Torna nella homepage
 
n.65 settembre 2016
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:24 Agosto 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Il viaggio nella scuola delle ... >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
Sysform Ente di Formazione accreditato dal MIUR
  Pag Argomento
HomePage   HomePage

Ricerca avanzata >>>
Il viaggio nella scuola delle competenze
Il diritto di ogni alunno a partire e a raggiungere la propria meta
di Pellegrino Marco - Inclusione Scolastica
Si apre l'anno scolastico che sarà caratterizzato dalla Certificazione delle Competenze obbligatoria, al termine dei cicli di istruzione e al raggiungimento dell'obbligo scolastico (1). Dopo anni di sperimentazione e di modelli, prima scelti in autonomia dagli istituti poi indicati a livello nazionale, tutte le scuole avranno il compito di valutare la situazione del singolo alunno sulla base di parametri europei che superano la ripartizione disciplinaristica ancora dominante nel nostro sistema di formazione e che inquadrano le capacità del discente ad operare concretamente con quanto appreso, mettendo in campo saperi, abilità e competenze, appunto, di diversa natura (2).
Il "bravo" studente e la "brava" studentessa, o meglio lo studente e la studentessa competenti, data anche l'etimologia e la storia dell'aggettivo "bravo/a" molto controverse (3), saranno ritenuti tali solo in parte, se seduti all'ultimo banco, concentrati sul compito, avranno descritto impeccabilmente la fotosintesi clorofilliana e ottenuto dal docente il classico complimento, "Ottimo lavoro! Proprio come un libro stampato".
Per essere competenti, bisognerà dimostrare di padroneggiare e personalizzare i contenuti, applicarli in modo concreto, saperli condividere, esporre al docente e ai compagni le strategie adottate per raggiungere il risultato, accogliere l'aiuto degli altri e offrirlo in caso di richiesta, riconoscere i propri limiti e i propri punti di forza e collaborare in vista di successi di gruppo.

Quando ci si prepara per un viaggio, non si può caricare troppo il bagaglio, rischiamo di appesantirci e di arrivare già stanchi alla meta. Il troppo non è mai utile né piacevole, dunque stimolante.
Lo stesso vale quando si impara: non tutti i contenuti sono utili al processo di apprendimento, per questo motivo è importante che il docente selezioni con cura quelli che necessitano di passare ad un livello cognitivo successivo, ossia della...conoscenza.
La conoscenza rappresenta il bagaglio, cioè che abbiamo raccolto,
Quando si impara, le conoscenze rappresentano i saperi acquisiti dal discente, che padroneggia e che lo rendono sempre più autonomo nel proseguire e nel manifestare le...abilità.
Una volta preparato il bagaglio, si è pronti per partire: bisogna salire sul mezzo di trasporto giusto, leggere una mappa, chiedere informazioni, raggiungere il luogo di alloggio ect.
A scuola, così come nella vita, le abilità consistono nell'applicazione concreta di ciò che si sa e si conosce (un calcolo, una lettura, una conversazione, un movimento...); tutte insieme consentono all'allievo di riconoscere il significato e il senso dell'apprendimento e costituiscono la...competenza.
Il viaggiatore competente, oltre a procedere con quanto sa, riesce a vivere a pieno nel luogo di approdo, interagisce con l'ambiente, si relaziona con gli abitanti del posto, che siano essi autoctoni o turisti, si adatta, riflette sui possibili percorsi da compiere, quelli più convenienti e allo stesso tempo interessanti.
A scuola, l'alunno competente non è necessariamente colui o colei che dimostra quanto sa o sa fare, o almeno non è soddisfacente, in quanto dovrà cimentarsi nelle situazioni pratiche, esprimendo il saper come, riflettendo, assumendosi le responsabilità, condividendo, prendendo decisioni, individuali e di gruppo, manifestando capacità empatiche, pro sociali, affettive, emotive, relazionali, psicologiche e di resilienza.

Tutti gli alunni possiedono un bagaglio personale, già prima di partire per il "viaggio" nel mondo della scuola, che si arricchirà delle conoscenze, delle esperienze e delle competenze apprese in ambito scolastico, utili a proseguire il cammino per raggiungere mete sempre diverse. È compito del docente dotare l'alunno di ciò che più gli sarà utile, affinché diventi autonomo e pronto ad affrontare anche l'incerto, perché <<apprendere significa immaginare cosa vogliamo e siamo capaci di fare, come potremmo guadagnarci da vivere quando arriverà il momento>>. (4) Sarà prioritario, per il docente, contribuire a mantenere accesa e viva la motivazione innata nel discente a conoscere e ad esplorare.
La didattica delle competenze è quanto mai inclusiva, proprio per quanto espresso sopra: ogni alunno ha il suo bagaglio pieno di oggetti e strumenti che può utilizzare per se stesso e che può mettere a disposizione degli altri, attivando uno scambio proficuo per tutti. A questi se ne andranno ad aggiungere altri, in base alle esigenze del singolo e del gruppo all'interno di cui è inserito. Nella scuola delle competenze, nessuno e nulla è in una condizione effettiva di svantaggio, perché le differenze sono punto di forza e sorgente di apprendimento quotidiano e la visione dell'alunno è a tutto tondo: si parla di stili cognitivi differenti, intelligenze multiple, interessi e attitudini personali.


La Didattica per Competenze non è del tutto nuova, in quanto già applicata da decenni nelle Scuola e teorizzata da pedagogisti, studiosi e psicologi negli ultimi duecento anni.

Secondo Robert Sternberg (nato nel 1949) il pensiero umano si compone di tre dimensioni fondamentali che interagiscono con intelligenze, stili di apprendimento e aspetti della personalità di ogni individuo: pensiero analitico, pensiero creativo, pensiero pratico.
Secondo Sternberg la scuola tende a privilegiare il primo stile, tagliando fuori una fascia importante di alunni più intuitivi, creativi, produttori di novità e di alunni con spiccato senso organizzativo, abili nell'utilizzare strumenti e nell'attuare progetti e piani mirati ad ottenere risultati concreti. La propensione del docente è quella di riconoscere ed apprezzare maggiormente gli alunni che si avvicinano allo stile dell'adulto, ossia quello analitico, incline ad effettuare confronti, valutare, analizzare i dettagli, etc.
Ciò che Sternberg afferma in modo deciso è che le differenze di intelligenza non sono di tipo quantitativo, ma qualitativo e che ogni tipologia è preziosa per la società. L'approccio didattico tradizionale ha la maggiore responsabilità nell'esperienza di insuccesso e di inefficacia degli alunni più creativi e pratici. (5)
Per questo motivo l'utilizzo flessibile delle tecniche e delle strategie didattiche è importante per lasciare spazio alle differenti modalità di apprendimento che presenta una classe. Alle lezioni tradizionali e ai momenti di esercitazioni e di consolidamento di procedure, bisogna alternare discussioni, lavori di gruppo, studio di casi, soluzioni di problemi, presa di decisioni e realizzazioni di compiti significativi.
Oltre a penalizzare gli alunni con attitudini differenti, una Scuola monodimensionale non sfrutta le potenzialità dei singoli per arricchire tutto il gruppo: le dimensioni si completano e si integrano, non ce n'è una migliore o una peggiore.

Pensando sempre ad un piccolo gruppo di persone che organizza un viaggio e si reca su un posto di villeggiatura, si possono riconoscere i diversi tipi approcci nei confronti dell'esperienza: chi è più abile ad organizzare percorsi ed itinerari, chi è più spigliato nel comunicare con le persone del posto, magari facendo leva su conoscenze linguistiche specifiche, chi è attratto dalle bellezze paesaggistiche e le immortala con foto e riprese video, chi analizza le offerte, le confronta e sceglie per il gruppo quelle più convenienti, etc.
È possibile stabilire qual è l'approccio migliore tra quelli elencati? Più che parlare di possibilità, si può dire che non è importante farlo, perché tutti, a proprio modo, concorrono al raggiungimento dell'obiettivo comune: trascorrere una vacanza efficace, completa, soddisfacente, in cui il gruppo beneficia delle abilità del singolo e il singolo può crescere e migliorare negli aspetti che gli sono meno congeniali.

A Scuola dovrebbe funzionare questo stesso meccanismo bidirezionale: dal gruppo al singolo e dal singolo al gruppo. D'altronde nei concetti di Integrazione ed Inclusione è riconoscibile questo sistema, promosso e guidato dal docente, in cui si progettano percorsi mirati a rendere l'alunno equipaggiato, pronto ed autonomo nell'affrontare un compito collettivo, o strutturati per il gruppo, in cui il singolo beneficia indirettamente di strategie funzionali utilizzate per tutti.

Faccio un augurio speciale a tutti i docenti che si accingono ad affrontare il nuovo anno scolastico, con la speranza che gli impegni "burocratici" non rappresentino il fine, ma il mezzo per migliorare la qualità del processo di insegnamento-apprendimento.

Marco Pellegrino, insegnante di sostegno e formatore, I.C. "Maria Montessori", Roma

(1)DM 139/2007 sull'elevamento dell'obbligo di istruzione e relativo documento tecnico
(2)CM 3/2015
(3)Giuseppe Patota, Bravo!, Il Mulino, Bologna, 2016
(4)Benedict Carey, L'arte di imparare, Mondadori, Milano, 2016, pag. 197
(5)Franca Da Re, La didattica per competenze, Pearson Italia, Milano-Torino,2013, pag.79
Aggiungi un commento
Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito domenica 20/11/2016 ore 18:06 da Edoardo Possenti
La proposta è senz'altro interessante, perché effettivamente un'organizzazione troppo rigida di una didattica impostata esclusivamente sulle conoscenze ha penalizzato gli alunni dotati di un'intelligenza più pratica e/o più creativa. E in alcuni casi il danno che ne ha ricevuto l'allievo a livello psicologico in termini di autostima è stato grave. In simili casi cioè la scuola avrebbe ottenuto un risultato contrario a quello che si prefiggeva: anziché aiutare l'alunno nella sua crescita e nell'edificazione della sua personalità, ne avrebbe stroncato le potenzialità. Chissà quante volte quest'inconveniente si è verificato! Nelle proposte della nuova didattica per competenze intravedo tuttavia un rischio: se sa di poter arrivare alla sufficienza puntando soltanto sulle sue attitudini creative più spiccate l'alunno pigro (e ce ne sono tanti) potrebbe essere indotto a trascurare quella parte dell'impegno che prevede uno sforzo di apprendimento dei contenuti. In tal modo perderebbe - oltre a tante conoscenze che fanno parte della cultura generale - anche l'occasione di formare la sua mente attraverso l'importantissimo esercizio quotidiano di ragionamento sui contenuti astratti, cimento fondamentale per l'acquisizione di un rigore logico nell'analisi critica dei problemi. E' dunque importante che i docenti sappiano "dosare" nella didattica il tempo da dedicare alle fasi più operative e creative perché non vadano a scapito delle modalità di apprendimento più tradizionali.
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
 

G.T. Engine Powerd by Sysform Roma Via Monte Manno 23 -Roma- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional