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n.38 dicembre 2013
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Oggi è il giorno:19 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Immagina ...puoi ...
Basta Essere Speciali
di Melchiorre Simonetta - Inclusione Scolastica
Immaginate una classe.



Ora immaginate un maestro davanti a questa classe.
Bene! Adesso immaginate il maestro mentre affronta una lezione di storia.
Immaginate che la lezione sia, ad esempio, su i Babilonesi.
Immaginate il nostro maestro aprire un qualsiasi sussidiario ad una qualsiasi pagina.
Immaginiamo la pagina 64 e immaginiamo che cominci a leggere:
"Intorno al 2350 a.C. Fargon, il re del popolo degli Accadi, conquistò le città sumere dando vita al primo impero della storia. Circa 3 secoli più tardi, però, gli Accadi furono a loro volta sconfitti da altre popolazioni nomadi. Alcune città-stato sumere ne approfittarono per riconquistare la libertà...."







Ora provate ad immaginare il maestro

mentre alza gli occhi sulla sua classe
e veda questa scena
:


Quali sono le nostre emozioni in questo momento?
Proviamo rabbia?
Vorremmo prendere quel maestro per il colletto e scuoterlo dal suo torpore?
Vorremmo chiedere a quei bambini dove sono andati?
Magari arrabbiarci perché si sono distratti?
O semplicemente ci diciamo che fa parte del gioco, che non tutti possono arrivare, che non è colpa di quel maestro (per carità neanche degli alunni che non riescono a seguire!), che non possiamo arrivare a tutti!







Questo è ciò che potrebbe accadere ogni giorno, tutti i giorni, in molte scuole, in molte classi di qualsiasi ordine e grado (c'è ancora chi pensa che i ragazzi dei diversi licei, proprio perché sono più grandi e si "ostinano" a studiare, debbano fare tutto il lavoro da soli, per arrivare, coinvolgersi e appassionarsi).
Ma torniamo al nostro maestro. Quante cose ha dato per scontato?
A noi adulti quel linguaggio sembra semplice, talmente tanto facile (elementare appunto!) che non ci poniamo, a volte, neanche il problema di cosa arrivi all'alunno, se ha raggiunto la maturità che gli permette di comprendere concetti, fare collegamenti, rendere esplicito ciò che nel testo risulta implicito.
A volte, per dire tutta la verità, non è neanche un problema di maturità di chi apprende ma, a mio avviso, del linguaggio presente nei testi didattici che dà molto per scontato. Comprendo la necessità di dare tante informazioni in poche righe ma omettendo così tante notizie e saltando molti passaggi, il libro di testo (non solo quello della scuola primaria) diventa uno strumento utile al docente ma non certo al discente, una sorta di "coperta di Linus" grazie alla quale l'insegnante gestisce le sue paure ma non raggiunge il suo obiettivo primario: rendere i contenuti che propone accessibili, fruibili a tutti.
Immaginate una cartina stradale con delle indicazioni che sottendono molte informazioni di cui non siamo a conoscenza: ci perderemmo immediatamente!

Ora facciamo un passo indietro.
Immaginate una classe. Anche quella di prima va bene.
Ora immaginate un maestro, anche lo stesso perché no.
Adesso immaginate che quel maestro venga a scuola con l'idea di far conoscere i Babilonesi davvero a tutti i suoi alunni.
Immaginate allora che a casa abbia studiato l'argomento, lo abbia approfondito, abbia ricercato fonti, foto, video, immagini e testimonianze.


Immaginate che il maestro, al termine di questo percorso, si sia chiesto: "Ora, come posso fare perché ciascun alunno arrivi a conoscere i Babilonesi (e perché no?) appassionarsi alla loro storia?"

Ecco, io immagino che il maestro, per riuscire a fare questo, debba avere nella sua mente ben chiaro ciascun volto, la storia di ogni alunno, il suo percorso, la sua modalità precisa di apprendere, le sue parti forti e quelle più fragili, da sostenere, accompagnare, rafforzare.

Io immagino che con questo quadro chiaro nella mente, il maestro sia in grado di trovare la strada per arrivare ad ognuno di loro, per offrire la sua esperienza, il suo sapere in un modo tale che l'altro possa accettarlo senza che abbia le "mani occupate".



Immagino questo maestro perché è l'insegnante che cerco di diventare.
Non è solo passione: è metodo, è studio, è ricerca, è capacità di aprirsi al dialogo con i propri alunni e con il team di docenti presenti nella classe, è capacità di vedere, osservare nei volti delle persone che ha di fronte quali sguardi ancora "ci sono" e quali si sono arresi, è tempo da dedicare ad un lavoro che, per me, ha senso solo così.

Da piccola volevo fare l'esploratrice (ero un'appassionata lettrice dei romanzi di Jules Verne) e l'archeologa, poi ho scelto di fare l'insegnante, ma non ho rinunciato ai miei due sogni.
Ora capisco che, in qualche modo, cerco di fare tutti questi mestieri insieme:
 il mio obiettivo è quello di andare (come un esploratore) a prendere il bambino dove si trova (a volte rintanato in qualche posto sperduto, in qualche angolo remoto) senza aspettare che sia lui ad inseguirmi,
 contemporaneamente cerco di portare alla luce "tesori nascosti" (tutte le sue potenzialità, le sue capacità, le opportunità) celati, sotterrati, proprio come fa un bravo archeologo.

Ecco perché ho accolto la nuova direttiva sui BES con entusiasmo. Per molti insegnanti essa dice l'ovvio, un lavoro per l'inclusione che da anni viene svolto da molte insegnanti con dedizione e metodo ma sento anche il timore di molti altri docenti che, pur comprendendo la necessità e la correttezza di un lavoro in tal senso, temono di non riuscire ad arrivare a tutto.
SI PUO' FARE! ma a due condizioni:
1.Non rimanere da soli. Lavorare in team è una grande, imprescindibile risorsa.
2.Formarsi. Conoscere. Partecipare. Approfondire. Crescere professionalmente. Diventare forti perché si posseggono sempre più strumenti d'intervento. Andare a cercare luoghi e spazi in cui viene fornita al docente una formazione di qualità.

I bambini vengono a scuola sì ma sono convinta che, in realtà, sia la scuola a dover "andare" da loro!

Melchiorre Simonetta, Insegnante presso l'I.C. Viale Adriatico di Roma, Art-counselor.


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