso individualizzato e dentro questo percorso lo studente va valutato. Altrimenti la scuola tratta diversamente figli e figliastri. Altrimenti dobbiamo pensare che non abbia le competenze giuste per gestire il diritto allo studio di tutti. Purtroppo succede e quando questo accade puoi solo affermare che non va fatto, che è sbagliato, che è ir-responsabilità. Poi ti rendi conto che la scuola ha abbassato il tiro e lo sta facendo proprio verso le difficoltà perché sono quelle, proprio quelle che richiedono a tutti noi, persone di scuola, di assumerci la responsabilità di tutelare i diritti di tutti ma soprattutto di chi è solo o avuto meno opportunità dalla vita. Se la scuola abbassa il tiro e cede alla voglia di punire chi non è all'altezza o chi è stato troppo assente ... DEVE trovare poi il coraggio di rimanere in silenzio, sottomessa agli imperativi ministeriali che ... anche la Rete degli Studenti è in grado di combattere.

Chiudo un anno scolastico difficile, fatto di scontri dentro e fuori dalla scuola, e la sensazione è che ci sia proprio voglia di fare fuori i più deboli, i precari della vita. Ma nella necessità di andare oltre le asprezze e le difficoltà, mi preme rilanciare la sfida ai colleghi docenti, quelli che fanno la scuola oltre la sensibilità personale e i sentimenti umani, quelli che hanno interesse e il coraggio di FARE AZIONE: tra le letture dell'estate portiamo con noi, al mare o in montagna o anche chi resta in città, alcuni documenti che devono guidare e sostenere il nostro fare scuola e promettiamoci di proporre tale lettura ad almeno due nostri colleghi affinché la scuola non abbassi il tiro e non tradisca ciò che abbiamo faticosamente conquistato.
Un augurio di fine anno scolastico, di un meritato riposo, di una intensa estate, di una rinnovata energia da investire a settembre ... quando tutti saremo nuovamente in campo.

Manuela Rosci

Io rileggerò:
Linee guida per l'integrazione scolastica degli alunni con disabilità (nota 9 agosto, 2009 - è allegata all'art. Il sostegno non va in supplenza)

Convenzione sui diritti dell'infanzia (vale per tutti i minori fino al compimento della maggiore età, da noi fino a 18 anni)

Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989 - Legge 27 maggio 1991, n. 176 -

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