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n.57 novembre 2015
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Oggi è il giorno:22 Settembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Imparare dalle emozioni'  >>>
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Imparare dalle emozioni
Come insegnare a vivere in pace in tempi di guerra
di Presutti Serenella - Long Life Learning
convegno La Qualità dell'Integrazione
convegno La Qualità dell'Integrazione
La scorsa settimana, dal 13 al 15 novembre, ho partecipato insieme a moltissimi componenti della redazione de "La Scuola Possibile" all'attesissimo Convegno Erickson a Rimini "La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale".
Convegno dalle alte aspettative per una serie di buone ragioni: oramai alla decima edizione, ha sempre rappresentato una delle voci corali più autorevoli con un livello internazionale di confronto di idee e di pratiche, di teorie e prassi, che hanno dimostrato in più di un'occasione di precorrere ciò che di lì a poco è stato poi raccolto e rielaborato, per diventare legge attuativa.
Basti pensare al percorso della L.170/ 2010 sui disturbi di apprendimento, come alle direttive e linee di indirizzo sui B.E.S del 2012.
Un grande privilegio quindi poter essere presenti e partecipare, almeno per me.

Il programma (ricco e articolato) prevedeva interventi di rilievo, come quelli del grande sociologo Zygmunt Bauman e del celeberrimo filosofo Edgar Morin, oltre ad altri relatori di pregio che hanno posto alla nostra attenzione di educatori e persone di scuola, con diversi ruoli, forti input alla riflessione e alla rielaborazione della complessità che stiamo vivendo nelle realtà sociali occidentali.
In particolare, nella mattinata del venerdì 13 novembre(data da lì a poco destinata a diventare indelebile nelle nostre memorie per ben altri motivi) si è affrontato il tema di fondo di come interferisca nello sviluppo di un soggetto in crescita il vivere le emozioni in modo adeguato alla sua età e al grado di maturazione, al suo contesto di riferimento, e in equilibrio con il suo sviluppo cognitivo. Insegnare le emozioni e l'affettività è un bisogno primario, se vogliamo lavorare per costruire percorsi di crescita di cittadini attenti ad "illuminare le differenze" ( cit.: Dario Ianes), a riconoscere i propri sentimenti e a non averne paura, per dominarli e dirigerli verso obiettivi di pace, di convivenza e di solidarietà.

Le esperienze emotive a cui sono sottoposti i nostri bambini e ragazzi sono spesso affollate e indistinte, spesso virtuali e affrontate senza una "cassetta per gli attrezzi" per distinguere la simulazione dalla realtà, e in considerazione che le persone producono energia, proprio come se fossero delle 'centraline bio-chimiche'(secondo quanto afferma Daniela Lucangeli dell'Università di Padova), se non si è attrezzati adeguatamente, soprattutto se si affrontano i cambiamenti e gli avvenimenti importanti in solitudine, senza possibilità di sviluppare un confronto dialettico per diventare capaci ad illuminare le differenze, per comprenderle ed integrarle nel nostro essere, nel nostro sentire, si rischia il cortocircuito.

E' difficile diventare cittadini del mondo globalizzato, nell'integrazione e l'inclusione, con la capacità di accogliere e comprendere ciò che è differente da noi; ed è altrettanto difficile educare al tempo delle migrazioni.
Zygmunt Bauman ci racconta da più di trent'anni l'evoluzione delle società occidentali, del fenomeno crescente della globalizzazione e le trasformazioni della società "liquida"; attualmente stiamo vivendo già "i danni collaterali" di questi fenomeni, senza invertirne però la rotta. Le società non garantiscono i più deboli, anzi li emargina sempre più fino a spingerli ai margini ed espellerli dai processi di sviluppo e "da ciò che conta" di più nelle società moderne e opulente: i consumi.
La globalizzazione e l'industria della paura sono problemi a livello globale, nati da problematiche lontane e fuori controllo, come gli inarrestabili flussi migratori prodotti da guerre lontane...l'educazione e la Scuola devono affrontare la globalizzazione, causata da problemi lontani, a livello locale, spesso con mezzi inadeguati e nella quasi totale impreparazione. Milioni di persone hanno lasciato e lasciano continuamente i loro paesi di origine in Africa e in Oriente, ed emigrano, non sapendo dove andare e trovare asilo...e tra questi milioni di persone non tutti arrivano con buone intenzioni...e la globalizzazione si "schianta" sulle nostre porte. Più di 60 milioni di persone si sono messe in cammino lasciando le proprie case.

Cosa possiamo fare? La Scuola cosa può fare? E' possibile insegnare l'inclusione? È possibile favorirla?

Di certo non possiamo intervenire direttamente per arrestare questo fenomeno. Possiamo però affrontare questo eccezionale "schianto" di migrazioni con elementi "protettivi" e favorenti la comprensione delle diversità e l'integrazione:innanzitutto formare classi e scuole il più possibile miscelate di etnie e culture; i ragazzi tendono a mischiarsi nel gruppo e questo può produrre effetti positivi, se insegniamo loro come riconoscere ed apprezzare le differenze. In secondo luogo è importantissimo gestire i "danni collaterali" della iper-informazione, soprattutto tramite l'utilizzo incontrollato ed inconsapevole di internet; dobbiamo sostenere i ragazzi nel raggiungere la conoscenza consapevole, la lettura della notizia, dell'informazione reale distinta dalla propaganda mediatica e dalla "realtà virtuale".

Gli strumenti più importanti che possiede la Scuola ci riconducono verso la capacità di accendere il desiderio ad esserci; "insegnare è come amare" (cit. Massimo Recalcati) ed è qui che risiede l'antidoto contro l'i
ncapacità di affrontare i problemi e la paura di stare al mondo.
L'antitodo contro i pericoli dell'installazione e delle abitudini, contro l'incapacità di cambiare e saper accogliere il nuovo e il diverso.
La cura delle anime diventa l'obiettivo più importante dell'educazione e della scuola....

Tutto questo mi portavo via, dentro di me alle 13.00 di venerdì 13 novembre....dentro di me nel massimo movimento di assimilazione ed integrazione con le mie conoscenze, esperienze e convinzioni, in attesa di essere digerite e rielaborate.

Sappiamo tutti a distanza di una settimana cosa stava per succedere quel venerdì 13 novembre, ma di certo non potevo sapere che avrei vissuto quella serata e quella notte senza fine così da vicino, così direttamente coinvolta...

Durante gli attentati di Parigi di quel venerdì nero, dove molte persone sono rimaste uccise, soprattutto giovani nei luoghi di divertimento e di aggregazione del fine settimana, molte altre hanno vissuto l'orrore in diretta, non solo in collegamento mediatico.

Mia figlia era lì, a due passi dall'orrore del teatro Bataclan e dalle sparatorie davanti a bar e ristoranti, nelle strade di ritrovo preferite dai giovani di diverse nazionalità che vivono, studiano e lavorano a Parigi.
Il profilo di questi ragazzi spesso sono simili, e le storie si somigliano, come quella di Valeria Solesin, la giovane italiana morta al concerto del Bataclan; percorsi di studio all'estero, lontano dalle famiglie per seguire aspirazioni e sogni personali e generazionali.
Credono nel valore dell'opportunità offerta dalla possibilità data loro di studiare, nelle notti insonni di "studio matto e disperato", per costruire un futuro migliore e sostenibile, e non solo per se stessi...

Molti di questi giovani hanno sperimentato la paura e l'orrore degli spari tra la folla inconsapevole...magari hanno passato la notte nel fondo di un locale, dove si era andati tutti insieme a bere una birra, con la saracinesca chiusa, forse qualcuno di loro era proprio lì, di fronte alle macchine dei terroristi che sparavano, qualcuno ha aspettato la mattina per uscire da dietro il bancone del bar dove aveva trovato rifugio dalla follia...

Giovani che hanno sperimentato la guerra che non hanno provocato e che condannano i "danni collaterali" delle migrazioni e la follia di chi agisce in nome di Dio e con loro i famigliari, che come me hanno sperimentato cosa significa la paura, il terrore di sapere ad un passo dall'orrore un proprio caro...


Il "cortocircuito emozionale" avviene quando non si è in grado di gestire situazioni sconosciute, non esperite e soprattutto quando non si posseggono strumenti adeguati.

Ma contro la follia dell'odio non credo esistano strumenti troppo adeguati.
L'antitodo più potente può essere solo rappresentato dalla prevenzione dell'educazione, l'unica possibilità risiede nella consapevolezza delle differenze, nella loro comprensione e accoglienza per l'integrazione e l'inclusione.
Edgar Morin ci parla del "pericolo " che possono rappresentare le idee della convivenza e della pace, le idee della democrazia che si assumono il "rischio" delle differenze e del loro confronto.
L'educazione e la scuola debbono assumersi questi "rischi", il rischio della convivenza civile e dell'educazione alla pace, accettando ed integrando le contraddizioni della globalizzazione e della multiculturalità.

Possiamo resistere e riuscire a non mandare in cortocircuito i nostri pensieri e le nostre emozioni, nella condivisione e nella consapevolezza di questo confronto.



"Non avrai il mio odio"
Venerdì sera hai rubato la vita di un essere di eccezione, l'amore della mia vita, la madre di mio figlio ma non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio saperlo, siete delle anime morte. Se questo Dio per il quale vi uccidete ciecamente ci ha fatto a sua immagine, ogni proiettile nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore.
Allora no non vi farò questo regalo di odiarti. L'avete ben cercato tuttavia ma rispondere all'odio dalla rabbia sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di te quello che sei. Volete che ho paura, che guardo i miei concittadini con un occhio diffidente, che sacrifico la mia libertà per la sicurezza. Perso. Stesso giocatore gioca ancora.
L' ho vista stamattina. Infine, dopo notti e giorni d'attesa. Era così bella che quando è parte questo venerdì sera, così bella che quando me ne sono innamorato perdutamente per più di 12 anni. Naturalmente io sono devastato dal dolore, ti concedo questa piccola vittoria, ma sarà di breve durata. So che lei ci accompagnerà ogni giorno e che ci ritroveremo in questo paradiso delle anime libere a cui non avrai mai accesso.
Siamo due, io e mio figlio, ma siamo più forte di tutti gli eserciti del mondo. Non ho peraltro non più tempo da dedicarvi, devo raggiungere Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha 17 mesi appena, va a mangiare come tutti i giorni, poi andiamo a giocare come tutti i giorni e tutta la sua vita questo piccolo ragazzo vi farà l'affronto di essere felice e libero.
Perché no, non avrete il suo odio neanche.

(Antoine Leiris- ha scritto questa lettera dopo aver perso la moglie negli attentati di venerdì 13 novembre)

di Serenella Presutti
Dirigente scolastico , psicopedagogista, counsellor
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