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n.17 novembre 2011
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Lo statuto epistemologico della didattica speciale
di Bevar Ernesta Angela - Integrazione Scolastica
Gli Stati riconoscono il diritto delle persone con disabilità all'istruzione. Allo scopo di realizzare questo diritto senza discriminazioni e su una base di eguaglianza di opportunità, gli Stati faranno in modo che il sistema educativo preveda la loro integrazione scolastica a tutti i livelli e offra, nel corso dell'intera vita, possibilità di istruzione.

(La Convenzione O.N.U. sul diritto alle Persone con disabilità - Articolo 24- Istruzione comma 1)

Il docente di sostegno arriva nella vita dello studente che dovrà affiancare per uno o più anni come un elemento di novità, un elemento aggiuntivo non presente in altre classi dell'istituto, ma soprattutto come un estraneo per il quale vicinanza, presenza e prossimità sono tutte da conquistare e da non dare mai per scontate.
Intorno alla figura del docente di sostegno si giocano molti timori e diverse speranze dell'allievo, della sua famiglia, del corpo docente, di tutto il gruppo classe.
Dove cominciare? Come cominciare?
O forse la domanda corretta è: da chi cominciare?

Un docente che voglia davvero favorire il processo dell'integrazione deve innanzitutto premettere alla propria attività didattica la volontà, la spinta verso il proprio allievo, quel movimento verso l'altro che parte dall'intenzione di conoscerlo. Occorre, cioè, capire innanzitutto chi è lo studente davanti a noi.
E poi da qui far partire progetti che devono diventare percorsi di connessione significativi per l'alunno.
È fondamentale riuscire a intessere delle relazioni tra i membri del gruppo classe, saper sensibilizzare studenti e docenti di tutta la scuola, creare sintonia con tutti coloro che circondano lo studente rendendo, nella vita scolastica, ogni incontro con gli altri uno stimolo e facendo degli altri studenti, docenti, collaboratori ATA delle risorse importanti per la crescita e l'integrazione.

"Il concetto di integrazione nel 'senso comune' pedagogico/scolastico comporta una relazione asimmetrica, in cui un contesto accogliente e attento integra al proprio interno una "diversità" che ne accetta le regole. Questa presenza giunge comunque a modificare anche profondamente, come abbiamo visto, il contesto. Il concetto di inclusione presuppone invece una relazione simmetrica tra pari: se siamo tutti diversi, ognuno con la propria identità, quali relazioni potranno 'tenere insieme' tutte queste diversità?" (I. Buzzi corso Silsis per il Sostegno 2008-2009 Università degli studi di Milano)

Osservare e cercare di capire chi è il nostro studente significa molte cose:

- cercare di cogliere le sue modalità di apprendimento e comprendere il percorso precedente;

- cercare nuove metodologie e strategie sperimentando quanto di più funzionale alle esigenze educative e didattiche;

- comprendere come la motivazione ha inciso profondamente sul vissuto scolastico precedente;

- l'idea del sé in riferimento al senso di autoefficacia e al livello di autostima;

- le specificità dei bisogni dell'allievo;

- l'atteggiamento positivo verso l'apprendimento e l'attitudine alla collaborazione.

Il primo periodo di conoscenza è contemporaneamente anche un momento di osservazione che, però, non è mai neutra. Ogni docente rievoca nella propria pratica pedagogica personali convinzioni, immagini, idee riguardo l'apprendimento che sono state formate nelle precedenti esperienze.
È importante, pertanto, tenere presenti gli agiti che incidono sulla relazione tra aspetti professionali e aspetti relazionali interumani.

Il proprio sguardo va educato, occorre cioè comprendere quale sia LA PROPRIA VISIONE DELLA DISABILITÀ così da poter via via nel tempo riuscire a essere un valido supporto come sostegno e come tutor dell'apprendimento di studenti diversamente abili.
Una situazione nuova può lasciare spaesati, può incutere paura nel non saper come far fronte a una difficoltà mai affrontata prima.
Qualcosa necessariamente si deve smuovere dentro ogni docente verso una nuova visione del mondo della disabilità, rispetto alla didattica e al ruolo che nella scuola giochiamo come docenti con la nostra professionalità e la nostra sensibilità di ESSERI UMANI IMMERSI NELLA COMUNICAZIONE.

L'elemento fondamentale da cui non è possibile prescindere nel corso dell'osservazione e nella professionalità del docente di sostegno è certamente l'ascolto: dello studente, dell'educatore o assistente ad personam, del contesto, dei docenti di sostegno degli anni precedenti, della famiglia, dell'equipe medica di riferimento e, infine, anche l'ascolto delle proprie emozioni.

"Per ascolto si intende un particolare e specifico atteggiamento mentale, di 'apertura/contatto verso...' che l'operatore mette in atto nel corso dell'incontro. L'ascolto è, quindi, parte integrante della relazione d'aiuto (nella sua accezione più ampia e articolata che va dalla semplice accoglienza del soggetto alla relazione più strutturata e prolungata). L'ascolto deve certamente essere una 'apertura verso' quanto è esplicitamente comunicato, ma spesso elementi sostanziali sono contenuti all'interno: dei particolari, degli elementi di sfondo, delle discrepanze, delle dissintonie". (E. Peserico, corso Silsis per il Sostegno 2008-2009 Università degli studi di Milano)

Per osservare e valutare quando si ha davanti uno studente disabile è necessaria un'attenta osservazione del ragazzo, non mirata solo al presente, ma anche alla sua storia di vita pregressa, tenendo sempre conto degli aspetti soggettivi legati alle persone presenti nella "relazione valutativa" perché è fondamentale esplicitare i criteri di valutazione, cioè quei criteri che sono già in noi mentre osserviamo e valutiamo e in base ai quali si attribuiscono valori, significati.

Ognuno di noi legge quello che osserva con delle modalità soggettive influenzate da questi criteri. La pretesa "oggettività" nell'osservazione è nient'altro, infatti, che una pretesa.
Il massimo dell'oggettività si può raggiungere solo quando si è consapevoli del fatto che si sta guardando quello che si è deciso di guardare e farlo con molta attenzione.
"Il problema fondamentale dell'osservazione è l'oggettività. A questa oggettività ci si accosta attraverso il mondo interno dell'osservatore, che non va inteso come un registratore indifferente di eventi, ma un insieme di pensieri e di sentimenti che entrano nel processo cognitivo e il cui codice di lettura può essere ampio, aperto alle possibilità e al diverso o viceversa, chiuso e pregiudicante. L'osservatore deve diventare consapevole che la sua soggettività costituisce il sottofondo della percezione dell'oggetto, ma proprio se vuole conoscerlo non deve/può ridurlo a sé. Il silenzio e l'ascolto sono lo spazio per accogliere e contenere nella mente l'oggetto osservato". (Bion W. R., Apprendere dall'esperienza, Roma, Armando, 1972) Per lavorare nella consapevolezza della propria azione, quindi, occorre seguire un metodo che può essere articolato nel seguente modo: MISURANDO (attraverso la registrazione dei dati e rilevando le informazioni così come essi si presentano, sospendendo il giudizio) e VALUTANDO (cioè dando un valore a ciò che si è misurato).
Entrambi questi momenti devono nascere dall'ascolto.
L'ascolto ci fa entrare nell'universo simbolico dell'altro, scoprendo come l'altro si esprime (con quali codici, gesti, parole, riti, comportamenti).
Ognuno di noi può "dire" qualcosa in diversi modi, attraverso un linguaggio implicito o esplicito. E il nostro ascolto deve essere orientato al linguaggio verbale come pure al linguaggio non verbale perché la morte, la malattia, la disabilità e l'invalidità sono avvenimenti-limite dell'esistenza in cui la gestualità ha una funzione strumentale che usiamo per spiegare cose che sono di per sé inspiegabili.

Il simbolismo di un gesto può, per esempio, esprimere un desiderio, una paura, una volontà. Di solito si tende a pensare che la gestualità costituisce il supporto espressivo del linguaggio verbale, ma può essere anche un linguaggio a sé che contiene tante e diverse cose: la prossemica, i segni paralinguistici, il contesto e la situazione.
La dimensione della gestualità è così altamente simbolica che essa ha un duplice potere: quello di riuscire ad alleviare l'angoscia o quello di aumentare la paura quando non si riesce a "leggersi" l'un l'altro.

Nell'ascolto e nella comunicazione un incontro può diventare occasione per un'autentica conoscenza dell'altro, dei suoi bisogni, desideri, aspirazioni. Altrimenti l'altro rimarrà oscuro, misterioso, spaventoso, diverso, lontano.

Ma l'apertura all'altro nell'ascolto deve condurre a una riflessione anche su di sé, a una osservazione di se stessi e del proprio modo di leggere e interpretare l'altro.
Lo sforzo a cui ci chiama la prossimità, la vicinanza con l'altro da noi, è tanto complesso quanto lo è lo sforzo che si fa nel connettersi alla parte più profonda di noi stessi.
In questo faticoso percorso ci sono livelli che talvolta sembrano incrociarsi: conoscersi, conoscere, ascoltarsi, ascoltare, guardare, guardarsi...
Non si tratta solo di capire il punto di vista dell'altro.

Il problema maggiore è riuscire a penetrare i presupposti non riconosciuti e non fatti oggetto di riflessione su cui si fondano i suoi punti di vista.
Naturalmente un compito di questo tipo non può essere assolto fino in fondo.
Non potremo mai vedere le cose così come le vede un altro. Ma è anche vero che si può riconoscere nell'altro un "uguale e diverso" che ha qualcosa di sconosciuto che mi attira e che innesca in me una ricerca.
Si può passare da un pensiero che non sa riconoscere e che dice <<Tu non puoi essere quello che sei>> a un pensiero rivolto a noi stessi che sa dire <<Ognuno di noi porta dentro di sé un "uguale e diverso">>.

Nell'osservazione è necessario cercare di aprirsi alla problematicità e alla complessità, sospendendo i propri giudizi, pregiudizi e stereotipi, immaginando altre possibilità di interpretazione oltre a quella che l'immediatezza ci propone cercando "di cogliere i segni inviati dall'oggetto, di percepire l'oggetto come processo, come realtà in divenire che cresce nel tempo e nel tempo si arricchisce di significati e di nuove possibilità interpretative".
Credo che Bion abbia ragione quando afferma che "l'osservazione implica un atteggiamento libero della mente capace di accettare il mutamento, l'evoluzione dell'oggetto, l'evoluzione della mente dell'osservante, comporta l'accettazione del nuovo, la tolleranza dell'ignoto, l'apertura al futuro e, insieme, l'esperienza del passato, la memoria e il ricordo che si arricchiscono nella continuità dell'esperienza".

La riflessione scaturita dall'osservazione, quindi, deve essere una analisi, un tentativo di cogliere il significato stesso della parola SOSTEGNO: la parola che usiamo per definire la vicinanza, la prossimità tra lo studente disabile e il docente specializzato.
Questa parola contiene più parole e altrettanti significati. Una collega mi ha resa partecipe di un lavoro di gruppo da lei sperimentato sulla ricerca di altre parole all'interno della parola sostegno e della successiva analisi di cosa intendiamo con quelle parole, che significato hanno. Ho voluto in questo scritto provare a fare anche io questa specie di "gioco"...

Proviamo ad associare a questa professione alcuni concetti-chiave.

Senza accorgercene la parola "sostegno" diventerà nei nostri pensieri anche:

1. S.O.S. [SOS-tegno] Per dire aiuto e trovare nella presenza prossimale di un altro una risorsa in più, un motivo in più, una nuova motivazione, un momento di crescita.

2. Soste [SOSTE-gno] Intese come pause, come una nuova concezione del tempo che non sia competitiva, ma costruttiva nel rispetto dei tempi di tutti. Come rifugio e riparo dalla fretta, dalla velocità. Le soste sono fermate impreviste per riposare, per lasciar sedimentare, per ripetere e ripercorrere un pezzo di strada già fatto e, così, andare avanti più sicuri.

3. Sogno [SO-ste-GNO] Uno degli obiettivi della relazione educativa con le persone diversamente abili è quella di indurre la speranza, di intravedere una strada anche dopo il percorso scolastico, di saper motivare al futuro.

4. Sostengo [SOSTE-nGo] Perché ti sostengo se cadi e ti aiuto a rialzarti, perché ti sostengo moralmente e faccio il tifo per te.

E se cado io, allora mi sosterrai tu.

Ernesta Angela Bevar, docente di sostegno presso IM Agnesi di Milano
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