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n.59 gennaio 2106
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Il valore inclusivo del con-testo
Apprendere da ciò che sta intorno e a fianco
di Pellegrino Marco - Inclusione Scolastica

Quando si parla di apprendimento e di studio si pensa in modo quasi immediato alla scuola, agli insegnanti e ai libri di testo. Non è sicuramente un pensiero errato ma per ampliare la visione della formazione umana e includere quindi tutti gli individui è importante considerare gli ambienti, le risorse e i materiali che contribuiscono dalla nascita e durante la crescita a plasmare menti e corpi e che non sono sempre perfettamente riconducibili alla dimensione scolastica tradizionale.
Nell'ultimo decennio, la rivoluzione che si è verificata con la diffusione dei mezzi di comunicazione, sempre più tecnologicamente avanzati, ha tolto alla Scuola parte del ruolo esclusivo di agenzia educativa che rivestiva nel recente passato, quando regnava quasi incontrastata nello scenario culturale; gli insegnanti non sono più i depositari del sapere e i libri non costituiscono la sola fonte da cui attingere informazioni e conoscenze.

È positivo o negativo come cambiamento?

Aldilà della risposta che si può fornire, e che può dipendere dalla soggettiva visione della scuola e della società, è necessario considerare i cambiamenti che ci sono stati anche perché le risposte più immediate e dirette si possono raccogliere sul campo: le generazioni di studenti che frequentano e popolano le aule ogni giorno sollecitano gli educatori a ricercare nuove soluzioni e nuovi itinerari; la diversità di mezzi, di situazioni e di bisogni stimola ed è fonte di ricchezza per tutti coloro che partecipano al processo.
I Bisogni Educativi Speciali si inseriscono a pieno in questo discorso, per cui le differenze diventano risorsa e non ostacolo.

Gli aspetti strutturali e organizzativi dell'ambiente scolastico non fanno solo da mera cornice, perché incidono fortemente sull'apprendimento, e le scelte che si adottano in tal senso possono condizionarlo a tal punto da marcare se non addirittura generare alcuni bisogni. Dalla disposizione dei banchi a quella dei materiali, dal colore delle pareti alla creazione di angoli specifici, gli spazi dovrebbero accogliere e riprodurre le vite che sono presenti al loro interno; la scuola dovrebbe essere un ambiente vivo, dinamico, costruttivo e fervido.
"È evidente come lo spazio e l'architettura diventino una risorsa importante quando garantiscono a tutti gli alunni la massima accessibilità sia interna che esterna...In questa risorsa troviamo anche le varie soluzioni logistiche degli spazi interni...Si può ipotizzare che un ambiente facilmente accessibile, piacevole e accogliente, ricco di stimoli, possa incrementare la creatività e la voglia di giocare, sia individualmente che in gruppo". (D.Ianes, Bisogni Educativi Speciali e Inclusione, Erickson, 2005).
Anna Oliverio Ferraris parla di scuola come "luogo di vita che offre l'opportunità di esprimersi e stabilire relazioni importanti e non come "non luogo" dove ci si sente estranei gli uni con gli altri, marginali, non compresi" (Psicologia e Scuola, anno 31°, n.15, Giunti Scuola, Giunti O.S.)
La scuola è un luogo significativo, in cui l'apprendimento passa attraverso le relazioni con l'ambiente e con le figure che la frequentano e che lo costruiscono quotidianamente.
Ma cosa si intende per "significativo"?

Per rispondere in modo opportuno bisogna partire dal punto di vista dell'alunno e considerare anche quegli aspetti che spesso gli educatori sottovalutano o ritengono marginali; la vita a scuola si guarda da varie angolazioni e tutto ciò che viene svolto e realizzato al suo interno cambia di significato in base all'osservatore o a chi interpreta e vive le specifiche realtà. È come quando si attraversa una città e ogni volta lo si fa muovendosi con un mezzo di trasporto diverso: aereo, treno, auto, metropolitana, bicicletta, fino a percorrerla a piedi. I particolari che nota un pedone e le sensazioni che esso prova non sono le stesse di chi percorre le strade con un'auto, esplora la città con una metro o la sorvola con un aereo. Non ci sono mezzi in assoluto migliori o peggiori, ma più o meno funzionali: bisogna capirne il diverso valore e ogni tanto porsi in una condizione diversa per comprenderli più a fondo.

Ci sono alunni che come i pedoni osservano i dettagli, che si entusiasmano per situazioni marginali ma che sono per loro 'significative'.
"Per loro i momenti più significativi si ritrovano spesso ai margini del programma, in situazioni informali, dove l'insegnante è presente solo indirettamente, dietro le quinte...Significativi nel senso del coinvolgimento personale, ma anche dal punto di vista degli apprendimenti."(Penny Ritscher, Slow school, pedagogia del quotidiano, Giunti, 2015).

Basti pensare alle sensazioni che a volte gli alunni provano quando cambiano posto, quando si allestisce l'aula in un altro modo, ad esempio in occasioni di una festa, quando si esplorano ambienti e spazi alternativi (laboratori, corridoi, giardini ecc.); per non parlare delle uscite didattiche e delle uscite "fuori porta", dove la porta corrisponde al cancello della scuola, oppure semplicemente quando, durante la ricreazione, si scoprono angoli dell'aula che sembrano appartenere ad un altro mondo o ancora quando, per sfuggire ad una lezione noiosa o ad una prova insidiosa, si chiede di andare in bagno, in preda ad un'urgenza che corrisponde più che altro al desiderio di prendere una boccata d'aria, nella speranza di incontrare il compagno dell'aula a fianco che, preso dalla stessa impellenza, è uscito per esplorare quella zona "franca".

"Secondo Papini, il primo Papini, quello futurista, che gridava che le scuole fanno più male che bene ai cervelli in formazione, che insegnano cose inutili, lontanissime dalla vita...l'unico testo di sincerità delle scuole medesime è rappresentato dalla parete delle latrine". (A. Banda, Il lamento dell'insegnante, Guanda, 2015).

Queste occasioni più o meno ricorrenti hanno un riflesso e un'incidenza notevoli sugli apprendimenti, anzi ne fanno parte a pieno.
A questo punto è quasi automatico riconoscere nell'insegnante dei ruoli e degli aspetti che non sminuiscono la sua figura, ma la completano e la arricchiscono: il mediatore, il regista, il pilota, l'allenatore, il facilitatore, insomma colui o colei che non sta solo davanti, al di sopra, ma soprattutto a fianco, intorno, che si muove, spazia, che ogni tanto "prende l'aereo per sorvolare sulla classe" ma che è in grado anche di fare una passeggiata con i suoi alunni, a spasso nella dimensione spazio-tempo scolastica ed extra-scolastica. Una figura policentrica, che non perde di valore e di autorevolezza solo perché non riveste più il "vecchio" ruolo, che la poneva su un piano superiore, permettendole di godere di una visione di insieme, ma che le impediva di cogliere gli aspetti più particolari, singolari, dai quali emergono poi elementi interessanti da utilizzare per la costruzione degli apprendimenti e delle competenze.

La sfida attuale consiste nello smontare alcune sovrastrutture che hanno caratterizzato un modello secolare che è risultato di successo fino a quando non sono subentrati dei cambiamenti inevitabili ma prevedibili a cui spesso ci si oppone in nome di un "passatismo" che produce frustrazioni e senso di disorientamento.
"Descrivere lo scenario contemporaneo non è semplice. Siamo in presenza di una rivoluzione non solo dal punto di vista tecnologico. Il mutamento è molto rapido e incide sulla vita quotidiana, sulle strutture della società e sull'esperienza...Noi educatori siamo obbligati a stare al passo con i tempi e ad abbandonare metodi e scelte che, seppur efficaci con le generazioni passate, rischiano di essere obsoleti per la E-generation".(C.Cangià, Generazione tech, Giunti, 2014).

Lo stesso discorso è possibile sostenerlo riguardo ai mezzi, ai materiali e agli strumenti ormai a disposizione nella vita quotidiana e presenti, in modo pressappoco equo, all'interno delle strutture scolastiche, utili al buon funzionamento del processo di insegnamento-apprendimento. Senza entrare nel merito della diatriba "tecnologia si, tecnologia no" e senza elencare tutti i dispositivi elettronici tanto in voga per affrontare i bisogni educativi e soprattutto i disturbi specifici dell'apprendimento, basta considerare che anche sul materiale di studio tradizionale si può intervenire in vari modi e a vari livelli e si può essere innovativi senza per forza tirare in ballo l'informatica e le avanguardie tecnologiche, operando le seguenti scelte:

-Ampliamento, ossia presentazione di fonti che allargano gli orizzonti e che allo stesso tempo consentono all'alunno di effettuare raffronti, riflettere, elaborare ipotesi, per giungere ad una sintesi o alla costruzione di nuovi testi: presentare lo stesso argomento o contenuto utilizzando due fonti editoriali diverse.

-Accompagnamento, ossia integrazione delle fonti di base con materiale che non entra in contrasto con quanto proposto, né si sovrappone, ma lo sostiene con codici diversi e con l'uso di mediatori didattici adeguati: una cartina, una rappresentazione visiva, uno schema riassuntivo, un marcatore testuale e altri strumenti da affiancare soprattutto ad argomenti specialistici e a linguaggi tecnici.

-Approfondimento, ossia ricerca di fonti che entrano maggiormente nel merito di un argomento, che specializzano le conoscenze e consentono di andare in profondità, una volta che è stata appurata la padronanza dei contenuti e la capacità di gestire il sapere in modo consapevole: la storia delle divinità egizie, all'interno dello studio della civiltà, potrebbe soddisfare il bisogno di approfondimento per chi è già interessato, ma allo stesso tempo potrebbe coinvolgere, stimolare e motivare allo studio della civiltà, seguendo un processo che dal particolare arriva al generale.

-Adattamento, ossia riformulazione di testi per il soddisfacimento delle varie esigenze educative con facilitazioni, semplificazioni e diversificazioni, o creazione di materiale ex novo per incrementare la motivazione negli alunni, rendere significative le loro esperienze e contestualizzare i contenuti alla realtà specifica di quella classe: una poesia, una filastrocca, un racconto, un percorso di apprendimento in cui vengono valorizzate le peculiarità del gruppo e in cui si pongono come obiettivi la pluridisciplinarità, la riflessione sul compito, la ricerca e la partecipazione attiva.

I quattro livelli si prestano ad un'organizzazione didattica multipla, in quanto possono entrare in gioco contemporaneamente in attività di apprendimento cooperativo, ma anche in modo separato e alternato, in tempi e spazi ritenuti di volta in volta idonei, in base all'organizzazione che ogni insegnante stabilisce; inoltre rappresentano delle possibilità per i singoli, ma soprattutto per il gruppo, nella sua completezza e complessità.

di Marco Pellegrino
docente di sostegno e formatore sui BES - I.C. "Maria Montessori" di Roma
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