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n.56 ottobre 2015
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:22 Novembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Il traguardo ambizioso della formazione
Tra le tante proposte scegliere quella 'che fa per noi'
di Rosci Manuela - Editoriali
Questo secondo numero della rivista esce a pochi giorni dall'accreditamento del bonus dei 500 euro che ogni insegnante di ruolo ha ricevuto. Chiariti gli ambiti e le modalità con cui si dovrà/potrà spendere, non rimane che decidere come 'investire' la quota assegnata. Ovviamente i punti di vista sono stati, e continueranno ad essere distanti tra loro - chi ringrazia e chi invece restituisce "l'elemosina"-; accadrà, comunque, che la maggior parte dei docenti deciderà cosa farne.
Il mercato delle proposte è certamente allettante e le offerte sono tutte orientate a risolvere i problemi economici dei docenti, infatti si fa esplicito riferimento alla disponibilità del bonus ricevuto e, mediamente, le proposte si propongono come soluzioni all'investimento: 500 euro da investire anche in una unica soluzione e il docente ha risolto il problema. Quando c'è un bisogno, il mercato si organizza.
In questo scenario potrebbe essere quindi difficile proprio 'la scelta': dove investire e su che cosa.

Ritengo meno problematico il settore informatico perché si deve stabilire a monte se fare un acquisto pari alla cifra del bonus oppure considerare quest'ultimo una quota parte di un investimento più sostanzioso, magari da perfezionarsi in concomitanza con la tredicesima o con i saldi del dopo Natale. E non si dica poi che i docenti sono analfabeti digitali o resistenti a stare in rete anche sul web.
Lo stesso dicasi per l'acquisto dei libri: non credo che assisteremo ad impennate di acquisti digitali, è più probabile che il docente si senta 'autorizzato e rassicurato' ad andare in libreria e spendere senza dover necessariamente fare i conti con il costo più o meno elevato del manuale che intende comprare. Investimento oculato e più rilassato.

La criticità che prevedo, invece, è sulla vasta offerta formativa, probabilmente perché anche noi di Sysform-La Scuola Possibile siamo 'autorizzati' dal MIUR a fare proposte in tal senso. Premetto che non oserei mai confutare i progetti degli altri 'concorrenti', mi limiterò a fare delle considerazioni che auspico possano essere condivise dalla maggior parte dei docenti.
La premessa è che non siamo disposti a pensare alla formazione come elargizione di soluzioni al problema in generale (alunni con BES, difficoltà relazionali, insegnamento della matematica ...) perché il bisogno è sempre specifico e contestualizzato alla situazione. Inoltre, i docenti sono 'esperti' del loro problema (l'alunno, la classe, i genitori, la didattica ...), riconoscono i bisogni personali (devo trovare soluzione a ...), cercano la risposta più affidabile per soddisfare i bisogni (il corso, l'esperto, la casa editrice ...). A questo punto, trovato il 'contenitore' di cui fidarsi e in cui infilarsi, assumono spesso (non sempre!) l'atteggiamento di chi siede in ascolto dell'altro che viene riconosciuto come 'il potenziale solutore'. Affascinati da quanto il conduttore riesce a far immaginare come possibile, al termine dell'incontro o dell'esperienza potrebbero dichiarare: -bellissimo, certo, ma io non lo posso attuare. La classe, l'alunno, lo spazio, il tempo .... non mi permettono di realizzare questa soluzione!- Altri più audaci potrebbero tornare a scuola e mettersi alla prova ma al primo insuccesso o sentendosi poco pratici, potrebbero abbandonare i tentativi perché si sentono 'soli' ad affrontare il nuovo. E dopo un po', involontariamente si torna a procedere come prima, convinti che le situazioni 'non si possono cambiare'.
Ovvio che non va sempre così ma il senso di impotenza è presente nella vita professionale dei docenti e non sempre si ha la forza, soprattutto l'energia per continuare anche quando i risultati non sono immediatamente incoraggianti.


Questa introduzione per dire che la formazione, in qualsiasi campo, è quell'aspetto della vita dell'essere umano che diventa una risorsa preziosa se produce cambiamento, se genera innovazione interiore, se sollecita la curiosità a fare, se attiva la persona a mettersi in gioco partendo da quello che sa e rendendosi disponibile a negoziare il già conosciuto con quanto si viene a costruire all'interno di un gruppo. Come sostengo nell'articolo "La formazione occasione di sviluppo personale e professionale", in cui spiego la nostra metodologia, la finalità dei nostri corsi è quella di suscitare in ogni partecipante quello sviluppo personale e professionale che indica un CAMBIAMENTO ad ampio raggio; vale a dire, un CAMBIAMENTO nei modi di pensare, negli atteggiamenti e nelle attività svolte; un CAMBIAMENTO nel rivedere il proprio modo di comportarsi in classe, nell'utilizzare nuove strategie, nell'adottare nuove pratiche didattiche; un CAMBIAMENTO che non è necessariamente immediato o totale.
Per ottenere questi risultati è necessario che il docente abbia "il coraggio" di esporsi con gli altri e di mettere a disposizione se stesso - sia negli aspetti più competenti che in quelli più fragili- per partecipare alla costruzione di una realtà che alla fine sarà nuova per tutti, perché tutti saranno stati influenzati e avranno influenzato gli altri. Il formatore non è escluso da questo 'gioco' e partecipa con 'la sua verità' ma è disposto a integrare, sostenere, sollecitare posizioni diverse da quelle di partenza. La ricerca-azione nel campo educativo "deve produrre conoscenza contestualizzata volta a migliorare una determinata pratica educativa. Tale miglioramento prevede il cambiamento della realtà sotto esame attraverso la modificazione dei comportamenti degli attori in essa coinvolti."

Cambia così l'ottica di chi pensa che la formazione sia qualcosa che qualcun altro ti riserva già 'preconfezionata'. Le conoscenze che ha il formatore -colui che sceglie di occuparsi della formazione degli adulti (ben diversa da quella dei bambini e dei ragazzi)- sono certamente legate ai contenuti proposti nel percorso di formazione ma sono combinate soprattutto con la padronanza di strategie più squisitamente psicopedagogiche, che gli permetteranno di accompagnare il gruppo e il singolo corsista nell'acquisizione di un atteggiamento mentale verso una maggiore partecipazione ai percorsi formativi e ai processi di apprendimento permanente. Il concetto di lifelong learning non è solo rivolto agli altri ma è parte indispensabile del nostro essere docente (non solo fare il docente).

Questo il motivo per cui ancora oggi non presentiamo il contenuto dei nostri corsi: vogliamo che i docenti conoscano la nostra idea di formazione, come sono organizzati i nostri percorsi a prescindere dal contenuto specifico del singolo corso. Il docente non sceglie in base al programma ma in che modo 'quel programma' verrà svolto, quali sono le intenzioni formative, cosa viene richiesto al partecipante. Sappiamo di rischiare, che il docente si possa spaventare, non sentirsi pronto per mettersi in gioco. Eppure il panorama della scuola italiana, e il contesto europeo di riferimento, chiede al docente di spendersi diversamente in classe con gli alunni e in tutta la comunità educante.
Non possiamo continuare a pensare al vecchio modo di stare a scuola perché siamo già 'dentro il nuovo' che sembra -mai come ora- inarrestabile e penetrante in tutte le sue forme.
Nel suo articolo su "Ambienti di apprendimento tra sfide e paure. Il PON" (in questo numero), Valentina Savona scrive che "nell'allestire un ambiente di apprendimento gli studenti devono essere coinvolti in alcune delle scelte didattico-organizzative assunte, in modo da renderli responsabili e partecipi della attività didattica da realizzare. Questo cambiamento di ruolo è forse ciò che -giustamente- più spaventa e preoccupa i docenti; è un'idea di didattica che comporta uno stravolgimento dei modi e dei tempi di lavoro dell'insegnante. Questi è chiamato ad un ruolo apparentemente meno attivo: osservare, guidare, orientare, proiettando l'attenzione sul "come" il risultato didattico viene conseguito più che sul "cosa", valutando le potenzialità più che le competenze e abilità del presente." Il docente è al centro di un cambiamento rivoluzionario e, come scrive Patrizia Ruggiero nel suo articolo, in questo numero: "Non è che io faccio fatica, è che è proprio difficile! Il precario equilibrio con il quale mi sto muovendo non è una mia infondata sensazione! (...) Allo stesso tempo la consolazione di star agendo un grosso cambiamento diventa una soddisfazione. Sento che è possibile e ci sto dentro e ci credo e mi confronto. Mi affianco alle tante persone che nella scuola lavorano con coraggio, determinazione, preparazione e fede."

In questo contesto di cambiamento complessivo del mondo della scuola, che avrà bisogno dei suoi tempi di maturazione, le nostre proposte di formazione -di percorsi di formazione- sono tese a stare dalla parte del docente, che è consapevole del cambiamento in atto, ma si sente solo in questa avventura: dove tutti cercano di vendere soluzioni, noi proponiamo strategie per lavorare insieme sui problemi, mettendo ognuno la propria competenza -raggiunta 'fino a questo momento' - e la propria passione di persone di scuola.
L'obiettivo è comune, il traguardo ambizioso.
Nella scuola non potrebbe essere diversamente.

Manuela Rosci
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